Pino Zac, l’inventore del settimanale satirico il Male

In Zac-I fiori del male di Massimo Denaro le immagini di quella casa-studio impolverata e abbandonata dal 1985 quando il suo proprietario morì è la metafora della vicenda artistica di Pino Zac


VENEZIA. Le immagini di quella casa-studio impolverata, vuota e abbandonata dal 1985 quando il suo proprietario morì è la metafora della vicenda artistica di Pino Zac, nome d’arte del siciliano Giuseppe Zaccaria, maestro della satira dimenticato e rimosso. “Un profugo della matita”, come si definiva, che ha sempre messo alla berlina il potere in tutte le sue forme e i suoi rappresentanti. Non a caso è stato il creatore dell’indimenticabile e cattivissima testata satirica ‘il Male’, nata nel febbraio ’78 sulla scia del movimento del ’77.
Zac-I fiori del male di Massimo Denaro, prodotto dal CSC Scuola nazionale di cinema-sede Abruzzo e presentato nella sezione ‘Il cinema nel giardino”, colma un vuoto e ricostruisce la vicenda artistica di un grande disegnatore, affidata alle testimonianze di compagni di lavoro come Vincino, Jacopo Fo, Vauro Senesi, Vincenzo Sparagna, Riccardo Mannelli, Valter Zarroli, e la ex moglie Drahomira Biligova.
“Io sono un anarchico libertario neofeudale conservatore di estrema sinistra. Insomma, riassumendo, sono un anarchico. Mi sono simpatici gli ecologisti, i movimenti radicali. Mi accusano di essere un qualunquista. E’ un’accusa senza senso, vaga. Che cosa significa? E’ una parola che esiste solo in Italia”, diceva di sé Zac.

Il primo incontro del regista Denaro con la sua figura è alla facoltà di Architettura “Valle Giulia” di Roma dove alcuni studenti e professori ricordano l’indipendenza e l’incorruttibilità dell’artista. Poi nell’inverno 2013 Denaro entra nell’ultima casa di Zac, un castello in abbandono, ora proprietà del Comune aquilano di Fontecchio, e l‘accompagna nella visita, che ritroviamo nel documentario, Zarroli collaboratore di Zac.
Il successivo incontro è al cinema Trevi dove la Cineteca nazionale organizza una serata su Zac. E’ allora che prende corpo l’idea di un film documentario sull’artista dimenticato. Zac è stato oltre che disegnatore satirico per diverse testate – l’Unità, Paese Sera, Mondo Nuovo e la prestigiosa rivista francese Le Canard Enchainé – anche l’autore di cartoon, tra cui L’uomo in grigio, nomination agli Academy Awards, e Il cavaliere inesistente, tratto da Italo Calvino, una produzione importante dell’Istituto Luce nella quale gli attori veri interagiscono e si muovono dentro le scene animate da Zac.

E’ inoltre il fondatore instancabile di testate, tra cui il settimanale satirico ‘il Male’, che segna una svolta nella satira nazionale dopo anni di censura e di sterilizzazione, e di cui Zac fu direttore soltanto dei primi tre numeri, andandosene poi per questioni amorose. Se ne va a Parigi, ma lascia un disegno del leader democristiano Aldo Moro con la faccia trasformata in fallo che sarà la copertina del numero 3 del ‘Male’ in edicola proprio nei giorni in cui l’esponente politico viene rapito dalle Brigate rosse.
E’ la riprova dello stile tagliente e graffiante di Zac che ridicolizza politici, militari, prelati, a cominciare dal Papa, e i potenti di turno. Con ragione Dario Fo così lo ricorda: “In Francia era considerato una delle penne più feroci… dissacrante, anticlericale, anarchico convinto, ha avuto la forza di mantenere la sua posizione di uomo indipendente e incorruttibile. Il suo credo l’ha spinto a essere ‘contro’, sempre, comunque e senza paura”.

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