The Good Mothers: la ‘Ndrangheta vista dalle donne

La storia vera di tre donne cresciute all’interno dei più feroci clan della ‘Ndrangheta, cui decidono di opporsi, nella serie Disney+ disponibile dal 5 aprile


La storia vera di tre donne, cresciute all’interno dei più feroci clan della ‘Ndrangheta, che decidono di collaborare con una giovane e brillante procuratrice, Anna Colace, diventando sue alleate nella missione di rovesciare quel brutale sistema dall’interno. In concorso a Berlinale Series The Good Mothers, serie originale italiana targata Disney+, dove arriva in sei puntate dal 5 aprile, e vincitrice del “Berlinale Series Award”, il nuovo premio che il festival dedica, per la prima volta quest’anno, alla serialità. Ispirato all’omonimo bestseller del giornalista Alex Perry e sceneggiato da Stephen Butchard, The Good Mothers, prodotto da House Productions e Wildside, vede dietro la macchina da presa Julian Jarrold insieme a Elisa Amoruso. Un’opera corale che racconta la ‘Ndrangheta dal punto di vista delle donne che hanno osato sfidarla, figure da sempre marginalizzate, con oppressione e violenza, da un sistema estremamente patriarcale, che si trovano a combattere contro le loro stesse famiglie per il diritto di sopravvivere e costruire un nuovo futuro per sé e per i loro figli.

“Il tema della criminalità organizzata viene sempre trattato dal punto di vista maschile perché sono gli uomini ad avere il potere. Ma in questo film volevamo parlare al femminile – rimarca la regista – raccontare di quelle donne che, solo pochissimi anni fa, vivevano in famiglie così oppressive che non le permettevano di uscire di casa se non per accompagnare i figli a scuola, che non hanno scelto di diventare madri ma lo sono diventate, loro malgrado, a quindici o sedici anni. A più livelli queste strutture di patriarcato si ripropongono in tante situazioni e culture, ed è quindi importante che il messaggio della serie possa essere portato il più lontano possibile”.

Nel film l’elemento della violenza non è direttamente esplicitato ma è nell’aria come minaccia incombente e oscura, come tensione nervosa sempre palpabile. Un mondo pieno di contraddizioni estreme che accompagna costantemente le “buone madri” del titolo, che vivono in un equilibrio precario con questa violenza che non si capisce quando esploderà e in che termini. “La sfida è stata raccontare storie di violenza senza far vedere la violenza – continua Elisa Amoruso – . L’elemento tragico del racconto, è che sia la violenza che l’amore per le donne protagoniste sono incarnate nelle stesse persone, sono elementi fusi insieme. Iniziano ad amare qualcuno che poi diventa violento con loro”.

L’indagine di Anna Calace (Barbara Chichiarelli) inizia con l’agghiacciante scomparsa di Lea Garofalo, interpretata Micaela Ramazzotti, che aveva testimoniato contro il marito Carlo Cosco per sfuggire alla sua morsa e iniziare una nuova vita con la figlia (Denise Gaia Girace). “Mi inorgoglisce far parte di questa serie, perché Lea Garofalo, cresciuta nella paura e nell’omertà, ha fatto qualcosa di fortissimo: diventare testimone di giustizia, ribellarsi alla famiglia, pur sapendo che la sua stessa famiglia la ucciderà”, ha sottolineato Micaela Ramazzotti. “Lea Garofalo è riuscita a trasmettere con determinazione forza e libertà a sua figlia, che ha, poi, testimoniato contro il padre e le persone che l’avevano uccisa”.

The Good Mothers è interpretata anche da Valentina Bellè nei panni di Giuseppina Pesce, che, come Concetta Cacciola, interpretata da Simona Distefano, sono altre due donne contro la ‘Ndrangheta, diverse da Lea Garofalo ma legate a lei dalla comune esperienza di aver vissuto un’esistenza oppressiva e soffocante e dallo stesso impulso di cercare un futuro migliore per sé e i propri figli. “Questo film è stato un viaggio straordinario ma anche terribile. Mentre stavamo lavorando una signora si è avvicinata lamentandosi sul tema della serie e dicendo che la ‘Ndrangheta in Calabria non esiste, ma che neanche lo Stato esiste. Del resto, se si cresce in un ambiente in cui non c’è alternativa è quasi inevitabile pensarla così”, rivela Valentina Bellè che continua interrogandosi su cosa renda una donna una buona madre: “E’ solo la maniera in cui si relaziona al proprio figlio o anche la lotta per la libertà, innanzitutto, individuale?”

Tra le location di The Good Mothers, realizzato anche con il sostegno della Calabria Film Commission, Palmi, Fiumara e Reggio Calabria, dove le riprese hanno coinvolto la zona del duomo, del Castello Aragonese e del lungomare Falcomatà. Alcune scene sono state girate anche fuori dalla Calabria, in particolare a Roma, a Milano, a Genova, e nei dintorni di Roma, tra Civitavecchia e i boschi tra Rocca di Papa, Nemi e Velletri.

 

 

Carmen Diotaiuti
04 Aprile 2023

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