Lucia Bosè, principessa borbonica


L. BosèLa dodicesima edizione del Vasto Film Festival è stata inaugurata da Lucia Bosè, appositamente giunta dalla Spagna dove vive occupandosi del suo Museo degli angeli di Turegano, vicino Segovia, per presenziare alla proiezione di La signora senza camelie, il film del 1953 di Michelangelo Antonioni di cui fu la protagonista come accadde tre anni prima per Cronaca di un amore, l’opera prima del maestro ferrarese scomparso alla fine di luglio. La 76enne vitalissima attrice milanese è stata al centro di un incontro col pubblico in cui ha ricordato le tappe fondamentali della sua carriera e della sua vita a partire da quando, nel 1947, divenne Miss Italia a 16 anni. “Fu un’edizione storica in cui gareggiavano tra le altre Eleonora Rossi Drago, Gianna Maria Canale e la Lollobrigida, mentre Sofia Loren, si affacciava alla ribalta nelle selezioni: eravamo in 15-20, tutte molto belle, senza trucco e senza parrucchiere, mentre quando sono stata in giuria ultimamente c’erano 200 candidate tutte uguali che volevano soltanto diventare subito la Bellucci…”. E parlando del suo primo contatto con il cinema: “Una volta nella pasticceria milanese dove lavoravo entrò Luchino Visconti che mi disse “Signorina, lei diventerà un’attrice!”. Io non sapevo chi fosse, ma insieme a lui c’era l’attore e futuro regista Giorgio De Lullo che mi spiegò che c’era da prenderlo sul serio perché era un grande artista: infatti una volta eletta Miss Italia, Luchino mi scrisse per complimentarsi e mi segnalò a Giuseppe De Santis che cercava la protagonista del suo Non c’è pace tra gli ulivi. Negli anni ’50 ognuna di noi aveva i suoi ruoli perché incarnavamo tute tipologie diverse, e poi eravamo tutte bellissime, siamo sinceri… Oggi invece sono tutte uguali, il cinema è diventato mercato e non è più arte”.

PL. Bosè - La signora senza cameliearlando dei suoi due film con Antonioni, la diva ha sottolineato che sono, secondo lei, i film più belli di Michelangelo insieme a Blow up, “ci sono inquadrature modernissime, lui era un regista impressionante ed anticipatore per la sua epoca, e spiazzò i critici superando il neorealismo e dando vita a un cinema più profondo e intellettuale. Io avevo iniziato come contadina ciociara con De Santis (con cui girai in seguito anche il bellissimo Roma ore 11), e invece in Cronaca di un amore dovevo sembrare una signora sofisticata di 35 anni anche se ne avevo solo 20: non sapevano cosa mettermi addosso, si inventarono uno strano cappello che funzionò e finii col risultare credibile”. Due film anche con Luciano Emmer, i deliziosi Le ragazze di Piazza di Spagna e Parigi è sempre Parigi, che diedero il via alla commedia italiana. “Sì, entrambi con l’adorato Mastroianni. Il primo fu un grande successo internazionale grazie al quale mi chiamarono per Morte di un ciclista, un film di Bardem da girare in Spagna dove conobbi il torero Luis Dominguin che divenne mio marito: avevo 26 anni e a quell’epoca se non ti sposavi subito incombeva l’incubo di restare zitella. Ero innamoratissima e per lui lasciai il cinema e Antonioni non me lo perdonò, mi chiamava ‘la traditrice’… Ma se non ho potuto girare con lui i suoi tre film successivi, quelli dell’incomunicabilità, in compenso ho avuto tre figli meravigliosi: Miguel, che continua ad avere un successo enorme come cantante in Spagna e nei paesi latini; Paola, che dopo essere stata fotomodella conduce un programma tv e ha creato un suo marchio e Lucia che si occupa di alberghi”. Nei suoi primi anni in Spagna la Bosè ha potuto contare su amici d’eccezione.. “Dalì era molto spiritoso, ma Hemingway non era troppo simpatico, mentre un grande amico di mio marito e dei suoi due fratelli, anche loro toreri, era Buñuel, con cui girai in Francia Cela s’appelle l’aurore (Gli amanti senza domani). Una volta i tre Dominguin per fargli uno scherzo inscenarono un suo finto arresto per motivi politici, scritturando diverse comparse vestite col cappello triangolare della Guardia Civil che fingevano di torturarlo per fargli confessare di essere antifranchista… Il padrino di nostra figlia Paola è stato Picasso, che non era solo un genio ma anche una persona fantastica. Una volta ci chiese di accompagnarlo in una villa sulla Costa Azzurra da Jean Cocteau che ospitava ‘una muchacha che faceva il cinema’, di cui non ricordava il nome. Era Greta Garbo e quando vide Pablo si illuminò di gioia». Poi una volta finito il suo matrimonio verso la fine degli anni ’60, l’indomita Lucia è tornata al cinema recitando tra l’altro in Francia sia per Marguerite Duras che per Jeanne Moreau e in Italia per autori prestigiosi come i Taviani, Fellini, Bolognini, Cavani, Rosi fino ad Ozpetek ma continuando a vivere sempre in Spagna. Di recente è stata chiamata da Roberto Faenza per il suo I vicerè. “Si tratta di una trasposizione del celebre romanzo di De Roberto che si vedrà in inverno sia al cinema che in tv in due puntate di cui sono protagonisti Alessandro Preziosi e Cristiana Capotondi e dove interpreto la parte della dispotica vecchia zia Fernanda, una principessa simbolo della vecchia mentalità borbonica, dura a morire nonostante i tempi che cambiano”.

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20 Agosto 2007

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