Jesus Christ ancora Superstar 50 anni dopo

Il musical di Norman Jewison tratto dall'opera teatrale di Rice & Webber è un classico pasquale. Ricordiamo i motivi per cui fece scalpore alla sua uscita, nel 1973


Nell’era del “Politicamente Corretto” guardare Jesus Christ Superstar è un atto sovversivo.Basterebbe dire che l’unico personaggio interpretato da un nero è Giuda. Il traditore.

Il grande colpevole di aver non solo voltato le spalle al suo Maestro, ma soprattutto di aver inquinato la bellezza del bacio con il veleno dell’inganno. Questo è un punto di vista, ma da un’altra prospettiva il Giuda di JCS è il vero eroe della storia. tanto che uno dei due creatori della storia per Broadway, Tim Rice (l’altro è Andrew Lloyd Webber) disse in un’intervista: “Siamo stati criticati per aver omesso la Resurrezione, ma non faceva parte della nostra storia perché, a quel punto, Giuda era morto. E la sua storia era finita”.

Quest’anno compie mezzo secolo il film musical di Norman Jewison che ha raccontato la figura di Gesù in un modo che non smette di essere moderno e sopra le righe. E ovviamente controverso.

C’è una lunga storia di film e opere teatrali su Gesù che attirano critiche se non corrispondono alle aspettative della gente, anzi dei fedeli. Prima col musical del 1971 e poi nello splendore del respiro cinematografico del 1973: Jesus Christ Superstar ha turbato tanti. Chi pensava fosse un sacrilegio smaltare di rock la tragedia di Gesù, chi riteneva che lo spettacolo tradisse i Vangeli, chi lo accusava di antisemitismo, chi lo tacciava addirittura di blasfemia.

Tra tutti i motivi ecco i 6 più sostanziali:

– Giuda, interpretato dal compianto Carl Anderson con una potenza vocale e coreografica che non hanno pari nel film, urla chiaramente nella sua prima canzone (e altrove) che non crede che Gesù sia il Messia, ma solo un buon maestro che ha iniziato a credere a ciò che gli altri dicono di lui. Cioè in parole povere: si è montato la testa.

– Gesù non è rappresentato come dotato dei poteri soprannaturali menzionati nella Bibbia. I personaggi fanno riferimento a Gesù che compie miracoli, ma non ne avviene nessuno sullo schermo. In una canzone, “The Temple”, una folla di lebbrosi si avvicina a Gesù che, invece di guarirli, dice loro di andarsene perché lo stanno sopraffacendo.

– Maria Maddalena è implicitamente una prostituta e nella canzone “I Don’t Know How to Love Him” ammette di provare sentimenti romantici per Gesù. Alcuni dei suoi sentimenti vengono comunicati quando (come la donna in Luca 7:36-50) versa olio e profumo su Gesù. Gesù sembra compiaciuto dalle sue azioni, ma il testo lascia ambiguo il fatto che stia ricambiando i suoi sentimenti.

– Gesù esprime dubbi mentre canta “Gethsemane (I Only Want to Say)”, dicendo che sa di dover morire ma si chiede perché debba accadere. Prima, nella canzone “The Last Supper”, si chiede se qualcuno si ricorderà di lui, suggerendo di non avere una previsione divina.

– Il musical non mostra, come abbiamo detto all’inizio, la resurrezione di Gesù. Si conclude con Gesù che muore sulla croce.

Eppure Il film si apre in un modo intelligente che sembra da subito mettere le mani avanti e rispondere a possibili polemiche. JCS non è un elaborato dramma in costume, non è la verità dei Vangeli: comincia con un gruppo di giovani attori che si recano in un deserto per mettere in scena l’opera. In altre parole, la sceneggiatura chiarisce subito al pubblico: “Questo è una spettacolo, tenetelo a mente”.

E lo stesso titolo ci regala subito la cornice in cui inquadrare la storia.

Non si tratta di Gesù come “figlio di Dio” o “Re dei Re”. Si tratta di una superstar, una figura “famosa”, un idolo pop che quando arriva a Gerusalemme fa cambiare idea a tutti, creando discussione sulla sua identità.

Giuda vede un maestro di morale che ha perso la strada. Maria Maddalena vede un uomo diverso da tutti quelli che ha conosciuto. Caifa riconosce in lui una minaccia al suo potere. Pilato lo considera un uomo con il complesso del martire. Re Erode lo definisce un pazzo. Simone lo Zelota e i suoi compatrioti ballerini lo dipingono come un leader politico capaci di guidarli a un colpo di stato contro i Romani. Queste diverse prospettive provocano risposte diverse, che possono spingere gli spettatori a discutere su ciò che credono di Gesù, aprendo così la porta a discussioni spirituali più profonde.

Anche se si può continuare a discutere all’infinito su quanto Jesus Christ Superstar si avvicini ai Vangeli e su quanto un cattolico si senta a proprio agio con la propria visione di Gesù, rimane un musical avvincente che può servire come strada per avvicinarsi a farsi un’idea dell’Uomo nascosto dietro al Divino.

Per Pasqua fatevi un regalo: guardate, ascoltate, amate questo film che, a distanza di 50 anni, non smette mai di irradiare spiritualità e bellezza.

Manlio Castagna
08 Aprile 2023

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