Tao Ruspoli: più o meno monogamo

Il docu-film Monogamish presentato alla Festa del Cinema di Roma


Esiste la monogamia in natura? O si tratta solo di un costrutto culturale? Come è vissuto il matrimonio nel corso degli anni e nelle varie culture? Su questi temi si concentra il docu-film di Tao Ruspoli Monogamish, prodotto da Giancarlo Canavesio che accompagna il regista alla presentazione durante la Festa del Cinema di Roma.

“Il film nasce da esperienze personali – dice Ruspoli, ex marito della star hollywoodiana Olivia Wilde – e si basa sull’intuizione che il cinema possa essere terapeutico. Non solo guardarsi dentro, ma anche guardare fuori dalla nostra cultura. Si pensa che il matrimonio nasca da amore e passione ma da dove viene l’ideale della monogamia, e come nasce questa istituzione? E come cambia di paese in paese? Da qualsiasi punto di vista tratti il tema potresti farci sopra un film intero o un libro: dal punto di vista del sesso, da quello dei bambini, dall’aspetto psicologico a quello antropologico, a quello religioso. Ma il matrimonio comunque esiste, come istituzione, un po’ presso tutte le culture. Spesso però è precaria, si fa questa promessa in pubblico ma spesso poi fallisce, in una percentuale di casi piuttosto alta. Mi sono chiesto perché c’è questo divario tra quanti si sposano e quanti siano poi i matrimoni effettivamente duraturi. E’ molto complicato, l’istituzione cambia e si adatta di volta in volta”.

“Tutto parte da una conflittualità – commenta il produttore – tra due bisogni primari che abbiamo tutti: quello di intimità e quello di avventura e scoperta. Non è un problema che si risolve, ma un paradosso che si gestisce. E spesso la poliamoria consensuale nasce dal desiderio di preservare l’amore e far fronte alla precarietà”. “Dopo la repressione degli anni ’50 – prosegue Ruspoli – il decennio successivo è stato un’esplosione di rivolta che voleva gettare via millenni di cultura e tradizione. Anche i miei genitori erano così. Le Comuni, il senso di abbandono, il non sapere cosa sarebbe accaduto il giorno dopo. Ma nella nostra generazione possiamo considerare delle alternative: non c’è bisogno di abbandonare completamente tutto e trasferirsi a vivere fuori città per praticare l’amore libero, né di abbandonare il matrimonio. C’è una parte di noi che vuole ancora la prevedibilità e la sicurezza, i bambini, per esempio, ma anche gli adulti. Si può inventare un modo nuovo di fare le cose. E forse non è nemmeno necessario il divorzio, che è un modo distruttivo di creare famiglie”. Monogamish in italiano è intraducibile: significa “più o meno monogami”. “Anche se decidi di vivere da solo sei comunque frutto della tua cultura. Questi ideali ce li abbiamo dentro e non possiamo ignorarli. Io non voglio certo consigliare gli altri su come vivere il loro legame di coppia. La soluzione è diversa per ciascuno. Io prima di essere sposato ho avuto una relazione aperta con una persona, ed è stata bellissima. Poi ho provato la monogamia per dieci anni. Quando è finita la prima storia tutti mi hanno detto: “vedi, la poliamoria non funziona”. Ma nessuno mi ha detto lo stesso quando è finito il mio matrimonio. Ma io al matrimonio ci credo, non penso che sia un pezzo di carta inutile. E’ importante essere accettati anche dal gruppo, ma è importante che si capisca che è un’istituzione in cambiamento, possiamo salvarne alcune cose, senza buttare via tutto. Pensiamo ora a come si pone il Vaticano nei confronti dei matrimoni gay”.

“E pensiamo anche che l’idea secondo la quale tutti e due i partner debbano essere monogami – spiega ancora Canavesio – è relativamente recente, risale a 50 o 60 anni fa. Negli animali non esista la monogamia. Nemmeno i pinguini, che vengono spesso usati come riferimento e simbolo di questo legame presunto, come nel documentario La marcia dei pinguini, sono veramente monogami. E’ vero, maschi e femmine curano entrambi la prole e non si separano finché non siano sicuri che sia al sicuro. Ma cambiano partner sessuale a ogni stagione. Altri animali passano tutta la vita insieme ma si accoppiano anche con altri elementi. Nessuna specie è monogama e non possiamo avere la presunzione di essere l’unica”. Magari funzionano meglio i matrimoni combinati? “In Nepal ne fallisce l’1%, contro il nostro 50%, ma non è questo il punto. Io penso che la religione e la società contribuiscano a fornire un modello poco realistico del rapporto di coppia, tanto che noi uomini siamo l’unico animale che si sente in colpa per aver tradito – conclude Tao – Forse la poliamoria è come il comunismo. Un’idea buona ma difficile da mettere in pratica. Ma dopotutto ci sono ancora comunisti no? Quindi fondamentalmente spero che questo film possa aprire un dialogo”.

Andrea Guglielmino
21 Ottobre 2015

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