Baglioni in Dolby Atmos, in sala con ‘TUTTI SU!’

L'evento cinematografico arriva in sale solo il 15, 16 e 17 maggio


Il 15, 16 e 17 maggio, in più di 300 copie, arriva nei cinema italiani TUTTI SU! Buon compleanno Claudio, un evento cinematografico prodotto dalla Friends & Partners in collaborazione con Come srl., distribuito da Medusa Film.

Il film è basato sul progetto musicale inedito di Claudio Baglioni, intitolato “Dodici Note – TUTTI SU!“, che ha visto la partecipazione di 123 artisti classici e moderni, tra musicisti, coristi e performer, in 12 spettacoli innovativi e interdisciplinari alle Terme di Caracalla.

Il progetto ha rappresentato un’apertura prestigiosa della Stagione Lirica del Teatro dell’Opera di Roma e ha segnato la prima volta in cui un compositore e interprete di musica moderna è stato scelto per dirigere uno spettacolo di questa portata.

La regia teatrale è stata affidata a Giuliano Peparini, mentre la direzione dell’Orchestra Italiana del Cinema è di  Danilo Minotti, con Paolo Gianolio a occuparsi degli arrangiamenti. Il Coro Giuseppe Verdi è stato diretto da Marco Tartaglia e il Maestro del Coro Anna Elena Masini ha contribuito alla realizzazione dello spettacolo.

Duccio Forzano è invece il regista del film.

TUTTI SU! – dice Baglioni – è un’esortazione, uno stimolo. L’invito ad alzarsi e a rialzarsi, ritrovare, dentro, il meglio di noi stessi, liberandoci dall’inquietudine, dallo scoramento e dalla sfiducia che un tempo oscuro e minaccioso trasmette, e rimetterci in moto, riprendendo in mano la nostra vita, per ridarle valore, senso e scopo. La suggestione più forte che questa serie di concerti straordinari mi ha trasmesso è quella di essermi ritrovato letteralmente circondato e avvolto dai suoni di una grandissima orchestra, le voci di un coro straordinario e dai movimenti dei performer, e aver avuto, come mai in passato, la percezione fisica di tutta la potenza, l’energia e la vitalità che la musica e l’arte di tanti interpreti possono sprigionare. Una vera e propria immersione, simile alle sensazioni che proviamo quando nuotiamo sott’acqua, e viviamo un’esperienza corporea, meravigliosamente definita, di ciò che siamo e della materia che ci circonda e all’interno della quale ci troviamo”.

L’idea dei dodici concerti è ispirata, secondo il cantautore alle “dodici particelle di cui si compone l’intero universo musicale,ovvero i semitoni,  invisibili ma dotate di proprietà incredibili. 12 è anche un numero di straordinario potere simbolico ed evocativo: 12 le ore del giorno, 12 i mesi dell’anno, 12 le costellazioni, e 12 i compagni di viaggio musicali con i quali da sempre cerco di battere il tempo a tempo di musica. Con loro, partendo dal futuro lontano dove vive la creatività, abbiamo raggiunto il remotissimo passato della rappresentazione, incarnato dal teatro unico al mondo che sono le Terme di Caracalla. Così abbiamo dato il via al presente dell’emozione, vivo e reale. In quel luogo dello spazio-tempo ogni nota si è fatta persona e personaggio, per dar vita, canzone dopo canzone, a storie nella storia che il film racconta permettendo di cogliere tutte le sfumature dei gesti, dei movimenti, degli sguardi, delle espressioni che ripresa e montaggio cinematografico sono in grado di esaltare. A tutto ciò si aggiunge la straordinaria definizione e distribuzione spaziale del suono, resa possibile dal Dolby Atmos, tecnologia che si affaccia per la prima volta nelle sale italiane, che espandendo il surround con suoni che vengono dall’alto, crea una cupola sonora avvolgente che consente di trasferire emozioni di livello superiore a quelle dei più sofisticati impianti di diffusione lice. Nessuno – nemmeno noi che eravamo sul palco – ha mai sentito un concerto così. Proprio per quello vale la pena tornare in sala per vederlo, anche se magari si era già presenti nell’occasione live. L’artista deve essere sempre un pelino più avanti di chi lo ascolta. E’ lo stesso motivo per cui vale la pena riarrangiare le canzoni, altrimenti tanto vale stare a casa e ascoltare il disco”.

