100 anni di Jack Lemmon: quando il ciak è magia

Un secolo fa nasceva uno dei più grandi attori del cinema americano, indimenticabile nelle commedie di Billy Wilder come nei ruoli drammatici per Costa Gavras. In libreria la prima biografia italiana di Andrea Ciaffaroni ne ripercorre la strepitosa carriera


Ci sono film che pur visti decine di volte tengono lo spettatore incollato allo schermo come fosse la prima: di sicuro quelli con  Jack Lemmon nel ruolo del protagonista, o comunque di primo piano. Che tu abbia dieci, cinquanta o novant’anni, al di qua o al di là dell’oceano, ti stia sbellicando dalle risate o i lucciconi tradiscano la tua commozione.

L’8 febbraio 2025 l’eterno ragazzo del Massachusetts, vincitore di due premi Oscar con ben otto nomination all’attivo, oltre a sei Golden Globes e i più prestigiosi riconoscimenti cinematografici internazionali, avrebbe compiuto cento anni: a festeggiarli, celebrando per la prima volta in Italia il suo straordinario percorso artistico e umano, è Jack Lemmon. L’uomo comune del cinema americano, la biografia di Andrea Ciaffaroni appena uscita con Edizioni Sabinae, con la postfazione di Alberto Crespi.

Momenti magici

“Poco prima che venisse battuto il ciak, Jack Lemmon puntualmente mormorava: ‘Magic time!’”. Così l’autore apre la prima pagina del volume, svelandocene in una manciata di parole il ritmo che spingerà i fan a divorarlo. “Una scaramanzia d’attore, che diventò il marchio che lo distingueva dai suoi colleghi: chiudeva gli occhi, si concentrava in pochi secondi per calarsi nel personaggio, e si abbandonava a quel momento magico che è recitare davanti ad una macchina da presa”.

È in questo incipit il segreto che fa brillare davvero una star: per Lemmon, infatti, il tempo passato sul set è portatore di quel puro stato di grazia che gli permette di trasformarsi in un’icona senza tempo, conquistando per sempre il cuore del pubblico. Basti pensare alle scene esilaranti in cui veste i panni della biondissima Daphne in A qualcuno piace caldo, con Marilyn Monroe e Tony Curtis, diretto dal regista che lo erge a suo feticcio assoluto, Billy Wilder; o alle tante commedie al fianco dell’inseparabile Walter Matthau, iniziando da Non per soldi… ma per denaro fino a La strana coppia (con il suo sequel, il loro ultimo film insieme)… e ovviamente la più cult tra tutte, Prima Pagina, potente critica al giornalismo d’assalto tratta dall’omonima opera teatrale, in cui i due attori sono rispettivamente il direttore e il miglior cronista di nera di un prestigioso quotidiano di Chicago.

Tuttavia è ognuno dei personaggi interpretati dal geniale attore americano a godere dello stesso incantesimo: nessuno escluso, anche tra quelli drammatici, romantici o struggenti che hanno scandito la sua carriera. Non potendo citarli tutti, ricordiamo certamente quelli memorabili in L’appartamento e Irma la dolce (a fianco di Shirley MacLaine), o quello che gli fruttò l’Oscar in Salvate la tigre, fino al toccante Missing di Costa Gavras, tratto dalla storia vera di un giovane giornalista statunitense scomparso in Cile sei giorni dopo il golpe che rovesciò il governo democraticamente eletto del presidente Allende: tra le tante ‘chicche’ contenute nel libro, quella che il regista greco, alla sua prima produzione hollywoodiana, non ebbe alcun dubbio nel volere Jack Lemmon nel ruolo del padre, preferendolo a Paul Newman e Gene Hackman.

Ma è proprio A qualcuno piace caldo, unanimemente considerata la commedia-capolavoro della storia del cinema statunitense (e non solo) a meritare un intero capitolo del libro: “Passarono diversi mesi prima che Jack Lemmon ricevesse un copione da Wilder, scritto da lui con il suo inseparabile collaboratore I. A. L. Diamond”, si legge. “Conteneva sessanta pagine di sceneggiatura.  Jack si sdraiò sul divano per leggerle. “Erano le sessanta pagine più belle che avessi mai letto – disse – Ho riso così tanto che sono caduto dal divano! Letteralmente!”.

“Mi sono divertito molto a lavorare con questo ragazzo dolcissimo”, racconta poche righe dopo Curtis. “Non c’è mai stata competizione. Alcuni attori imbrogliano le loro angolazioni, intonano le loro voci, fanno di tutto per apparire bene, a tue spese. Non Jack. Non ha mai fatto la prima donna. Per lui è sempre stato un lavoro di squadra. Era estremamente istruito e meravigliosamente brillante, ma non mi ha mai sbandierato in faccia la sua istruzione ad Harvard”.

