Westworld e i suoi fratelli: 5 serie cancellate anzitempo

La cancellazione da parte di HBO ha stupito, ma Westworld non è l'unica grande serie ad aver subito questo destino


Il 4 novembre HBO ha annunciato la cancellazione di Westworld. La notizia ha fatto scalpore, ma non si può dire che non fosse nell’aria. Dopo l’esordio glorioso nel 2016, con un indiscusso successo di pubblico e critica (12 milioni di spettatori di media e una pioggia di candidature agli Emmy) Westworld si è progressivamente sgonfiata, perdendo pubblico e consensi, fino ad arrivare alla quarta, ingarbugliata stagione, l’ultima. I motivi della cancellazione sono molteplici, e tutti piuttosto comprensibili. Dal punto di vista economico, Westworld era una macchina ad altissimo mantenimento. Se, quando è stata lanciata, HBO aveva pensato per la serie un ruolo di punta (subito alle spalle de Il Trono di Spade, ancora in corso nel 2016) con un investimento di circa 100 milioni di dollari per la prima stagione, la già citata graduale perdita di centralità non giustificava più una spesa oltremodo ingente per le casse di HBO. Il costo della quarta stagione si è aggirato intorno ai 160 milioni di dollari. House of the Dragon, altra serie HBO che nella prima stagione appena andata in onda ha avuto un seguito enormemente maggiore rispetto a Westworld (29 milioni di spettatori di media contro 4) è costata 125 milioni di dollari, ben 35 milioni di dollari in meno. Oltretutto, tra House of The Dragon (già rinnovata per una seconda stagione), Euphoria e la prossima The Last of Us (in arrivo in Italia a gennaio 2023, qui il nostro articolo), HBO ha già all’attivo tre grandi serie, in termini di budget, ambizione e seguito di pubblico. 

Westworld però non è l’unica serie tv la cui cancellazione ha creato malumori e stupore nel pubblico che la seguiva e che, stagione dopo stagione, si è appassionato. Abbiamo raccolto 5 serie che sono state cancellate anzitempo, prima cioè che il loro snodo si esaurisse davvero come l’avevano pensato i creatori. 

V, 2009-2011

V nasce come remake della miniserie di assoluto cult V- Visitors (1983), che diede vita all’altrettanto iconica serie in 19 episodi Visitors (1984/1985). La storia la conosciamo tutti, anche solo per sentito dire: su diverse città della Terra arrivano contemporaneamente delle navi spaziali. Gli extraterrestri hanno sembianze umane e affermano di venire in pace, ma non è così: in realtà sono dei rettili “vestiti” da umani, e hanno intenzioni omicide. V, la serie del 2009, fu prodotta da ABC, che decise di cancellarla a causa del crollo degli ascolti. Se il primo episodio aveva fatto registrare circa 14 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti, l’ultimo della prima stagione ne contò meno di 6. La serie venne rinnovata per una seconda stagione, ma nessuno sembrava crederci molto: vennero ridotti drasticamente gli investimenti, e gli effetti speciali della seconda stagione ricordano più un b-movie anni ‘80 che una serie tv che voglia esercitare un qualche appeal su un pubblico contemporaneo. Peccato, perché soprattutto nella prima stagione gli sceneggiatori avevano trovato un modo molto interessante di rivisitare la storia, e il casting era stato ottimo, Morena Baccarin nel ruolo dell’inquietante Anna su tutti. All’annuncio della cancellazione seguirono una serie di petizioni da parte dei fan, che però non ebbero successo. 
A proposito di effetti speciali rivedibili:

 

 
Lie To Me, 2009-2011

Tre stagioni per un totale di 48 episodi e un protagonista assoluto: Tim Roth. La storia segue le vicende di Cal Lightman, un genio nell’interpretazione del linguaggio del corpo e della mimica facciale. Il personaggio è ispirato a Paul Ekman, uno psicologo americano che collaborò con il reparto anti terroristico (e nel 2001 collaborò con BBC per la realizzazione del documentario in quattro parti Human Face). Anche qui, più che gli elevati costi di produzione, a pesare fu la perdita di pubblico. La serie sembrava crescere, dopo un esordio seguito da 8 milioni e mezzo di spettatori, arrivo ai quasi 13 milioni del terzo episodio, ma da lì iniziò un declino lento ma deciso: la premiere della terza stagione fu vista da meno di 6 milioni, ragione che spinse la Fox ad annunciare la cancellazione della serie, nel maggio del 2010. Tre stagioni però sono bastate a Tim Roth per creare un personaggio che è rimasto e rimarrà nella memoria degli appassionati di serie tv.

