Frémaux: “Paradosso Italia: grandi autori ma sale in sofferenza”

Il delegato generale di Cannes Thierry Frémaux incontra la stampa internazionale alla vigilia dell'inaugurazione


“Con due veterani e una giovane regista il cinema italiano a Cannes è ben rappresentato, anche se vive una situazione paradossale. Dopo gli anni ’90, caratterizzati dall’assenza di dialogo con la TV e dalla mancanza di un sostegno del governo, le cose sono molto cambiate, ma non basta. E se i maestri come Bellocchio e Moretti non hanno mai smesso di creare, sono arrivate nuove generazioni, autori come Matteo Garrone e Alice Rohrwacher, avete tantissimi poeti. E’ vero che l’Italia ha un problema con le sale, in Francia hanno resistito meglio, ci siamo battuti per questo come Festival e, per esempio, abbiamo tre film della selezione ufficiale, compreso quello d’apertura Jeanne du Barry, che arrivano in contemporanea sugli schermi, per noi è una tradizione e un modo per coinvolgere il grande pubblico. Tra l’altro in Francia il cinema d’autore funziona bene in sala, anche d’estate. In Italia il paradosso è una situazione di fragilità per un paese che ha fatto la storia del cinema. So che la Mostra di Venezia, la Cineteca di Bologna, il Centro Sperimentale di Cinematografia stanno lavorando molto per sostenere il cinema, ma bisognerebbe fare di più”.

Il delegato generale di Cannes Thierry Frémaux incontra la stampa internazionale alla vigilia dell’inaugurazione. Un’ora di colloquio in cui vengono toccati tanti temi, politici e artistici, di costume e di organizzazione. Frémaux rifiuta di rispondere sui film che non ci sono (Woody Allen, tra tutti), ma non si tira indietro di fronte alle critiche per il sistema delle prenotazioni che va in tilt impedendo a molti giornalisti di prenotarsi per la visione dei film più attesi (il nuovo Indiana Jones, per esempio, alle 7 del mattino era già ‘complet’).   

“Vogliamo dialogare con voi per migliorare le cose”, afferma Frémaux e sottolinea: “Il sistema computerizzato, qui come a Berlino o Venezia, rende le cose più complesse. Pensate che abbiamo rifiutato quest’anno 10mila richieste di accredito culturale, abbiamo un problema di sale e di posti. Ma è sempre stato così. Quando ero un giovane frequentatore di festival era orribile, adesso l’orribile è informatizzato”.  

Non c’è timore di ripercussioni dell’ondata di scioperi contro il sistema delle pensioni che si stanno abbattendo sulla Francia e che hanno portato a negare l’autorizzazione a qualsiasi manifestazione o assembramento nei pressi del Palais per ordinanza del prefetto. “Abbiamo un buon rapporto con i sindacati e non ci saranno boicottaggi, anche se sono previste rivendicazioni e momenti di protesta. Avremo anche la Giornata del clima lunedì prossimo. Io stesso porto il badge dell’Ucraina sul risvolto della giacca. Cannes è un grande momento mediatico ed è normale che la politica faccia la sua comparsa. L’anno scorso abbiamo avuto il presidente Zelensky in apertura, oggi il nostro impegno per la pace continua”.

Risponde sulla polemica innescata dalla lettera aperta di Adèle Haenel apparsa su Telerama in cui la giovane attrice spiega perché ha deciso di ritirarsi dalle scene per protesta dopo il César andato a Roman Polanski. L’interprete ha dichiarato, tra le altre cose, che “Cannes è pronta a tutto per difendere gli stupratori”, riferendosi a Polanski, Gérard Depardieu e Dominique Boutonnat, presidente del CNC. Secondo Frémaux, Adèle Haenel, che era a Cannes nel 2019 per accompagnare Ritratto di una giovane in fiamme, ha fatto un commento “radicale e falso”. “Non lo pensava quando è venuta a Cannes a meno che non avesse una dissonanza cognitiva. La gente usa il festival per dare risalto a certi temi, è normale, siamo una piattaforma e non me ne lamento. Ma se voi giornalisti pensaste che questo è un festival di stupratori, non stareste certo qui seduti ad ascoltarmi lamentandovi di non riuscire a trovare i biglietti per le proiezioni”.

Altra polemica quella legata alla scelta del film di Maiwenn Jeanne du Barry con Johnny Depp nel ruolo di Luigi XV: “Non so nulla dell’immagine di Depp negli Stati Uniti. Per quanto mi riguarda Ho una sola regola, la libertà di pensiero, di parola e di espressione dentro i confini della legalità. Se a Johnny Depp fosse stato impedito di recitare o se il film fosse stato proibito non saremmo qui a parlarne. Noi di Cannes abbiamo visto il film di Maiwenn e ci è piaciuto, avrebbe potuto essere l’ottava donna in concorso. La polemica è esplosa dopo che lo abbiamo selezionato, ma già da prima tutti sapevano che Johnny aveva fatto un film in Francia. Perché Maiwenn lo ha scelto? Chiedetelo a lei. Sono l’ultima persona al mondo a poter parlare di questo, non mi sono per niente interessato al processo. Non so nulla e mi interessa Johnny Depp solo come attore”.

Un giornalista svedese si informa sulla scelta di Ruben Östlund come presidente della giuria: “Gli ho detto che volevamo una donna, ma lui è stato la nostra prima opzione come uomo. E’ un astro del cinema europeo da almeno dieci anni, vive un grande fermento creativo. E’ molto cinefilo. Rappresenta la Scandinavia e tutta una nuova onda di cinema nordico di cui fa parte anche Joachim Trier. Invito in giuria persone che amo e rispetto, che mi sorprendono, che portano qualcosa di nuovo”.

Infine un commento sulla presenza di sette donne in concorso. “Su questo tema si sta veramente facendo qualcosa e si vedono dei risultati, a partire dalla Palma d’oro a Julia Ducournau nel 2021. Nessuno ne parla ma c’è un’evoluzione in atto, noi, se siamo indecisi tra due film, prendiamo quello di una donna e nella nostra struttura abbiamo già raggiunto il 50/50, sia nel comitato di selezione, molto importante perché lo sguardo femminile è diverso, che nelle altre funzioni a partire dalla presidente Iris Knobloch“.

Cristiana Paternò
15 Maggio 2023

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