‘Addio al nubilato 2’, scoprirsi madri nell’Isola che non c’è

Laura Chiatti, Antonia Liskova, Jun Ichikawa e Chiara Francini tornano come protagoniste del sequel Addio al nubilato 2 – L’isola che non c’è di Francesco Apolloni, in arrivo su Prime Video dal 17 ottobre


Cosa succederebbe se Sex and the City incontrasse Peter Pan? È questa la domanda che si è posto Francesco Apolloni quando ha deciso di accettare la sfida di realizzare un sequel della sua commedia Addio al nubilato. Non è un caso dunque il titolo scelto – ovvero Addio al nubilato 2 – L’isola che non c’è – per un film che stravolge completamente e con coraggio la struttura narrativa che aveva reso il primo capitolo un successo in streaming (venduto in 25 paesi e con un remake canadese in vista).

Le quattro damigelle d’onore – interpretate ancora una volta da Laura Chiatti, Antonia Liskova, Jun Ichikawa e Chiara Francini – che nel 2021 riscoprivano il loro legame grazie a un addio al nubilato a sorpresa organizzato da un’amica d’infanzia sono impegnate a far dimenticare il trauma dell’abbandono a una di loro, lasciata dal fidanzato a pochi minuti dall’altare. Il film promette un road movie in cui ancora una volta sono centrali le dinamiche relazionali legate al sesso e all’amore, ma a metà cambia di colpo quando le protagoniste si trovano di colpo a vivere fianco a fianco con i giovanissimi abitanti di una casa-famiglia di Gorizia. In questa “Isola che non c’è” (l’opera di Peter Pan è citata palesemente in quanto i ragazzi stanno lavorando per metterla in scena a teatro), le quattro amiche faranno un passo avanti ulteriore nelle loro vite, venendo a patti – ognuna a suo modo – con il concetto di maternità.

“Il tema del film è quello della maternità, – afferma Francesco Apollonio – cosa vuol dire essere madri oggi? Ma c’è anche il tema della famiglia e dell’inclusione, perché ho sempre creduto che dal confronto tra esseri umani diversi nasce la ricchezza. Tutto con il sapore della favola. C’è un fil rouge che collega tutto, che è lo spirito jewish del ‘tutto accade per il bene’. Ognuno di noi ha le proprie ferite e bisogna avere la capacità di trasformarle in qualcosa di positivo. So che posso sembrare buonista, ma abbiamo bisogno di dare un po’ di speranza”.

Il regista ha messo tanto di sé in questo film, prendendo spunto dalla sua esperienza personale e scegliendo per il cast di bambini dei giovani attori che portassero sulla loro pelle dei traumi reali: ci sono tanti immigrati ma anche una ragazza che sta affrontando un percorso di transizione. “Sono nato in un orfanotrofio, da dove poi mia madre mi ha ripreso. – aggiunge Apollonio – Il tema della casa-famiglia, di questi bambini sperduti per me era carne viva. Questa idea di raccontare un padre che non c’è. Chi è mio padre? Io non l’ho mai conosciuto. Un genitore è chi ci accoglie, chi ci ama, chi ci cresce. Come dice anche la canzone di Bennato, anche noi dobbiamo fare la nostra parte. L’importante è la capacità di trasformare tutto quello che hai vissuto in un’opportunità e non è un caso che ho voluto scegliere un cast di ragazzi che hanno un vissuto complesso. Bambini che potevi leggere nel loro sguardo il fatto che sono, tra virgolette, ‘difficili’, ma per questo migliori”.

Così come accadeva in Addio al nubilato – di cui in molti ricorderanno l’agrodolce colpo di scena finale – anche questo sequel è un corollario di momenti di comicità che richiamano le “commedie al femminile” senza però dimenticare, soprattutto nella seconda parte, una visione in qualche modo psicologica e sociale: “Il mio personaggio – spiega Jun Ichikawa, interprete del personaggio più cambiato rispetto al primo film – ha come problema il fatto di essere rimasta incinta e io nel frattempo sono diventata madre davvero. La mia bimba scorrazzava tra i prati sul set. Io penso che tutte noi abbiamo delle fragilità dei dubbi, il film parla anche di questo: delle insicurezze che noi donne ci portiamo a causa della maternità”.

Decisivo, come nel primo capitolo, è l’apporto dato dalle quattro attrici protagoniste, palesemente a loro agio nel riprendere i ruoli abbandonati un paio d’anni fa e felici di condividere ancora una volta il set insieme. “Questo film è caratterizzato dal fatto che c’è una vera amicizia tra le protagoniste. – dichiara Chiara Francini, che nel film interpreta Vanessa, personaggio chiamato a tenere sempre alto il ritmo comico con le sue battute volgari e forbite al tempo stesso – Il primo film ha avuto successo anche perché c’era della verità, un senso autentico di sorellanza. Quando vedete che ridiamo, quegli sguardi sono dovuti anche a un’armonia sincera”.

Questa squadra vincente, chiamata alla prova del pubblico dal 17 ottobre su Prime Video, ha già convinto i produttori di Minerva a puntare ancora una volta su quella che potrebbe diventare in tutto e per tutto una trilogia. “Probabile” l’arrivo in un futuro prossimo l’arrivo di un terzo capitolo, che chiuda definitivamente il percorso di queste protagoniste, da confuse damigelle a donne pienamente consapevoli di se stesse.

04 Ottobre 2023

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