Sergei Loznitsa: “L’Urss anni ’70 vista con gli occhi degli italiani”

Cinecittà, Cineteca Nazionale e Aamod insieme per 'Imperium', un progetto affidato al regista ucraino Sergei Loznitsa e basato sul found footage realizzato negli anni '70 in Urss da una troupe guidata da Diego Carpitella


Cinecittà, Cineteca Nazionale e Aamod insieme per Imperium, un progetto di film affidato al grande regista ucraino Sergei Loznitsa, celebre per i suoi documentari basati anche sul riuso del found footage e profondamente radicati nella contemporaneità del suo paese e del mondo. “Sento molto forte la responsabilità nel fare questo film”, ha detto il regista, ospite del Centro Sperimentale di Cinematografia in occasione del festival Custodi di sogni I tesori della Cineteca Nazionale. Una tavola rotonda, condotta dal presidente dell’Archivio del Movimento Operaio e Democratico Vincenzo Vita, a cui hanno preso parte anche Luca Ricciardi e Alice Ortenzi di Aamod, in cui è stata ricostruita la storia di questi materiali inediti, girati all’inizio degli anni ’70 in Urss da un gruppo di cineasti italiani guidati dall’antropologo ed etnomusicologo Diego Carpitella – nel team anche lo sceneggiatore Giorgio Arlorio e i registi Luigi Di Gianni e Beppe Ferrara – circa 80 ore di materiali girati in Super16 a colori, 32mila metri di pellicola, che oggi vengono messi a disposizione di Loznitsa per farne un film e togliere quelle sequenze dall’oblio.

“Mi fa piacere essere al CSC, una delle scuole di cinema più antiche del mondo – ha detto il regista di opere come Anime nella nebbia e Donbass – in questo materiale è come se il passato ci tendesse la mano. Per me che sono nato in Urss e ci ho vissuto (nato nel 1964, è cresciuto a Kiev, ndr) è interessante vedere quelle pagine attraverso occhi diversi, occhi stranieri. Sono immagini girate in modo meraviglioso cinquant’anni fa, si tratta della più grande ripresa fatta in Urss da occidentali. Cosa mi dice questo materiale? E cosa vorrò esprimere nel mio film? Quei cineasti, nei primi anni ’70, sono riusciti a carpire il motivo del crollo dell’impero sovietico. L’unico paese al mondo che aveva unito culture così diverse usando la propaganda. Stalin quando crea l’Urss si propone di dare uno status a tutte le nazioni che avevano una lingua e una letteratura proprie. Per tenere insieme questi popoli tanto diversi si puntava a corteggiarne la cultura nazionale, ma era un processo ciclico, per dieci anni si sostenevano quelle culture e per i dieci anni successivi venivano annientate. Anche l’intellighenzia e la cultura ucraine furono distrutte. E’ un principio applicato da ogni grande impero per mantenere il potere sui territori conquistati. Stalin, in questo senso, è stato un ottimo allievo di Machiavelli”.

Enrico Bufalini, direttore Produzione, Distribuzione e Archivio Luce Cinecittà, precisa la filosofia del progetto: “Un archivio da solo non va lontano, ma l’Archivio Luce, che ha appena festeggiato il suo centenario, lavora tra le altre cose alla digitalizzazione dei materiali del Novecento, che fanno parte del nostro Archivio così come degli altri fondi acquisiti o con cui collaboriamo. Tra i nostri autori, tra l’altro, ci sono appunto Folco Quilici e Diego Carpitella. Poi la nostra missione è anche creare nuove produzioni, usare il footage di oggi per le produzioni di domani. La situazione in Ucraina è drammatica e raccontare quei paesi è fondamentale”.

I filmati conservati dall’Aamod sono stati in parte usati all’epoca per un programma del canale Rai, allora unico, Popoli e costumi dell’Urss, come testimoniano due dei collaboratori del progetto, Rudi Assuntino e Gianni Bonicelli presenti all’incontro. In particolare Assuntino racconta come la troupe italiana intervistasse tutti, dal politico al direttore del primo night sovietico. “Furono quattro anni di riprese per otto puntate di cui solo sette andranno in onda nel 1975 con il commento di Alberto Ronchey. Era un lavoro complesso che, come disse Ugo Gregoretti rifiutando di collaborare con noi, doveva piacere sia al KGB che alla Cia. Il primo giorno a Mosca infatti fummo subito fermati dalla polizia, in qualche modo eravamo considerati la troupe del Pci, a volte accolti con grandi feste e banchetti altre volte con diffidenza e persino ostilità”.

Per Loznitsa sono immagini potenti, che spiegano la disgregazione dell’Urss e in qualche modo parlano anche del tormentato presente di quelle latitudini. “Questo materiale prezioso coglie i rituali basilari, le nozze e i funerali ad esempio. Vedremo come dialogherà con il contemporaneo. Posso parlare rispetto ai miei film precedenti, ad esempio quando ho usato le riprese dei funerali di Stalin che poche persone avevano visto sia in patria che all’estero, perché quel film del 1953 fu secretato e sdoganato solo nel 1988, ebbene ho potuto leggere in quelle immagini molte cose. Nel mio progetto del 2018 vediamo palesemente frantumarsi l’idea dell’Urss come di un paese ateo, si delinea invece una strana religione basata sul concetto di immortalità di una sola persona. Per me l’Urss crollò appunto nel 1953 e i successivi quarant’anni sono andati avanti per inerzia. Questo lo leggete già nelle facce delle persone che partecipano alle esequie. Ma per coglierlo bisogna visionare tantissimo materiale e metterlo insieme nel montaggio. In Urss ogni ripresa era severamente controllata dallo Stato, le prime cineprese libere arrivarono alla fine degli anni ’60. Il KGB controllava tutto e i film sperimentali nascevano con grande difficoltà. Quindi il girato degli italiani, che oggi viene riscoperto, è più unico che raro, perché evita l’ideologia del controllo. Spero di riuscire a creare una macchina del tempo che ci permetterà di vedere qualcosa di nuovo”.

Costanza Quatriglio, direttrice della sede di Palermo del Centro Sperimentale votata al documentario, che ospita in questi giorni Loznitsa come docente, aggiunge: “L’autore ucraino ha una distanza dagli eventi ma anche una relazione con quegli stessi eventi perché è nato lì. Credo che la velocità con cui digeriamo le immagini filmate e condivise non ci aiuti nella rielaborazione. I filmati che arrivano da Gaza e dall’Ucraina, come quelli che sono arrivati dalla Siria, nonostante le tante ore di girato, si consumano in fretta, mentre questo found footage sono certa che produrrà una profonda riflessione anche per la sua straordinaria qualità”.

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31 Marzo 2025

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