La ‘tragicommedia’ della vita

Accanto alla luce splendente di quel “tempo di magia”, il libro racconta una vita che non ha mai nascosto le fragilità dell’essere umano, a partire dai tre o quattro pacchetti di sigarette al giorno e quel bicchiere sempre in mano, che per troppi anni ne mineranno la salute: si va da quelli giovanili del giovane e spiritoso Jack a Boston, cresciuto in un’agiata famiglia di origini inglesi, gallesi e francesi, che studia teatro in incognito perché da universitario gli è proibito, fino agli scintillanti successi di Hollywood. Il tutto attraversando la leggendaria carriera della star, ma anche la sua vita privata, gli amici e la famiglia. Con la commedia già marchiata a fuoco nel suo destino, fin dalla nascita.

“Gli infermieri che presero in consegna sua madre per portarla in sala parto, appena entrati nell’ascensore, rimasero bloccati per un guasto. Non c’era più tempo, e fu così che Jack Lemmon nacque l’8 febbraio 1925 in un ascensore di un ospedale, (…) nemmeno la scena fosse stata scritta da Neil Simon”.

I grandi parlano di lui, anche Ettore Scola e Sophia Loren

Affiancate da imperdibili aneddoti e immagini d’archivio, nelle oltre 300 pagine si alternano le voci dei Maestri del cinema che hanno avuto la fortuna di incontrare Lemmon sulla loro strada: ovviamente Billy Wilder, ma anche Blake Edwards, Neil Simon, Walter Matthau, Judy Holliday, Rita Hayworth e avvicinandoci a casa nostra, nientemeno che Sophia Loren, che nel 1995 è con ‘la strana coppia’ sul set di That’s Amore.

“Se mettete al mio fianco due attori come Jack Lemmon e Walter Matthau, potete immaginare quanto mi sia piaciuto lavorare in questo film”, confessa l’attrice divertita. “Recitare con Jack e Walter è come far parte di un trio di musica da camera in cui ogni strumento sostiene gli altri”.

Non poteva mancare Ettore Scola, che nel 1985 volle Lemmon sul set di Maccheroni, accanto a Marcello Mastroianni. “Prima ancora che Maccheroni venisse scritto, è stato subito chiaro che l’unico attore americano che potesse interpretarlo fosse lui, per quella sua tenera e prodigiosa capacità di rappresentare i dubbi e gli slanci di un uomo medio, mediamente vigliacco, mediamente coraggioso”, racconta il grande regista. “Lemmon e Mastroianni appartengono a scuole, culture, ed esperienze assolutamente diverse, ma il loro istinto di attore è affine. Entrambi affrontano i loro ruoli non con metodi di professionismo scolastico o mediante lo studio della struttura del ruolo, ma piuttosto attraverso l’adesione “calda” all’indole del personaggio. Tra l’altro, tutti e due hanno grandi doti sia per i ruoli brillanti che per quelli drammatici, ed essendo Maccheroni un film sicuramente divertente, ma anche dolcemente melanconico, quella loro doppia natura è stata propizia al film. Come il film, credo, lo è stato a loro”.

“Senza capire una parola lui sorrideva a tutti, cordiale e disponibile, mai infastidito, anzi, grato agli ammiratori, e anche su questo ci fu perfetta sintonia con Mastroianni”, ricorda Paola Scola, figlia di Ettore e aiuto regista del film nel libro scritto con la sorella Silvia citato da Ciaffaroni, riferendosi all’arrivo a Napoli di Lemmon salutato calorosamente dalla gente del posto e dalla troupe italiana. “Quando non era impegnato sul set, Jack occupava il tempo con i cruciverba, o si concedeva ai giornalisti italiani accorsi a Napoli.

Dietro l’uomo “comune”. Molto di più.

Se Jack Lemmon è L’uomo comune del cinema americano, dunque, come recita il titolo del volume, lo è proprio perché con la sua incredibile versatilità incarna davvero l’essenza – più tragica che comica – della cosiddetta ‘american way of life’: un attore che anche quando fa ridere non è mai perché è soltanto ridicolo, ma perché sa avvicinarsi alle nostre parti più in ombra, più o meno ambigue, provocando tutte le possibili contraddizioni umane e destabilizzando qualsiasi certezza.

“Chiunque sappia di recitazione potrebbe assicurarvi che la risata non arriva, o non raggiunge il climax, se la battuta non è ‘data’ bene. E nessuno sapeva darla meglio di Jack”, scrive il critico Alberto Crespi nella postfazione. “Uscendo dall’aneddotica, penso si possa affermare che è stato uno dei più grandi attori del cinema americano. Forse il più grande. (…) Di Jack Lemmon si può tranquillamente affermare che con quel talento può fare ciò che vuole. Persino il cronista di nera”.

 

Jack Lemmon, l’uomo comune del cinema americano, di Andrea Ciaffaroni, è disponibile in tutte le librerie e piattaforme online dal 10 febbraio 2025 con Edizioni Sabinae.

 

 

autore
08 Febbraio 2025

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