Il monello di Chaplin apre le Giornate del muto

Per la 38esima edizione delle Giornate del cinema muto, che si svolgerà dal 5 al 12 ottobre, il direttore Jay Weissberg gioca l’asso proponendo in apertura uno dei film più amati di sempre, The Kid


Per la 38esima edizione delle Giornate del cinema muto, che si svolgerà dal 5 al 12 ottobre, come sempre al Teatro Comunale Giuseppe Verdi di Pordenone, il direttore Jay Weissberg gioca subito l’asso proponendo in apertura uno dei film più amati di sempre, The Kid (Il monello) di Charles Chaplin, accompagnato dalla musica composta dallo stesso Chaplin per la riedizione del 1971, restaurata e arrangiata dal maestro Timothy Brock, che sabato 5 ottobre dirigerà nell’esecuzione l’orchestra San Marco di Pordenone. L’evento sarà replicato il pomeriggio di domenica 13 ottobre, nell’ambito della stagione musicale del Verdi, con la direzione dell’orchestra affidata a Günter A. Buchwald. Il primo lungometraggio di Chaplin, girato fra il 1919 e il 1920, uscito nel 1921 e considerato da molti il suo capolavoro, racconta la storia di un neonato abbandonato da una ragazza madre e adottato dal poverissimo Charlot, che ne farà il monello impersonato da Jackie Coogan. Sulla performance del piccolo attore, destinato a diventare il più famoso divo bambino del cinema muto, David Robinson, critico e biografo ufficiale di Chaplin (oltre che direttore emerito delle Giornate), ha scritto: “Nessun bambino, nel cinema sia muto che sonoro, ha mai superato, per naturalezza e intensità dei sentimenti, Jackie Coogan nei panni del monello”.

Per la serata conclusiva, un altro titolo leggendario: The Lodger (Il pensionante, 1927) di Alfred Hitchcock, con un ambiguo quanto affascinante Ivor Novello. Film ad alta tensione ambientato nella nebbia di Londra, come recita il sottotitolo “A Story of the London Fog”, The Lodger è tratto dal romanzo di Marie Belloc Lowndes ed è ispirato alla vicenda di Jack lo Squartatore, il cui ricordo, a quattro decenni di distanza, era ancora vivo nella capitale inglese. “Forse la migliore produzione britannica di tutti i tempi”, scriveva all’epoca il Bioscope, e Hitchcock stesso lo considerava il suo primo vero film, ovvero quello in cui per la prima volta il regista si riconosceva nel proprio stile, geniale combinazione di suspense e humour uniti a un’abile messa in scena. La nuova partitura composta per The Lodger da Neil Brand sarà eseguita dall’Orchestra San Marco diretta da Ben Palmer.

L’evento orchestrale di metà settimana (mercoledì 9 ottobre) è il capolavoro del 1929 del regista sovietico Fridrikh Ermler, Oblomok imperii (Un frammento d’impero), con Fyodor Nikitin. Struggente metafora dei mutamenti avvenuti in Unione Sovietica negli anni ’20, è la storia di un soldato segnato pesantemente dalla guerra che dopo dieci anni, nel 1928, ritrova la memoria e torna nella sua città, San Pietroburgo diventata Leningrado, trovandovi finalmente pace ma anche lo sconforto di fronte a una società completamente cambiata dopo la Rivoluzione. Fino a poco tempo fa disponibile solo in copie lacunose, il film è presentato non solo nel nuovo restauro realizzato da San Francisco Silent Film Festival, EYE Filmmuseum e Gosfilmofond ma anche con la partitura orchestrale originale recentemente riscoperta, che a Pordenone avrà la sua prima internazionale dopo un’unica esecuzione a Mosca. A dirigere l’orchestra sarà Günter A. Buchwald.

Protagonista della personale di quest’anno è la più grande star del western muto, William S. Hart. Con un volto iconico come quello di Buster Keaton e una laconicità che ha influenzato generazioni di attori cowboy (incluso John Wayne), la popolarità di Hart rivaleggiava all’epoca con quella di Chaplin. Nell’affollatissimo panorama del western, i suoi film si distinguevano per l’attenzione e l’apprezzamento sia per la cultura dei bianchi sia per quella dei nativi americani. Fra i titoli in programma – sette lungometraggi e sette cortometraggi – anche il nuovo restauro di The Aryan (Il bandito della miniera d’oro, 1916), un film a lungo creduto perduto, riscoperto pochi anni fa a Buenos Aires e che sarà presentato in prima mondiale. La retrospettiva è realizzata in collaborazione con il William S. Hart Museum di Newhall, California.

Ritorna a Pordenone l’allegra brigata delle “Nasty Women”. Con questo titolo era stata proposta nel 2017 una serie di cortometraggi comici – la maggior parte risalente agli anni ’10 del secolo scorso e alcuni anche precedenti – in cui le protagoniste, donne e ragazze dal carattere forte, gettavano scompiglio nel loro ambiente sovvertendo le regole dettate dal potere patriarcale. Accolta dagli studiosi di cinema come un nuovo punto di riferimento per la comprensione del genere comico, la serie avrà un seguito quest’anno con diversi altri titoli di “Nasty Women” presentati all’interno della più ampia sezione sulle origini dello slapstick europeo. Con la nuova rassegna si cercherà di risalire alle origini dello slapstick in Europa, collegando gag e numeri comici alle loro fonti, rintracciabili nella tradizione del music hall e del vaudeville ma anche nel circo, seguendone poi l’evoluzione nei primi cortometraggi comici e, in seguito, nei lungometraggi. Tutto, ovviamente, a suon di musica e di risate.

La centralità delle donne torna in altre parti del programma delle Giornate del Cinema Muto. Si vedranno, fra gli altri, alcuni lavori con due vedette d’oltralpe come Suzanne Grandais, la Mary Pickford francese, e la mitica Mistinguett, oltre a una delle prime grandi produzioni con Joan Crawford, il film MGM Sally, Irene e Mary (1925) di Edmund Goulding, da poco restaurato dal George Eastman Museum di Rochester (New York).

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30 Luglio 2019

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