Poker Face, così Russell Crowe sfida la morte a carte

In sala dal 24 novembre l'opera seconda da regista di Russell Crowe, Poker Face, visto alla Festa di Roma, un racconto complesso e solido dallo svolgimento lineare ma non scontato


“Giochiamo a poker?”. Con questa domanda – fatta da un adolescente a un gruppo coetanei – si apre Poker Face. Dopo The Water Diviner è la seconda opera da regista per Russell Crowe, un film che ritorna anche sul soggetto dell’acqua, infatti le prime scene si svolgono non solo in un tempo passato rispetto al presente, ma in una natura incontaminata e a picco su uno specchio d’acqua che torna nell’immaginario del film.

Lo abbiamo visto alla Festa di Roma (era proposto in collaborazione con Alice nella Città) e dal 24 novembre lo vedremo in sala. Il gioco d’azzardo, il thriller, il lusso, ma anche la malinconia dello sguardo e dell’anima, il senso dell’amicizia, e quello della vita: Poker Face è una tessitura equilibratissima di una miscellanea di ingredienti che lo restituiscono come un racconto complesso e solido, dallo svolgimento lineare ma non scontato, che cuce insieme lo spionaggio illecito e la dolcezza della paternità, le macchine sportive e la morte.  

Il film, come racconta Crowe, ha avuto un travaglio complesso: “Il progetto mi è arrivato come una produzione già finanziata, mi è stato proposto cinque settimane prima dell’inizio riprese, poiché chi si doveva occupare della regia non era più disponibile. Io avevo appena perso mio padre, eravamo in piena pandemia e ho pensato alle persone della troupe che sarebbero rimaste senza lavoro, così ho deciso di accettare, senza una sceneggiatura, senza un cast e con il lockdown. Un film che doveva essere d’azione è diventato un film di eredità. Un’impresa impossibile. Abbiamo dovuto interrompere e sette mesi dopo riprendere, poi ci sono state le inondazioni che hanno spazzato i set ma… il film s’è fatto”. 

Russell Crowe è Jake Foley, giocatore d’azzardo di professione, creatore con l’amico Drew (RZA – Robert Fitzgerald Diggs) di Riffle, un software a scopi militari. Il plot ruota attorno a una “rimpatriata” tra quei cinque adolescenti, per una partita da adulti: uno è diventato scrittore di successo (Aden Young), l’altro ministro (Steve Bastoni), un altro è meno rampante e galeotto (Liam Hemsworth), Foley – che li ospita nella sua villa mozzafiato – è vedovo e padre dell’adolescente Bec,

Nelle ore precedenti alla partita, il suo avvocato (Daniel MacPherson) – anch’esso tra gli amici – gli domanda espressamente se voglia “andare fino in fondo” e Foley risponde senza esitazione, come si fa quando si è davvero molto sicuri di sé e si sa che non si ha niente da perdere. Ci sono in gioco 25 milioni di dollari in fiches da tavolo verde e c’è in gioco la vita. 

Russell Crowe, la cui immagine recente è certamente lontana da quella plastica de Il gladiatore, in Poker Face porta un ingombro fisico e soprattutto emotivo che riempiono la scena e la storia

Nicole Bianchi
22 Novembre 2022

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