Se i videogiochi sono diventati la più remunerativa branca dell’industria dell’intrattenimento è per quella specifica caratteristica che contengono nel loro stesso nome: il gioco. Fin dalla più tenera età, per tutti noi giocare è un modo per mettere in pratica la nostra fantasia, dare sfogo alla creatività, sperimentare emozioni sempre nuove in uno spazio sicuro. Per questo, nonostante titoli dai budget plurimilionari, con grafiche fotorealistiche, trame cinematografiche e gameplay profondi, i videogames che conquistano contemporaneamente il pubblico dei giovani e dei meno giovani sono quelli che più ci lasciano liberi di giocare. Su questa base ha fatto la sua fortuna Minecraft, partito come un videogioco indie dall’aspetto retrò e diventato nel giro di pochi anni il più grande fenomeno videoludico della storia.
Il 3 aprile uscirà nelle sale italiane Un Film Minecraft, il primo lungometraggio che porterà il franchise sul grande schermo, sancendone definitivamente il passaggio definitivo al pubblico globale. Nonostante il suo successo, infatti, il marchio non ha ancora una vera e propria riconoscibilità al di fuori della nicchia, seppur gigantesca, dei videogiocatori, come è accaduto a giochi classici come Pac-Man e Tetris o per le saghe di Super Mario e dei Pokémon. L’obbiettivo del film con Jason Momoa e Jack Black, in tal senso, è quello di imitare il successo dell’ultimo film animato Super Mario Bros. e della trilogia di Sonic per collocare definitivamente il franchise nell’immaginario collettivo. Ci basterà aspettare pochi giorni per scoprire se il progetto andrà a bersaglio o se, invece, si dovrà accodare alla sfilza di adattamenti videoludici fallimentari come, per ultimo, quello di Borderlands.
La prima versione pubblica di Minecraft viene rilasciata il 17 maggio 2009 da Mojang Studios, casa di sviluppo indipendente fondata dallo stesso creatore del gioco, lo sviluppatore svedese Markus “Notch” Persson. Dopo un paio di anni di sviluppo in “alpha” (in cui il gioco viene fatto testare agli utenti mentre è ancora in lavorazione), il gioco viene rilasciato ufficialmente nel 2011 nella sua versione “beta”, quando conta già oltre i 10 milioni di utenti.
Nel 2014, quando Minecraft diventa il videogioco per pc con più vendite di sempre, Mojang viene acquistato da Microsoft insieme ai diritti del gioco per un valore di 2,5 miliardi di dollari. Il record di vendite assoluto (180 milioni di copie) viene raggiunto nel 2019, ma non è la fine: la pandemia del 2020 dà un ulteriore spinta alle vendite del gioco. Il 16 ottobre 2023, quasi quindici anni dopo la sua prima uscita – nel corso dei quali il gioco è stato aggiornato almeno una volta all’anno – Mojang rivela di aver venduto più di 300 milioni di copie in totale, superando di 115 milioni il titolo in seconda posizione: Grand Theft Auto V.
Le motivazioni che hanno reso Minecraft un tale fenomeno economico e culturale sta in tantissimi fattori: su tutti la grandissima semplicità e libertà concessa dal gioco. Caratterizzato dalla sua classica struttura a cubi che non nasconde ma anzi mostra vistosamente i pixel, Minecraft presenta un mondo che viene generato proceduralmente. Uno sconfinato scenario naturale sempre diverso e nuovo in cui diversi biomi si alternano casualmente. Senza bisogno che ci sia una narrazione o un obiettivo preciso, il giocatore è chiamato a sopravvivere in questo mondo digitale, trovando risorse e costruendo (o meglio “craftando”) oggetti via via sempre più complessi.
Il gioco può essere approcciato in tanti modi diversi, l’unico limite è la creatività: si può sopravvivere il più a lungo possibile (anche in modalità multiplayer), si può creare un mondo in piena libertà (tramite la modalità specifica in cui il gioco diventa una sorta di mondo Lego infinito), si può giocare nei mondi creati dagli altri utenti, o semplicemente viaggiare nei vari mondi esistenti come spettatori. Quest’ultima modalità apre a una delle chiavi del successo di Minecraft, che ha avuto la fortuna di essere rilasciato proprio agli albori dei primi social network. Il successo del gioco va, infatti, collegato a quello di altre piattaforme social, YouTube in primis, dove era possibile condividere i propri gameplay e usare le infinite potenzialità del gioco nei modi più divertenti e stravaganti: raccontando storie, sfidandosi, creando comunità.
Minecraft è diventato, in sostanza, più di un videogioco, ma uno strumento con cui dare libero sfogo ai concetti di gameplay e narrativa emergenti. Lasciati liberi di sperimentare, creare e divertirsi liberamente, gli utenti di tutte le età potevano andare oltre alle labili regole imposte dagli sviluppatori e fare di Minecraft ciò che più desideravano. Tantissimi gli sviluppi possibili, non solo nel ramo dell’intrattenimento, ma anche in quello dell’educazione.
Per anni, bambini e adulti hanno legato a Minecraft alcuni dei momenti più gioiosi, giocosi e memorabili delle loro vite, trasformando quei cubi dall’aspetto inizialmente sgradevole in proiezioni dirette delle loro personalità. Minecraft non è un gioco, ma è “Il” gioco: illimitato e inimitabile. Da qui la scelta di intitolare il film di prossima uscita Un Film Minecraft: perché nessuna trama, nessun personaggio può bastare per racchiudere il flusso sconfinato di storie e immaginazione rappresentato da questo videogioco.
Il 3 aprile uscirà un film basato su Minecraft e poco importa se sarà noioso o memorabile, esaltante o imbarazzante. È solo uno degli infiniti possibili.
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