La vita creativa di Bruce Morris, da Basil a Nemo

Ospite del 28° Cartoons on the Bay, lo sceneggiatore e artista che ha lavorato a film come 'La Sirenetta', 'Hercules' e 'Alla ricerca di Nemo' ha raccontato la sua incredibile avventura professionale nel dietro le quinte del mondo dell'animazione


PESCARA – “Una grande storia d’amore” è come Bruce Morris definisce il suo rapporto con la Disney, la casa produttrice che gli ha permesso di lavorare ad alcuni dei capolavori della storia dell’animazione. Lo sceneggiatore e artista che ha contribuito alla realizzazione di film del calibro de La Sirenetta, Hercules e Alla ricerca di Nemo è stato ospite del 28° Cartoons on the Bay, per raccontare al pubblico di Pescara la sua “vita creativa” e i suoi segreti. Un’occasione per scoprire le dinamiche interne dello Story Department di un prestigioso studio d’animazione: il lavoro di squadra e il processo creativo, ma anche le frustrazioni e le difficoltà. “Il mio segreto è che non volevo lavorare, – ironizza fin da subito Morris – per questo mi sono dato all’arte e allo storytelling. Tutti hanno una vita creativa. Tutti abbiamo storie da raccontare, l’importante è con quanta convinzione le racconti”.

Gli inizi: da Basil a Hercules

Dopo un corso di animazione al fianco di nomi del calibro di John Lasseter e Brad Bird, l’avventura professionale con la Disney di Morris inizia nel 1988, con Basil l’investigatopo. “Il primo film in cui ho lavorato prima come animatore e poi come membro dello Story Department. In Basil dovevo creare una trappola che gli permettesse di scappare. Capì che il segreto era fare cose molto complicate. Mi inventai questa trappola che usava una serie di escamotage, c’era una sfera di metallo, uno scivolo, una balestra. Avevo ricostruito la trappola nelle realtà, avevo scattato le foto e ricostruito il tono. La scena funziona perché Basil è un narcisista e David deve riportarlo con i piedi per terra”.

Morris racconta che è stata sua l’idea di proporre un sequel di Bianca e Bernie a oltre 10 anni di distanza dal primo. Il processo che portò infine a Bianca e Bernie nella terra dei canguri è stato più complesso di quanto potesse sembrare. “Facevo bozzetti, erano idee che mi venivano in mente: è un processo organico, che deve costruirsi da solo. Inizialmente il film era ambientato in Egitto, ma in seguito a un episodio che vide l’uccisione di alcuni turisti durante una visita alle piramidi, la produzione decise di cambiare ambientazione. Io volevo ambientare il film in Africa, ma dissero che era troppo etnica, cosa che oggi, nell’era della diversità, ci sembra assurdo. Il successo di Mr. Crocodile Dundee mi ispirò e mi convinse ad ambientare il film in Australia”.

Seguirono il lavoro al La Sirenetta, in cui offrì spunti per i personaggi di Sebastian e di Ursula, che inizialmente erano pensati per essere rispettivamente un granchio eremita e un pesce scorpione; e il lavoro per Hercules, dove si dedicò al lavoro della sequenza finale, quella della battaglia con i Titani. Una scena così complessa che lo costrinse a utilizzare delle miniature molto essenziali, a causa della mole di disegni da realizzare. “C’è un metodo che ho imparato alla scuola di animazione. Il materiale che hai deve essere pronto per essere valutato da un regista, anche se grezzo. È molto importante lavorare sull’insieme complessivo”.

Alla ricerca di Nemo

Poi arrivò Alla ricerca di Nemo, il film che Morris è “riuscito a influenzare di più” con le sue idee. A quanto pare dopo la prima proiezione le reazioni furono miste. “A Steve Jobs non piaceva il film, perché odiava suo padre, ma anche perché le sequenze che dividevano il film erano episodiche, non erano legate le une alle altre. La percezione era un senso di isolamento per il papà. Per un mese lavorammo 8 ore al giorno per migliorare il film. La writers room non era uno spazio sicuro, non eravamo gentili gli uni con gli altri, dovevamo essere onesti se un’idea non ci piaceva. Pensai a quando viaggiavo in macchina con mio padre e guardavo la strada. Capii che se Marlin doveva trovare un percorso giusto aveva bisogno di una strada. Quali sono le strade dell’oceano? Le correnti”.

Ma i problemi non erano finiti qua. Ad esempio, nonostante il suo personaggio fosse coerente e funzionale, Marlin era troppo fastidioso. “Capimmo che dovevamo far vedere cosa accadeva prima di Nemo, la mamma, le uova. Inserendo il prologo tutto funzionò meglio” spiega Morris. Il personaggio di Dory, inoltre, doveva diventare il surrogato di Nemo. “Era tramite il rapporto con lei che il padre doveva cambiare, facendo rimbalzare su di lei le sue frustrazioni”.

Infine, c’era la scena con la balena. “Lì impara a lasciare andare e accettare che qualcosa di brutto può accadere. È un atto di fede. Quando rivedrà suo figlio, non sarà lo stesso padre di quando lo aveva lasciato”.

La Principessa e il Ranocchio

Dopo aver lavorato a tanti film che poi non sono mai stati realizzati (“fa parte del lavoro). Morris è tornato alla Disney grazie a John Musker, che lo ha chiamato per La Principessa e il Ranocchio,  il suo ultimo film Disney, nonché il primo in cui è stato costretto a lavorare con il pc, imparando tutto da zero.

Il suo contributo principale è stato nella creazione delle ombre, che inizialmente dovevano essere un doppio dell’antagonista, la sua parte malvagia, e che invece poi divennero dei demoni con cui sanciva un patto. Cosa sarebbe successo se non lo avesse rispettato? A Morris toccò la responsabilità di immaginarlo: “Ho realizzato tante visual per rappresentare il modo in cui veniva trascinato all’inferno”.

L’esperienza di Bruce Morris, in conclusione, ci racconta il backstage della grande industria dell’animazione. Attraverso la voce di un personaggio abituato a stare nell’ombra, lontano dalle luci dei riflettori, si ha la possibilità di capire il processo creativo di un grande film e, soprattutto, come solo grazie al contributo di tanti brillanti creativi,  spesso anonimi, la fabbrica dei sogni può diventare realtà.

“Dovete sempre rimanere curiosi. – conclude Morris – Continuate a imparare, rimanete curiosi e appassionati. Quello che ti rende speciale è quello che fai con le tue storie e come trovi il coraggio per farlo”.

31 Maggio 2024

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