‘Gli spiriti dell’isola’, la definitiva consacrazione di McDonagh

Dopo il successo alla Mostra di Venezia, e le 9 nomination agli Oscar, il nuovo film di Martin McDonagh arriva nelle sale italiane dal 2 febbraio: quali sono le ragioni del suo successo?


Il suo percorso è iniziato quasi sei mesi fa alla Mostra di Venezia, dove è stato accolto come uno dei migliori titoli in Concorso. Il 2 febbraio, The Banshees of Inisherin (leggi l’articolo)  arriva anche in Italia, con il suo nuovo – e decisamente più semplice – titolo, Gli spiriti dell’isola, e con tantissimi riconoscimenti sulle spalle, tra cui 8 Golden Globe – dove però era candidato come commedia – e ben 9 candidature ai prossimi premi Oscar.

Dopo la parziale delusione di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, che ottenne statuette solo per le interpretazioni (Frances McDormand e Sam Rockwell), questa potrebbe essere l’occasione giusta per il regista e sceneggiatore Martin McDonagh per aggiudicarsi un Oscar tutto per sé (al netto di quello vinto per il Miglior Cortometraggio nel 2006). Oppure, al contrario, potrebbe rivelarsi l’ennesima delusione per un autore che con quest’opera ha dimostrato di avere raggiunto la totale maturità artistica, spaziando nei generi, senza mai perdere il proprio riconoscibilissimo stile.

Gli spiriti dell’isola è ambientato nell’immaginaria isoletta irlandese di Inisherin nel 1923, sul finire della guerra civile irlandese. Il conflitto bellico che appare sullo sfondo, dall’altre parte del mare, è un contraltare tematico di ciò che accade ai protagonisti della storia: Pádraic e Colm, amici fraterni che da un giorno all’altro smettono di esserlo. La scelta da parte di uno dei due è apparentemente senza senso e manderà in completa confusione l’altro, che si troverà improvvisamente senza il suo unico punto di riferimento nella solitudine alienante dell’isola.

Da una premessa così semplice McDonagh spreme tutta la sua genialità autoriale riuscendo a calibrare come al solito elementi grotteschi e quelli tipici del thriller psicologico. Non deve stupire in tal senso la candidatura al Miglior Montaggio, che premia la capacità di dare ritmo alla costruzione dei personaggi e dell’ambientazione. Qui, in particolare, è cruciale la simbiosi con la colonna sonora – anch’essa candidata – per restituire quella perenne sensazione di disagio vissuta dal protagonista. Un malessere che passa sottopelle quasi inosservato, merito anche della capacità incalzante di McDonagh di smorzare e ribaltare continuamente la tensione con la sua ironia.

La perfetta costruzione del conflitto tra i personaggi e la loro curata introspezione sono gli ingredienti che hanno portato alla nomination per Miglior Sceneggiatura Originale, sicuramente tra le più meritate. McDonagh non risparmia nulla ai suoi due protagonisti, non ha pietà per loro – come dovrebbe fare ogni buon autore – portando allo stremo le conseguenze delle loro azioni.  Anche sulla direzione degli attori c’è poco da ridire, non a caso tutti gli interpreti principali hanno ottenuto una candidatura: Barry Keoghan con la sua capacità di calarsi nel ruolo più fragile e controverso possibile; Kerry Condon con la sua intelligenza e sensibilità che traspare soprattutto davanti alle scelte più ardue; Brendan Gleeson follemente determinato fino all’autodistruzione e, infine, Colin Farrell, così teneramente buono e, al tempo stesso, fastidiosamente ingenuo.

Infine, c’è la nomination per la Miglior Regia. Seppure il vero talento di McDonagh si nasconda nella penna, non si può non sottolineare come riesca a riportare su pellicola – o meglio su pixel – il suo viscerale amore per il luoghi che racconta, tramandando allo spettatore tutta la fascinazione per quell’isola sperduta nell’Atlantico simile a quella dove è cresciuto. Tutte le nomination, insomma, sembrano pienamente meritatate così come sono perfettamente oliati gli ingranaggi della macchina costruita dall’autore, che potrà forse rimanere a bocca asciutta ancora una volta, ma che si consolerà – eventualmente – grazie alla consapevolezza di avere realizzato una delle più originali e intense esperienze cinematografiche dell’anno.

Carlo D'Acquisto
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