Dopo essersi trasferito da tempo negli Stati Uniti – dove ha interpretato tra l’altro Amistad di Spielberg e Traffic di Soderbergh – e a oltre vent’anni di distanza dal suo ultimo film in Italia, Tomas Milian è tornato nella Capitale per recitare in Roma nuda, una nuova fiction in quattro puntate diretta da Giuseppe Ferrara, di cui è protagonista insieme a Francesco Venditti, Francesco Quinn, Tony Sperandeo, Eva Henger e Anna Falchi.
L’attore d’origine cubana, dopo vari ruoli nel cinema d’autore e nei western italiani degli anni ’60 e ’70, è diventato oggetto di un vero e proprio culto grazie al celebre personaggio del ‘trucido’ poliziotto Nico Giraldi, detto ‘Er Monnezza’ nei polizieschi nazionalpopolari. Oggi Milian ha 77 anni, la barba ed i capelli inesorabilmente candidi, in parte coperti dal tradizionale zuccotto nero, e si aiuta con un bastone quando entra con occhiali tondi scuri, giacca di pelle ed un timido sorriso nel Municipio di Marino, in provincia di Roma, ritrovandosi commosso per l’ovazione degli studenti invitati alla conferenza stampa, allestita in una pausa della lavorazione della fiction.
Roma nuda, il cui titolo ripete quello dell’omonima canzone degli anni ’70 di Franco Califano – presente a Marino anche perché interprete di un ruolo – descrive la criminalità romana dal 1968 al 1972 prima della nascita della spietata Banda della Magliana raccontata da Romanzo criminale sia in cinema che in tv. Lo fa attraverso le vicende di ‘Er più’ (Francesco Venditti), un personaggio ispirato all’ex pugile e boss del quartiere romano di Tor Marancia Sergio Maccarelli che trafficava in bische, night e prostitute, ma senza toccare armi e droga come faranno negli anni successivi i più spietati malavitosi senza più codice d’onore.
Milian, che firma soggetto e sceneggiatura della serie insieme a Dardano Sacchetti, interpreta ancora una volta un uomo di legge sui generis che potrebbe essere considerato un antesignano del suo Nico Giraldi-Monnezza.
“Il mio personaggio si chiama Brigante, è un anziano poliziotto che non accetta l’idea di restare inattivo nonostante la generale ammirazione per le sue imprese da record. E’ uno sbirro, ma è anche un tipo molto più complesso e controverso di quanto possa sembrare”, spiega l’attore dopo aver tradito una certa emozione iniziale.
“Per me è un disastro parlare in pubblico, sono troppo timido, ho sempre bisogno di qualcuno che mi scriva le battute”, scherza Milian, rivelando di essersi ritirato dal cinema da qualche anno. “Avevo rifiutato in passato altre proposte che mi venivano dall’Italia, ma l’idea di questo progetto e l’entusiasmo del produttore Massimo Caroletti mi hanno coinvolto ed interessato subito. E poi ha contato anche il grande amore che ho da sempre per questo Paese e per il suo grande cinema che non ho smesso di ammirare anche da lontano, penso a due capolavori come Nuovo Cinema Paradiso e La vita è bella. E una volta sul set – prosegue l’attore – ho scoperto il talento di un regista geniale come Giuseppe Ferrara, che guida gli interpreti con pugno di ferro e guanto di velluto e non ha niente da invidiare ai suoi colleghi di Hollywood”.
Milian confessa che fino a poco tempo fa voleva lasciare di sé l’immagine di Monnezza, “eternamente gagliardo e giovane come il personaggio de ‘Il ritratto di Dorian Gray’. Non volevo ferire la sua figura e il mio pubblico con l’immagine dell’uomo che sono ora e che non c’entra niente: Monnezza è il mio ideale, per humour, candore e coraggio, vorrei essere lui, ma sfortunatamente sono Tomas Milian”.
Il regista Ferrara ricambia i complimenti e rivela di aver accettato volentieri di tornare dietro la cinepresa “per raccontare lo sviluppo dei ragazzi di vita pasoliniani in boss di periferia e sul set mi sono imbattuto dopo Gian Maria Volontè in un altro attore geniale: Tomas ha offerto continuamente spunti di creatività e invenzioni”.
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