Michela De Rossi: “Come Filomena, anche io nel mio mestiere lotto per la sopravvivenza”

L'attrice romana è una brigantessa realmente esistita nella serie targata Netflix 'Briganti', mentre sogna di interpretare Pina Bausch in un biopic diretto da un grande regista


Nella serie Briganti, attualmente su Netflix, Michela De Rossi interpreta Filomena Pennacchio, una donna realmente esistita che a metà dell’Ottocento nel sud Italia si ribellò al suo destino, che la vedeva sposata a un marito ricco, possessivo e violento, per rifugiarsi nei boschi e diventare una spietata brigantessa, alla ricerca dell’introvabile oro delle camicie rosse.

Per l’attrice romana, 31 anni, è stata una bella sfida recitare in questo period drama, diretto dal collettivo GRAMS, e che vede nel cast anche Ivana Lotito, Matilda Lutz, Marlon Joubert e Orlando Cinque. “È stato un grandissimo e faticoso lavoro. L’azione, l’epoca, gli animali, le armi. Abbiamo girato questa serie tre anni fa e io sono cambiata anche fisicamente nel frattempo. Allora mi sono tagliata davvero i capelli per interpretare un personaggio femminile insolito in Italia”, racconta De Rossi a CinecittàNews, che sogna di interpretare in futuro ruoli sempre forti e determinati, e magari di vestire i panni di Pina Bausch in un biopic diretto da un grande regista internazionale, come Pedro Almodovar.

Michela, chi è Filomena?

Una donna forte, determinata, con un istinto animale che tira fuori nel momento di sopravvivenza. Ha davvero ucciso suo marito con uno spillone per capelli. È scappata nei boschi, ed è diventata una brigantessa. Nella serie la chiamano sciagurata, e io mi sento molto simile a lei. Quando il gioco si fa duro, cerco di cavarmela sempre anche io. Certo, non come fa lei.

Anche per fare il tuo mestiere ci vuole spirito di sopravvivenza?

Sicuramente. Ci vuole pure tanta pazienza, e io ne ho poca in generale. Ma sto imparando ad averla. Fare l’attore è un gioco senza regole, non c’è una verità assoluta. Può capitare tutto e niente all’impositivo.

Quando hai scelto di fare questo lavoro?

Non ho mai fatto corsi di teatro al liceo. Ma quando ho finito la maturità, ho sentito di voler imparare a recitare. Pensavo fosse la cosa che avrei fatto meglio. Così sono riuscita ad entrare all’Accademia internazionale d’arte drammatica del Teatro Quirino e ho maturato piano piano l’idea di voler fare l’attrice. Ho fatto tanto teatro e nonostante fosse difficilissimo. ero convinta di voler recitare solo sul palcoscenico nella mia vita. Poi ho scoperto il cinema. 

Il tuo debutto sul grande schermo è stato ne La terra dell’abbastanza dei fratelli D’Innocenzo. 

Prima di quel personaggio, ho fatto un lungo casting per un ruolo in un altro film. Un’esperienza andata male. Una delusione che non mi ha però buttata giù. Il teatro ti tempra, è una bella scuola, una competizione nuda e cruda, e lì i provini sono pochissimi. Quel primo no nel cinema è stato dolorosissimo. Ma col senno di poi ho capito che quel ruolo non fosse giusto per me. Mi capita spesso di pensarlo quando non vengo scelta. 

Qual è il sogno della vita?

Mi piacerebbe fare un biopic con un regista bravo. Interpretare un personaggio riconoscibile. Vorrei calarmi nei panni di un’altra persona, camminare, parlare, muovermi come lei. È questo il bello del mio lavoro.

Chi in particolare ti piacerebbe interpretare?

Magari Pina Bausch, grande ballerina e coreografa tedesca scomparsa qualche anno fa. Sarebbe stupendo poterla interpretare, magari diretta da Pedro Almodovar. Lei ha fatto la storia, ha cambiato il modo di vedere la danza nel mondo. Io provengo anche da quel mondo. Ho studiato danza diciotto anni e mi piacerebbe riuscire a fondere queste due arti.

Da bambina sognavi di fare la ballerina?

Bisogna essere consapevoli di quello che sai fare e sei destinato a fare. Io ero brava come danzatrice, ma sentivo di non poterlo fare come mestiere. Ero più portata nella recitazione. 

E il tuo futuro come lo vedi?

Spero pieno di sì, più che di no. Mi auguro arriverà un momento più semplice e che la vita continui a sorprendermi. Ho finito due mesi fa un nuovo progetto molto bello che verrà annunciato prossimamente e di cui non posso parlare per ora. Sto aspettando di vedere anche che riscontri avrà Briganti, nella speranza si possa fare una seconda stagione. 

Hai anche preso parte a progetti internazionali, dal film I molti santi del New Jersey alla recente serie australiana While the men are away. 

Vorrei continuare a lavorare all’estero. Il personaggio ne I molti santi del New Jersey, prequel della serie I soprano, è arrivato un po’ per caso. Ho fatto un provino su internet e mi hanno presa. Poi mi hanno chiamato per un ruolo nella serie Django. E da un giorno all’altro, sono finita in Australia nella serie dramedy queer While the men are away ambientata durante la seconda guerra mondiale. Sono una delle protagoniste, una donna lesbica. Chissà se verrà mai trasmessa in Italia una serie che affronta la sessualità in maniera così diretta. Mi piacerebbe ci fossero anche ruoli così da noi.

Oggi che personaggi femminili ci sono in Italia?

I più belli e tridimensionali continuano a essere maschili. I femminili sono troppo spesso legati agli uomini, la figlia di, la moglie di. A volte si viene scelte in base alle caratteristiche fisiche di un uomo. Il cinema è anche un ambiente maschile. Io ho lavorato solo con un paio di registe donne. Piano piano arriveremo alla parità. Ma c’è bisogno che si lavori perché film e serie vengano scritti, diretti, prodotti anche da donne. Per noi attrici poi è una ressa, siamo tantissime. Nella mia fascia di età, tra i 30 e 35 anni, ci sono molte colleghe brave e i ruoli femminili sono troppo pochi. Mi auguro ci sia sempre più spazio per noi. È giusto che ci siano ruoli per gli uomini, come per le donne.

05 Maggio 2024

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