La ‘malincomica’ commedia di padre Carlo


E’ dedicato a suo padre, il grande critico e storico del cinema Mario Verdone, scomparso qualche mese fa e che lo esortava negli ultimi giorni di vita a non andare troppo spesso a trovarlo ma a concentrarsi sul suo lavoro, Io, loro e Lara. Il nuovo e ispirato film, diretto e interpretato da Carlo Verdone, è prodotto dalla Warner Bros. Italia che lo lancerà nelle sale martedì 5 gennaio in 650 copie, dopo un’anteprima nazionale prevista il 2 a L’Aquila per rispettare una promessa fatta dall’attore-regista romano durante una recente visita alle popolazioni colpite dal terremoto.

 

Sceneggiata dall’autore con Francesca Marciano e Pasquale Plastino e interpretata al suo fianco da un cast particolarmente intonato, che schiera Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Marco Giallini, Sergio Fiorentini e Angela Finocchiaro, questa commedia corale “malincomica”, presentata oggi con successo alla stampa, vede Verdone nei panni di don Carlo Mascolo, un sacerdote che torna a Roma dopo dieci anni di intenso e difficile lavoro come missionario in Africa. In piena crisi spirituale, don Carlo viene consigliato dai suoi superiori di trascorrere un periodo di riposo nella propria famiglia che ritroverà incapace di ascoltarlo e in un vortice nevrastenico, confuso e aggressivo, scoprendo una realtà più complessa e caotica di quella lasciata alle sue spalle.

 

L’anziano padre vedovo (Sergio Fiorentini) si è risposato con la propria badante ucraina e sfoggia un pericoloso vitalismo giovanilista, mentre i fratelli, il broker finanziario cocainomane Luigi (Marco Giallini), e Bea, una psicanalista costantemente sull’orlo di una crisi di nervi (Anna Bonaiuto), vedono il patrimonio di famiglia in pericolo.

Le cose si complicheranno ulteriormente quando – deceduta all’improvviso la neo-matrigna – don Carlo e la sua famiglia si imbatteranno nella figlia dell’ex badante, la sensuale e misteriosa Lara (Laura Chiatti), portatrice di nuovi scompigli con la sua vita “scombinata” che la fa ritenere di volta in volta tossicodipendente, bisognosa di cure neurologiche e modella porno in chat.

Nonostante si ritrovi sempre di più come “un pugile all’angolo che prende cazzotti allo stomaco continuamente e che si trova strattonato e coinvolto nelle pazzie altrui”, don Carlo riuscirà con la sua generosa saggezza a risolvere incresciosi equivoci – particolarmente esilaranti le sequenze con l’assistente sociale Angela Finocchiaro che durante un’ispezione crede di riconoscere in lui il sosia del suo ex marito scomparso… – e a far ritrovare comunque alla famiglia un insperato equilibrio.

 

“Ho voluto mettere da parte per una volta le solite vicende borghesi con cialtroni e corna che non mi fanno più ridere per concentrarmi su una persona perbene, un prete missionario in crisi di fede a causa dei continui dolori e disagi di cui è testimone in Africa – ha spiegato l’autore – sentivo la necessità di parlare di un tema inconsueto come l’etica e il farlo rappresenta un’operazione d’avanguardia in un mondo in cui si è perso ogni senso della morale e della civiltà”. 

Non a caso Verdone ha voluto simboleggiare nel messaggio finale un’immagine di tolleranza, di quieto vivere e di concordia, “mettendo in rilievo il pericolo della tipica diffidenza italiana verso gli stranieri, che può scivolare facilmente verso il razzismo, e l’importanza di sapersi accettare anche attraverso i propri difetti e problemi”.

 

Verdone ha tenuto a precisare di avere avvertito l’esigenza, anche da parte del pubblico, di un film in cui fossero recuperati alcuni valori importanti. “Ho scelto di dar vita ad un sacerdote per sottolineare che oggi queste persone sono molto diverse da quelle del passato, che forse ho preso in giro in alcuni miei film per la loro retorica fuori del tempo. Esistono per fortuna molti preti moderni, efficienti, attivi nella vita sociale che provengono spesso da esperienze missionarie ed operano in periferie difficili riuscendo a farsi ascoltare dalla gente. Al di là dei predicatori rigidi e dei crociati fanatici, esiste una parte buona della Chiesa, attiva e positiva, che andava indagata e raccontata”.

 

Interrogato sul proprio rapporto con la fede Verdone si è schermito: “E’ qualcosa di intimo e personale, mi sembrano terribili i presunti vip che raccontano le loro conversioni o la loro militanza cattolica ai rotocalchi. Sono sempre diffidente verso alcuni dogmi, ma nutro una speciale ammmirazione per i sacerdoti un po’ anticonformisti, capaci di scendere dal pulpito per confrontarsi con la realtà sociale e civile. Credo che la gente riesca a confrontarsi sempre più volentieri con loro in assenza di altri punti di riferimento autorevoli e per reazione a quella continua e becera lite condominiale che sono la vita pubblica e i dibattiti in tv. Sono amico di diversi preti molto preparati, tolleranti e aperti, con i quali mi trovo a discutere di qualsiasi argomento liberamente e il film mi è stato ispirato soprattutto da loro”.

 

E a proposito delle reazioni delle gerarchie ecclesiastiche a Io, loro e Lara, il regista ha rivelato che è
stato visto ed apprezzato da alti rappresentanti della Cei, “uno dei quali mi ha rassicurato sul fatto che il nostro film è stato per loro una carezza”.

Verdone ha infine lodato senza riserve, dal punto di vista professionale ed umano, l’intero cast, dicendosi felicemente sorpreso dalla bravura e dall’impegno di Laura Chiatti che ha voluto in scena per una volta castana e non come al solito bionda “per farla sembrare una tipica ragazza della porta accanto. Ma Laura resta sempre bellissima, anche se le piazzi un gatto in testa: mi ha convinto molto, riuscendo ad essere divertente nei momenti comici e coinvolgente in quelli nostalgici con il suo personaggio di ragazza figlia dei nostri giorni, tormentata da conflitti, incertezze esistenziali e un passato complicato. Insomma una mina vagante che porta scompiglio”.

La Chiatti infine ha confessato di avere vinto le preoccupazioni iniziali solo grazie alla naturalezza assoluta con cui il suo regista le ha concesso di muoversi sul set: “All’inizio ero terrorizzata di fare l’orrenda parodia-pantomima dei personaggi interpretati per e con Carlo da attrici come Claudia Gerini, Margherita Buy o Asia Argento…”.

autore
30 Dicembre 2009

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