Mark Cousins, il Piero Angela della critica

Tra miti del passato e super-eroi del presente compare questa volta una figura che sembra uscire dalla soffitta per proiettarsi nel nuovo con un passo originale: il critico cinematografico


Tra miti del passato e super-eroi del presente compare questa volta una figura che sembra uscire dalla soffitta per proiettarsi nel nuovo con un passo originale: il critico cinematografico.

C’era una volta il “vate” che dalle colonne in piombo dei quotidiani e dei periodici dettava la linea, orientava il gusto del pubblico, si assumeva la responsabilità del giudizio preventivo. Per chi ha meno di  40 anni si tratta di un’ombra scolorita, preistorica, capace però di suscitare acute nostalgie come si vedrà l’ultimo giorno della Mostra di Venezia grazie al documentario Passione critica, realizzato dal SNCCI e presentato insieme da tutte le sezioni del festival.

Per chi invece è cresciuto nell’era della Rete e delle Piattaforme, il mito dell’indagatore dietro la superficie dello schermo ha oggi un nuovo nome di riferimento: Mark Cousins. Chi era costui, diranno alcuni dei miei lettori ? Quello che forse avete incrociato in un’opera multimediale destinata a cambiare il corso della critica contemporanea – The story of Film: an Odissey – apparso nel 2011, pubblicato in Italia in cofanetto dalla Cineteca di Bologna insieme a BIM, diventato presto per molti una vera e propria bibbia sull’avventurosa storia del cinema.

Quindici ore abbondanti di vicende, personaggi, curiosità, inediti, punti di vista che scorrono come acqua fresca quando si è assetati; racconti divertenti, originali e appassionanti. Di che parliamo? Di una storia del cinema che invece di essere un pesante tomo da leggere è invece un DVD da vedere. E Mark Cousins che l’ha realizzata è uno storico, un critico o cos’altro? E’ tempo di raccontarlo.

Il  giovanotto – possiamo definirlo tale visto che è nato il 3 maggio del 1965, capelli ricci, aria sfrontata da timido che si  maschera da ragazzaccio di strada con una storia di tatuaggi sul corpo –  è nato a Coventry, la  città bombardata dai nazisti, ma è orgoglioso delle sue origini irlandesi; è cresciuto a Belfast e Ballymena, si è laureato in cinema alla Sterling University, vive a Edimburgo, è sposato con la psicanalista Gill Moreton, conosciuta all’università. Cousins è uno che nella vita ha fatto mille mestieri per alimentare la sua passione, ma non all’americana con un passato da self-made man; piuttosto scrivendo, filmando, producendo, insegnando, incontrando. Il suo debutto ufficiale risale al 1989 in coppia con Michael Grigsby per il documentario della ITV Dear Mr. Gorbachev; successivamente lavora insieme a Mark Forest per ritratti e servizi d’inchiesta sui più svariati temi, dalla poesia alla politica, al viaggio. Nel ’96 viene ingaggiato come direttore e programmer dal Festival di Edimburgo di cui è ancora sostenitore attivo. 

Nel frattempo però, sempre usando la telecamera, si fa un nome per il lungo ciclo di interviste Scene By Scene, 24 episodi in onda sulla BBC dal 1997 al 2001 con ospiti del calibro di Scorsese, Lynch, Bertolucci, Polanski. Dà anche il cambio ad Alex Cox per il popolarissimo cineclub della BBC Moviedrome con la presentazione settimanale di un cult-movie. Scopre il gusto del narratore televisivo negli anni 2000 dedicando speciali ad Abbas Kiarostami, al cinema iraniano, alla guerra in Iraq. Nel 2008 incontra Tilda Swinton con cui dividerà (e produrrà) il progetto di un cinema viaggiante per portare capolavori dimenticati in giro per tutte le Highlands. 

Il primo riconoscimento ufficiale (un premio al Bafta) gli arriva nel 2009 con The First Movie, istantanea di un villaggio curdo sconvolto dalla guerra, in cui Cousins riversa la sua memoria di irlandese del nord, una terra anch’essa divisa dalla guerra tra protestanti e cattolici fino alla fine degli anni ’90. Il successo mondiale arriva l’anno dopo con The Story of Film: an Odissey. Da allora ha usato la telecamera per raccontare il cinema in mille modi: ritratti (Welles, Meliès, Ejzenstein, Schader, Hitchcock), inchieste, didattica, rivisitazioni, appunti di viaggio. Nel 2021 ha aperto il festival di Cannes con la seconda parte (A New Generation) della sua personale Storia del Cinema. Nel 2022 ha suscitato violente polemiche a Venezia con March of Rome dedicato all’avvento del fascismo e alla sua persistenza nell’immaginario.

Perché il suo percorso e il suo occhio critico è così speciale da farne un mito condiviso? Per le modalità  con cui avvicina lo spettatore normale, siano i suoi studenti (ha ormai una lunga esperienza accademica) o i semplici curiosi cinefili. Cousins è una specie di Piero Angela delle emozioni segrete che un film o una cinematografia possono suscitare. Prendiamo l’esempio classico di The Story of Film: con la sua voce fuori campo Mark Cousins ci porta in viaggio cominciando dalle lanterne magiche e le prime “fabbriche” del cinema. Ma, a differenza di chi è venuto prima, le racconta andando sul posto, dalla Svezia all’India, da Hollywood all’Africa, offrendoci fin da subito una visione globale, mai eurocentrica, mai provinciale del fenomeno più popolare dell’era moderna. Alterna pagine note a curiosità e scoperte, mostra visivamente come si costruisce una sequenza, un set, un’emozione; non si ferma mai alla superficie, cercando invece quel che noi non vediamo o sappiamo.

E’ quindi un detective in azione e questo procedimento ci coinvolge inevitabilmente, facendoci parte della sua inchiesta che segue il filo cronologico degli eventi, ma si muove incessantemente tra presente e passato. Spesso ci spiazza ponendo le domande che non sappiamo fare e va in cerca con noi delle risposte. Alla fine di ogni puntata ci lascia col desiderio di saperne di più, di esplorare con lui, di immaginare il futuro.

Cousins è insieme storico, critico, viaggiatore, regista, narratore, spettatore. E noi lo diventiamo con lui. Non lo vedrete mai nei panni del compunto professore; sarà sempre un ragazzaccio tatuato che vive la contemporaneità e così ci ricorda che il cinema è la memoria viva del tempo presente: con lui la macchina cinema è lo specchio del XX secolo e del futuro in cui ci proiettiamo: un’epoca nella quale l’immagine è regina, testimone diretta e manipolatrice sovrana. 

Giorgio Gosetti
27 Agosto 2023

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