‘Ligabue – 30 anni in un giorno’, il popolo di Campovolo festeggia al cinema

In sala dal 20 al 22 marzo con Vision Distrbution il film dedicato al concerto con cui la rockstar di Reggio Emilia è tornata sul palco per celebrare tre lustri di carriera assieme a 100mila fan e tan


Dagli inizi in un garage, nella provincia di fine anni ’80, al successo imprevisto di Certe notti. La vita di Luciano Ligabue è riassunta dalle canzoni: “abbiamo vinto noi”, canta in Non cambierei questa vita con nessun’altra, brano con cui lo scorso 4 giugno è salito sul palco di Campovolo, nella nuova RCF Arena di Reggio Emilia, e ha intrattenuto per tre ore il suo fedele popolo di fan.

La celebrazione di trent’anni di carriera arriva al cinema con uno speciale film evento dedicato alla serata. Prodotto da Marco Belardi per Bamboo Production in collaborazione con Claudio Maioli per Riservarossa e Ferdinando Salzano per Friends & Partners, realizzato da Eventidigitali con Crossmediafilms e diretto da Marco SalomLigabue – 30 anni in un giorno è in sala per tre giornate esclusive il 20, 21, 22 marzo 2023 con Vision Distribution. Dagli esordi fino a oggi, attraverso trent’anni di concerti e sorprese.

“Abbiamo festeggiato lì sempre tappe importanti della mia carriera”, ha raccontato Ligabue al pubblico del Cinema Barberini a Roma, dove il film è stato presentato assieme al regista Marco Salom e Flavio Natalia. “Il primo Campovolo è nato da una serie di miei sconvolgimenti personali: era morto mio papà, poi mio cugino, mi ero separato, avevo iniziato una nuova relazione, tutto nell’arco di un tempo relativamente breve. Dovevo presentare il mio album più personale e avevo bisogno di farlo ‘a casa’. Nessuno di noi poteva immaginare quello che sarebbe diventato nel tempo. Certo, questo è stato il più sovraccaricato di emozioni, per l’attesa ma anche perché è stato uno uno dei primi concerti dopo la riapertura. C’era bisogno di normalità e anche di celebrare la vita”.

Ligabue – 30 anni in un giorno racconta un ritorno a casa, ricongiungimento tra un artista e il suo universo: il palco. “Immagina qualcosa di cui non puoi fare a meno nella tua vita”, invita la rockstar di Correggio a inizio film, “e poi immagina che quella cosa ti venga tolta per tre anni”. Lo stop dei concerti dovuto alla pandemia da covid trasforma il concerto in un atto liberatorio: “Ecco, Campovolo è stata l’esplosione di un cumulo di emozioni che si sono formate in quei tre anni: frustrazione, impazienza, ansia da prestazione”.

I tanti musicisti che hanno accompagnato Ligabue sul palco di Campovolo – Francesco De Gregori, Elisa, Loredana Bertè, Eugenio Finardi, Gazzelle, Mauro Pagani – sono intervistati a poche ore dal concerto. Ricordano i primi incontri e i momenti condivisi, partecipando alla festa e celebrando l’amicizia siglata in nome della musica.

Ma Ligabue è Ligabue, anche senza palco, persino senza musica. “Mi sono sempre chiesto ‘perché no'”, racconta. E così ha diretto tre film, scritto poesie, diretto musical. L’unico “no” fu alla recitazione, ammette, nonostante le molte avances del cinema: “Marco Tullio Giordana mi chiedeva di fare il protagonista di una storia di un ex carcerato. Apprezzai molto la richiesta, però gli dissi proprio non sai quanto mi piacerebbe ma non sai quanto sia meglio per te se non lo faccia”. Il cinema però è sempre stato importante: “c’è parecchia gente che dice che le mie canzoni sono cinematiche, cioè cercano di fissare delle immagini come se fossero dei film, il cinema è una passione talmente forte che mi ha messo nella condizione di non resistere al più grande e sconsiderato dei ‘perché no?’. Perché per quanto avessi studiato e programmato ogni inquadratura, passi dalla teoria alla pratica su un set in cui c’è una troupe romana che sta pensando ‘ao, questo sta a far due film in uno: il primo e l’ultimo’, non è facile convincere loro che sanno quello che stai facendo, ma ce l’abbiamo fatta”.

Ligabue tornerà live con due concerti negli stadi il 5 luglio allo Stadio G. Meazza di Milano e il 14 luglio allo Stadio Olimpico di Roma.

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