‘The Last of Us’, perché è una delle serie più attese del 2023?

Dopo la pubblicazione del trailer ufficiale cerchiamo di capire i motivi che rendono tanto attesa la serie HBO in uscita dal 16 gennaio, a partire dalla prima, necessaria specifica: The Last of Us no


Dopo la pubblicazione del trailer ufficiale e a poco più di un mese dall’uscita su Sky e Now (in programma il 16 gennaio), The Last of Us è ancora di più uno dei prodotti audiovisivi più attesi del 2023. I motivi che giustificano questa attesa sono molteplici e proveremo qui a elencarli. Intanto bisogna partire da una specifica per chi conosce poco o niente del videogioco da cui è tratta la serie: The Last of Us non parla di zombie. In primis perché formalmente non esistono zombie in questo mondo post-apocalittico. Piuttosto ci sono persone infette a vario livello dal fungo Cordyceps, più semplicemente dette “infetti”: una differenza minima che permette, però, di allontanarsi dalla critica romeriana alla società capitalistica che uccide e cannibalizza, lasciandoci non-morti. In secondo luogo perché, come è chiaro dal titolo, The Last of Us si concentra sulle persone, “gli ultimi di noi”, che, alle prese con la fine della nostra società, devono fare i conti con ciò che ci rende veramente umani. In tal senso, The Last of Us spinge più su una visione naturalistica dell’apocalisse zombie – non a caso il “nemico” è qui un semplice fungo – e ci riporta all’essenza di ciò che siamo: animali che lottano per sopravvivere in, e al tempo stesso contro, una natura soverchiante.

C’è poi da tenere in considerazione il videogioco da cui è tratto. Uscito nel 2013 come esclusiva Play Station, il videogame sviluppato da Naughty Dog è stato un vero e proprio evento nel mondo videoludico: successo commerciale (17 milioni di copie vendute) e di critica, con numerosissimi premi vinti come gioco dell’anno e, addirittura, del decennio. Successo replicato sette anni dopo dal sequel The Last of Us part II, considerato da molti anche migliore del primo capitolo. L’elemento che contraddistingue il gioco in termini di eccellenza è sicuramente il suo impianto narrativo: la sapiente costruzione dei personaggi, dell’ambientazione, dei dialoghi e dei colpi di scena. Per un mondo, quello videoludico, in cui l’aspetto squisitamente narrativo non è obbligatoriamente l’elemento principale, la storia realistica e toccante del viaggio di Joel ed Ellie alla ricerca di una cura per l’infezione ha letteralmente alzato gli standard dell’intero medium. Fin dall’esordio, insomma, tutti gli osservatori hanno sempre sottolineato il potenziale “cinematografico” di The Last of Us.

Il casting di alto profilo, con i reduci de Il Trono di Spade Pedro Pascal e Bella Ramsey, e l’affidabilità dei nomi in fase creativa – il vincitore dell’Emmy per Chernobyl Craig Mazin e lo stesso creatore del videogioco Neil Druckmann – innalzano tantissimo la credibilità di un adattamento che ha sulle spalle la responsabilità di distaccarsi da un trend tristemente noto: quello della scarsa qualità dei prodotti tratti dai videogiochi. Infatti, con pochissime eccezioni – tra cui annoveriamo le recenti serie animate Netflix Arcane e Cyberpunk: Edgerunners – normalmente film e serie tv tratte dai videogiochi sono garanzia di “trash”, di prodotti che sfruttano un brand esclusivamente dal punto di vista commerciale e non artistico. Il marchio HBO e le prime immagini rilasciate possono far sperare che questo The Last of Us si riveli una felice eccezione, dalla quale, perché no, potrebbe nascere un nuovo trend che sappia sfruttare al meglio le infinite potenzialità del medium audiovisivo più prolifico e in crescita degli ultimi decenni.

Infine c’è la questione legata al formato seriale. Mentre la storia perfettamente auto-conclusiva del primo capitolo del videogioco avrebbe lasciato maggior spazio a un prodotto cinematografico, l’ampliamento dell’universo narrativo – prima con il DLC prequel Left Behind e poi soprattutto con il secondo capitolo – ha fatto intuire il potenziale di questo franchise. Il mondo post-apocalittico di The Last of Us ha tantissime storie da raccontare: la speranza è che si abbia il contegno di non lasciarsi accecare da facili guadagni – come è accaduto ad esempio con i 177 episodi di The Walking Dead più annessi spin-off – e portare in scena solo quello che merita di essere raccontato. Da 10 anni The Last of Us è sinonimo di qualità, e noi confidiamo che continui a esserlo

 

Carlo D'Acquisto
05 Dicembre 2022

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