Utopia, 2013-2014
Forse uno dei gioielli più scintillanti di sempre, quando si parla di serie tv. Rientra nel filone di un certo tipo di produzione britannica di inizio anni Dieci di una qualità obiettivamente enorme da ogni punto di vista: interpretazione, scrittura, inventiva. Erano gli anni d’oro della serialità del canale Channel4, che già da un paio d’anni mandava in onda la pietra miliare Black Mirror. Utopia è un thriller che verte intorno a una grande cospirazione mondiale: cinque persone sono in possesso del sequel di un fumetto che conterrebbe delle informazioni per un possibile sterminio di massa. La protagonista è Jessica Hyde (Fiona O’Shaughnessy), una ragazza del tutto sui generis che metterà su una “banda” altrettanto sui generis. Nell’annunciare la cancellazione, nel 2014, Channel4 parlò di una “serie in grado di raggiungere lo status di cult in sole due stagioni brillantemente perverse da mangiarsi le unghie”, confermiamo ogni virgola. Nel 2020 Amazon Prime Video ha prodotto un remake statunitense decisamente non al livello dell’originale che non a caso fu cancellato dopo una sola stagione. 

In questo video pieno di spoiler, la prima stagione in 3 minuti:

The Knick, 2014-2015
Quando venne presentata, il 9 agosto 2014 su Cinemax, The Knick si preannunciava come una serie evento: Clive Owen protagonista e Steven Soderbergh alla regia. E in effetti le aspettative furono mantenute (Owen fu anche candidato agli Emmy come miglior attore in una serie drammatica), con una ricostruzione accuratissima della vicende mediche a inizio ‘900, tra esperimenti, giganti passi in avanti in ambito scientifico, ma anche clamorosi tonfi. Owen interpreta John Thackery, un dottore assolutamente geniale, ma anche dissoluto e tossicodipendente, un uomo libero che mal sopporta le restrizioni tipiche della Gilded Age. The Knick è anche questo – oltre alla grande fascinazione verso il bello e dannato Dr. Thackery – una ricostruzione soprattutto sociologica di un’epoca sulla soglia tra un mondo antico che stava scomparendo e quello attuale dominato dalla tecnologia che sarebbe esploso definitivamente di lì a pochi anni. Un insieme di storie verticali declinano questa tensione nei diversi aspetti della società statunitense dell’epoca: dal razzismo alla condizione femminile. 

The OA, 2016-2019
Che The OA sia stato un unicum lo dimostra anche un semplice aspetto produttivo: 2 stagioni in 4 anni. Il punto è che Brit Marling e Zal Batmanglij non sono solo gli showrunner della serie, ma Marling è anche l’attrice protagonista e Batmanglij regista di ogni singolo episodio. Ciò implica che i tempi di produzione di una stagione siano sostanzialmente triplicati, perché ogni passaggio deve essere effettuato cronologicamente: prima si scrive, poi si gira. In molte serie capita invece che si inizino a girare i primi episodi e nel frattempo gli sceneggiatori scrivano i restanti. Il punto è che The OA ha una storia estremamente complessa che col passare degli episodi si infittisce invece di chiarirsi, uno snodo che tira in ballo universi paralleli e metafisica, danze sacre e ritorni dalla morte. Netflix ha deciso che questo mostro marino tentacolare che stava diventando The OA non fosse più sostenibile, e ha annunciato la cancellazione nell’agosto 2019. Chiunque abbia amato The OA (tanti quanti l’hanno odiata) sa che per Marling e Batmanglij rappresenta qualcosa in più di un “prodotto”, e che, in qualche modo, ha una speciale aderenza alle loro vite e alle loro sensibilità. Per questo non si può escludere un ritorno, prima o poi, in un modo o nell’altro. 

 
Alessio Altieri
12 Novembre 2022

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