Anna Ferraioli Ravel: “Vorrei tornare ad essere Titina”

Anna Ferraioli Ravel, giurata a Cortinametraggio, racconta il ruolo nel recente film di Rubini e il prossimo in quello di Papaleo. Sperando di tornare a interpretare Titina De Filippo al cinema


CORTINA D’AMPEZZO – Nel 2013 sulle Dolomiti ha conquistato il premio come Miglior Attrice Protagonista per il corto Ci vuole un fisico di Alessandro Tamburrini, dal quale è nato un lungometraggio che le ha fatto portato fortuna.

Quest’anno Anna Ferraioli Ravel, 33 anni, diplomata al Centro Sperimentale di Cinematografia, è tornata a Cortinametraggio tra i membri della giuria, reduce dal successo de I fratelli De Filippo di Sergio Rubini, dove interpreta Titina. “È stata un’opportunità incredibile vestire i panni di una donna così profondamente moderna”, ci dice l’attrice dalla bellezza non convenzionale e l’ironia pungente, tra i protagonisti anche di Scordato, il nuovo film diretto da Rocco Papaleo, prossimamente nelle sale. 

Anna, vi aspettavate una così grande accoglienza per I fratelli De Filippo?

 La cosa che ci ha sorpreso è stato proprio l’amore da parte del pubblico e della critica. È stato un lavoro di sinergia corale, ognuno ha dato il proprio apporto nel raccontare questa storia trainata dalla sensibilità umana e artistica di Sergio. Un attore è libero nel momento in cui diventa un canale di comunicazione tra il testo e il pubblico, lasciandosi trasportare dalla volontà del regista. Io mi sono lasciata trasformare, come amo sempre fare, e ho usato corpo e voce per incontrare il personaggio. 

Titina De Filippo era una donna tosta, modernissima.

Profondamente rivoluzionaria, direi. È stata la fondatrice del concetto di naturalezza espressiva, senza venir mai meno alla sua identità artistica e umana. Si quadripartiva, tra l’essere moglie, mamma, sorella, figlia. E naturalmente anche artista. Lei era sentimentalmente autentica, portatrice di un’umanità sfaccettata, ironica, generosa, il collante del trio. La nostra è una generazione così priva di riferimenti ideologici, mentre quei tre ragazzi si sono confrontati con la fame, la guerra, con delle istanze concrete che gli sono servite da stimolo. Hanno dato a una Napoli, così complessa allora, un’immagine tridimensionale e dolceamara, com’è anche la vita. Partendo dalla loro città, sono riusciti a creare una metafora dell’esistenza. 

Rubini ha detto di voler realizzare un sequel del film.

Con Sergio è stato un incontro magico. Ho sostenuto nove mesi di provini, voleva capire quanto mi e ci potessimo adattare a quei ruoli io e gli altri attori, Mario Autore e Domenico Pinelli, che ho adottato come fratelli. In questo film Sergio si è potuto concentrare sulla genesi del trio, dopo aver fatto uno studio approfondito che è durato anni. E ora c’è l’intenzione di raccontare la loro evoluzione, anche tormentata. Speriamo che questo avvenga. 

Intanto la vedremo nel nuovo film di Rocco Papaleo, Scordato.

Rocco ha una cifra unica, un’ironia metafisica. Abbiamo trascorso la scorsa estate a Lauria, piccolo paesino arroccato in Lucania, per girare Scordato, ed è stato divertente far parte del suo mondo onirico. Sergio e Rocco sono accomunati dall’urgenza di sperimentare, in teatro, al cinema, nella musica, ma il destinatario è sempre il pubblico. 

Chi interpreta nel film?

 Sono un personaggio che cerca di stimolare quello di Rocco nella ricerca di fisicità. Lui è un personaggio astratto, che ha un po’ perduto la bussola dei suoi sentimenti, e col mio modo esplosivo e aggressivo cercherò di tirar fuori da lui un’essenza vitale. 

Alcune colleghe si lamentano dei ruoli femminili poco variegati al cinema. Lei che ne pensa?

Sarà che fisicamente sono malleabile, ma ritengo di esser stata fortunata, mi hanno sempre proposto dei ruoli non convenzionali. Forse prima c’era una scarsa attenzione nella scrittura, alla fine è la sceneggiatura la chiave di volta per un personaggio. E mi piacerebbe che oltre ai protagonisti gli autori si concentrassero anche sui ruoli secondari, perché il film è qualcosa di corale e ognuno apporta il proprio contributo. Talvolta i ruoli sono appiattiti e la donna è incastrata in un archetipo che varia a seconda del genere, a seconda che faccia parte della famiglia borghese o viva in periferia, con i consecutivi cliché. Ci sono storie che invece liberano la fantasia degli autori e di conseguenza anche i ruoli femminili. 

Ha nuovi progetti?

Ho iniziato dal Teatro Palladium di Roma la tournée teatrale dello spettacolo Sorella, atto unico di Marco Lodoli. E a settembre dovrei tornare sul set. Intanto mi godo gli strascichi di questa pandemia che per me è stata un periodo di grande riflessione e di scelte di vita importanti. 

Giulia Bianconi
26 Marzo 2022

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