In un certo senso, Baglioni rinuncia a un potenziale protagonismo a favore di un rito collettivo: “è un percorso che ho cominciato tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Cercavo una forma espressiva dal vivo dove si potessero unire più discipline, nella linea di Wagner, ad esempio. E’ una ricerca di una fusione che serve a suscitare emozioni. Questo fanno gli artisti, sono venditori ambulanti di suggestioni. Il percorso si è affinato poi nel tempo ma la prima esperienza fu allo Stadio Olimpico, proprio con Forzano. Non è una dimostrazione di potenza, casomai di “potere”. Inteso come verbo, non come sostantivo. Di poter far qualcosa. L’evento dal vivo è unico e originale, deve essere irripetibile in altro ambito. Il concerto a sé non mi interessa più. Le persone devono essere affascinate e trovare meraviglia, siamo come bambini che hanno la possibilità di comprare giocattoli fantastici e invitare altri bambini, gli spettatori, a giocarci”.

Da un punto di vista tecnico, sottolinea Baglioni: “vorremmo recuperare lo spazio fisico, teatrale, che regali al pubblico un’esperienza effettivamente coinvolgente, al contrario dei concerti dove la maggior parte delle persone debbono vedere e sentire da lontano quello che accade grazie all’amplificazione. Altrimenti è come stare a casa e guardare un concerto in tv. Negli stadi nessuno ascolta mai veramente bene, troppi elementi di disturbo. Non ho nulla contro, è uno spettacolo massimalista dove ci si raduna per guardare una sorta di messa cantata. Ho anche provato a spostare il palco al centro, nel 2018. Gli arene, come gli stadi, sono stati costruiti per questo. Mettere il palco da una parte è innaturale, però l’esibizione al centro è più rischiosa e difficile, se vogliamo. Ci tornerò negli stadi, prima di andare a fare il bagnino su qualche spiaggia, me per ora sto lavorando su posti dove è possibile avvicinare le persone alla scena”. 

Fa eco Peparini: “le sonorità di Baglioni mi accompagnano dall’infanzia, sono come preghiere che conosco a memoria. Si cerca ogni volta di capire come poterle reinterpretare, cercando altre chiavi e altri colori. Volevamo far qualcosa di legato all’individualità, con questi dodici personaggi che rappresentano, volendo, le 12 note. Sono tutti singolari, diversi l’uno dall’altro. Più specificamente Claudio scrive in modo melodico, semplice e facilmente coreografabile. Inoltre usa testi importanti, che raccontano, e che spesso mi ispirano. Il racconto esce da sè”.

Aggiunge Forzano: “Come primo obiettivo per me c’è il rispetto del racconto stesso, di ciò che accade sul palco, in grande sinergia con Claudio e Giuliano. La difficoltà sta nell’avere uno schermo che ti permette di vedere solo una cosa alla volta, mentre sul palco ne accadono tante contemporaneamente”. 

Solo nei bis Baglioni si concede al suo lato più pop e giovanile, interpretando i classici degli anni ’70 come ‘Piccolo Grande Amore’ o ‘Amore Bello‘: “le canzoni popolari hanno il pregio di essere conosciute – dice il cantante – ma il difetto di non essere più degli autori. Tante volte le stravolgevo, le ciancicavo, finché una fan non mi affrontò, dandomi del lei. Mi disse “non si può permettere di fare così ‘Piccolo Grande Amore’. Io mi arrabbiai, la canzone l’avevo scritta io. Però lei mi fece notare che non era più mia. Ho deciso di lasciarla al finale, che può anche indicare un nuovo inizio. Le scalette dei concerti sono come una malattia, ho un centinaio di canzoni e rispetto per le vesciche del pubblico, qualcosa devo togliere. Questa è una riduzione, ci potrebbe stare un sequel di quello che non è entrato nel film. Altro che scalette… preferirei prendere l’ascensore. Così come avrei preferito un altro sottotitolo rispetto a Buon compleanno Claudio… è un regalo dei produttori, che però mi imbarazza. Meglio una cassa di vino!”

Inevitabile, infine, un commento sulla cena che si sarebbe tenuta a casa di Baglioni, con invitati diversi esponenti della sinistra italiana come Elly Schlein e Dario Franceschini, ma anche del cinema come Carlo Verdone, Paolo Sorrentino e Gabriele Muccino: “ne faccio poche di cene a casa – sorvola Baglioni – ma a volte certi giornalisti esagerano, tanto che mi viene da dubitare che scrivano la verità anche su altre questioni. Comunque, le faccio perché voglio fare l’attore, come tanti altri miei colleghi. Per questo invito tanti registi. Negli anni ’70 dovevo fare un Romanzo Criminale ante litteram insieme a Battisti, ma la sceneggiatura prevedeva che uno di noi due morisse, e nessuno voleva prendersi quella parte. Non se ne è fatto più nulla”.

 

Ang
04 Maggio 2023

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