Mentre veniva omaggiato a Roma con “Winspeare in love”Salento Europa A/R”, una personale di suoi cortometraggi dedicatagli dalla 12a edizione del Festival Arcipelago, Edoardo Winspeare ha ottenuto in questi giorni un bel successo personale negli Stati Uniti presentando, prima a New York nella rassegna “Open roads” del Lincoln Center e poi a Los Angeles, il suo recente Il miracolo con notevole interesse da parte di alcuni distributori locali.
Il 39enne regista salentino di Pizzicata e Sangue vivo ha annunciato a New York i suoi nuovi progetti che lo vedranno coinvolto sia come produttore del film d’esordio della sua sceneggiatrice abituale Giorgia Cecere, ambientato negli anni ’50 nel Salento e nelle Murge, sia come regista di un nuovo ed impegnativo film da girare in Africa l’anno prossimo per Cattleya.
“Si tratta di La guerra privata del tenente Guillet, una libera trasposizione del libro omonimo di Vittorio Dan Segre, segnalatomi da Marco Tullio Giordana, che sto finendo di sceneggiare con Pierpaolo Pirone”, ha spiegato Winspeare sottolineando di essere stato suggestionato dalla vera storia di quello che può essere considerato una sorta di Lawrence d’Arabia italiano. “Guillet era un ufficiale di cavalleria piemontese di famiglia nobile che, dopo la resa dell’Amba Alagi del Duca d’Aosta in Africa orientale, combattè per un anno da solo gli inglesi che avevano messo una taglia sulla sua testa. Visse incredibili e rocambolesche avventure, riuscendo ad esempio a raggiungere lo Yemen mentre era solo e braccato travestendosi da arabo. Era affascinato dalla bellezza, dal paesaggio e dalla religione ma anche dalla lotta e dall’avventura, pur non amando i fascisti, e si affidava a Dio ed alla spiritualità, senza rinunciare a combattere e ad uccidere a colpi di sciabola”, ha proseguito il regista.
Le vicende di questa specie di Corto Maltese, che si innamorò tra l’altro di una bellissima indigena di nome Kadija oggi ancora in vita, coprono un arco di tempo che va dal 1935 al 1942. L’ambizione di Winspeare è quella di “raccontare un uomo di famiglia aristocratica cresciuto con valori tradizionali che arriva in Africa e si perde mettendo in discussione tutte le sue sovrastrutture sociali. Un colonialista che, a contatto con un continente per lui sconosciuto, cambia radicalmente il suo punto di vista e si converte all’Islam intraprendendo con successo, dopo la guerra, la carriera diplomatica e stringendo forti legami con tutti quelli che gli avevano dato la caccia”. Oggi il barone-generale Amedeo Guillet ha 95 anni, è l’ufficiale di cavalleria vivente più decorato e cavalca ancora benissimo i suoi due cavalli nella sua seconda patria, l’Irlanda.
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