Ken Loach paladino dei nuovi poveri

Il regista inglese commuove Cannes con I, Daniel Blake, duro atto d'accusa contro la strategia per smantellare il Welfare State


CANNES – “Brexit o non brexit? E’ una questione difficile, ci sono aspetti da considerare da una parte e dall’altra, siamo in un’Europa neoliberista e sempre più orientata alle privatizzazioni e ai tagli sociali. Ma se usciamo c’è il rischio che questi tagli in termini di lavoro e di welfare vadano ancora peggio e che un governo di destra governi l’Inghilterra senza neppure le regole europee. Quale sarà il male minore? Forse la soluzione è restare e cercare l’alleanza con gli altri partiti europei dei lavoratori”. A parlare è Ken Loach, irriducibile paladino dei diseredati, che a Cannes, in concorso, ha portato un film duro e molto commovente, atto di denuncia contro i costi umani della fine di una politica sociale. I, Daniel Blake, realizzato con il consueto team (lo sceneggiatore Paul Laverty e la produttrice Rebecca O’Brien) è la storia di Dan (Dave Johns), un falegname di Newcastle, da poco rimasto vedovo, che ha smesso di lavorare in seguito a un infarto. Per la prima volta nella sua vita di lavoratore, alla vigilia dei 60 anni, ha bisogno dell’aiuto dello Stato per campare. Ma un sistema ottuso, o forse in malafede, che usa internet e i call center come barriere invalicabili specie per chi appartiene alla vecchia generazione, gli nega il sussidio di invalidità e per percepire quello di disoccupazione deve dimostrare di cercare attivamente lavoro andando in giro a distribuire curriculum. Nel corso della sua odissea incontra Katie (Hayley Squires), mamma single di due bambini, e indigente. Le hanno assegnato una casa popolare ma non nella sua città, Londra, bensì nella più economica Newcastle, a chilometri di distanza dalla nonna dei piccoli. Tra queste due persone, indifese e sole, si crea una solidarietà e un’amicizia che potrebbe aiutarli a rimettersi in sesto. Se solo l’ottusità della burocrazia non si accanisse contro di loro. Eppure tutto sarebbe molto semplice se la dignità di queste persone non venisse calpestata: “Mi chiamo Daniel Blake e sono un cittadino. Chiedo soltanto di essere trattato con dignità. Né più né meno”. 

Il quasi ottantenne Ken Loach aveva annunciato di volersi ritirare dopo Jimmy’s Hall, ma evidentemente l’urgenza di battersi per un’Europa più equa l’ha riportato al lavoro. E il caloroso applauso ricevuto in sala stampa gli dà ragione. In particolare in questo film, che parte con toni leggeri, quasi di commedia, e sprofonda nel dramma, vuole additare con chiarezza le strategie pubbliche che spingono i poveri e i disoccupati a sentirsi in colpa per la propria condizione e quindi ad accettare qualsiasi impiego e qualsiasi salario. Per raccontare questa storia ha scelto due interpreti poco esperti e di estrazione operaia: Dave Johns fa cabaret ed è al suo primo film, Hayley Squires scrive testi per il teatro. “Cercavo la semplicità nello stile e nella costruzione, non volevo nulla che distraesse il pubblico dall’essenza dei personaggi. Come diceva Bertolt Brecht: le parole più semplici sono sufficienti quando bisogna toccare il cuore di tutti”.

Il film è anche un ritorno al suo primo cinema, quello degli anni ’60, con lavori come come Cathy Come Home. Cinema di denuncia che mette in scena la ribellione contro il sistema, come nella scena in cui Dan scrive con la bomboletta spray sul muro dell’ufficio di collocamento. “Voglio essere scioccante perché questo problema non tocca soltanto il mio paese ma tutta l’Europa ed è molto urgente. Le persone più vulnerabili si sentono dire che è colpa loro se non hanno lavoro. Il tasso di disoccupazione è altissimo, in Gran Bretagna ci sono due milioni di iscritti alle liste di collocamento e altri due milioni che non ci provano neanche, disabili e invalidi. Intanto i suicidi stanno diventando un problema di massa. E’ una reazione umana alla frustrazione e alla disperazione”.

Paul Laverty ha viaggiato per tutto il Regno Unito incontrando tanta gente. “Ci sono molte banche alimentari dove si possono ricevere alimenti e altri beni di prima necessità e proprio in questi luoghi abbiamo raccolto una quantità di storie terribili, come quelle degli inquilini sfrattati perché avevano osato protestare per qualche magagna della casa”, racconta lo sceneggiatore. “Il film – aggiunge Laverty – poteva essere anche più duro. Ci sono molti impiegati dei servizi sociali che si sentono letteralmente umiliati nel dover trattare così male gli utenti, ma è proprio questa la strategia per allontanare i cittadini dal servizio sociale. Anzi, la propaganda dipinge chi riceve il sussidio come un parassita e ci sono stati episodi di persone additate dagli altri cittadini o addirittura malmenate per questo”.

Loach, Palma d’oro nel 2006 con Il vento che accarezza l’erba, racconta che il film è stato costruito sulla base di una precisa sceneggiatura ma girato nei luoghi reali dove si svolge la vicenda, dal banco alimentare all’ufficio di collocamento e quindi lasciando tutto lo spazio alla realtà. “Per me è un po’ come nel neorealismo italiano”, sintetizza. Quindi torna a parlare di politica. Del leader laburista Jeremy Corbyn dà una valutazione positiva: “E’ la cosa migliore successa al Labour dalla seconda guerra mondiale. Blair e Brown capivano solo gli interessi del business, lui ha a cuore e conosce quelli della gente comune… Però l’unica soluzione – torna a dire – è creare una vera sinistra in Europa che non dia la precedenza all’economia, alle privatizzazioni, che sostenga un grande movimento popolare dalla Grecia alla Spagna”.

Il film sarà distribuito in autunno da Cinema di Valerio De Paolis.

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13 Maggio 2016

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