‘Piano piano’, fiaba iperrealista nella periferia napoletana

L’opera prima di Nicola Prosatore, da un’idea di Antonia Truppo, anche interprete, co-sceneggiatrice e co-produttrice: nel cast Dominique Donnarumma, Antonio De Matteo, Lello Arena


Tenerezza e crudezza. Cattiveria e Dolcezza. Piano Piano opera prima di Nicola Prosatore – “è un film di formazione puro, pieno di archetipi. Come è un po’ quell’età, l’adolescenza – interpretata da Dominique Donnarumma, Anna nel film -, sconquassante. Per raccontare questa storia, fatta di geometrie di rapporti, mi sembrava perfetto una sorta di castello, un limbo destinato a essere spazzato via dal ponte in arrivo: Piano Piano è una fiaba iperrealista”, così lo descrive il suo autore.

Anna si trucca di nascosto, mimando un dialogo d’amore con il bello del cortile, quello spazio minimo lì appena sotto la finestra della casa modesta in cui vive con la mamma – interpretata da Antonia Truppo, da cui l’idea del film stesso, nonché anche co-sceneggiatrice e co-produttrice. È una “principessa” Anna, così la chiamano gli altri inquilini di quell’edificio prossimo a essere annullato per permettere di costruire l’Asse perimetrale del capoluogo campano, mitico tratto di strada che ha espropriato decine di centinaia di persone dalle proprie abitazioni, lì, in quell’87 in cui il Napoli vinceva lo scudetto

Mentre Anna, un po’ di nascosto, un po’ in attrito con la mamma, fa le prove per diventare adulta – la prima sigaretta, le spallotte per dar volume al reggiseno, una musicassetta che suona Self Control – sulle scale della palazzina, nei garage sottostanti, insomma dentro e intorno questa sorta di castello sgarrupato, c’è un mondo, che lei scopre, di cui è “figlia”, una vita tra miseria e sopravvivenza. 

“Il film è cominciato otto anni fa: con Nicola siamo compagni nella vita e una decina di anni fa gli ho raccontato di dove abitavo, dei miei ricordi, e lui mi chiese di scrivere almeno un racconto, dicendo che sarebbe stato il suo primo film”, e così è stato. “L’esperienza del set è stata un po’ inconsapevole, avendo anche ruoli pratici su questo film: ero ossessionata dalla resa dell’attrice che interpreta mia figlia, ero come un coach che deve portare sul ring; l’attenzione era sempre rivolta a lei, penso questo contenesse ‘la madre’. Non c’era un grande confine dentro – fuori” dal film. 

Piano Piano – girato a Chiaiano, periferia Nord di Napoli – sceglie “un linguaggio crudo, una scelta di realismo” spiega Prosatore, ed è un film con “una dimensione un po’ sartoriale, essendo io anche produttore”. È un film sugli ultimi, sì, ma anche un film sullo sguardo di una bambina che cresce, come è un film sul senso delle proprie radici, perché se l’idea di una casa altrove e più bella può essere stimolante, altrettanto è sinonimo di sradicamento da lì, dove la radice del tuo cordone ombelicale affonda. 

Nel “castello” su cui incombe l’imminenza di sgombero vivono anche Peppino (Giuseppe Pirozzi), quattordicenne coetaneo di Anna, figlio di un magliaro (Giovanni Esposito) che punta sulle partite del campionato per cercare il salto di qualità nello stile di vita. E poi c’è Don Gennaro (Lello Arena), che Prosatore, più che un boss, definisce “un gestore di quartiere, che fa scommesse e vigila, col suo figlioccio Ciruzzo”, interpretato da Massimiliano Caiazzo, a differenza di Peppino un malavitoso e mascalzone.

E poi c’è l’uomo della baracca (Antonio De Matteo), nascosto appunto in un improvvisato casotto di lamiere, lì dietro “il castello”, vista panoramica sull’Asse in cantiere, occultato dalla società dalla protezione di Don Gennaro: quello di De Matteo è un personaggio crocevia, ambiguo, sofferente, anche sensuale, un personaggio di più corde e “rotondo: significava andare dietro una facciata facile ed è stato interessante seguire per mano Prosatore, che mi ricordava di mantenere una certa atmosfera. La baracca era nello stesso posto del resto dell’edificio ma la distanza sembrava siderale. L’uomo aveva molti aspetti famigliari e il sottotesto dell’esercito che avanza – per lo sgombero – era presente. Un tuffo nel passato che avevo ben presente”. 

Una storia d’attrito, ma non meno di delicatezza, corale e individuale: Nicola Prosatore sceglie un finale non scontato, ma “non è sempre stato questo, anche se mi sembrava dovesse essere salvifico: i personaggi non sono né profondamente buoni né cattivi, vivono di contrasti e la scritta finale – che rammenta il concetto della proprietà privata e dell’espropriazione per pubblica utilità – serve a ricordare che l’esercito dell’ esproprio arriva… È un conto alla rovescia”.

Piano Piano, che ha avuto la sua anteprima internazionale al Festival di Locarno 2022, esce in sala con I Wonder Pictures dal 16 marzo

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