Edoardo Strano: “Harrison Ford mi ha insegnato che non bisogna mollare mai”

L'attore siciliano racconta a Cinecittà News l'esperienza sul set di 'Indiana Jones', mentre da qualche mese sta girando negli Studi di Cinecittà la serie 'Those About To Die'


Edoardo Strano è nato a Catania, 30 anni il prossimo 18 agosto. Il suo debutto sul grande schermo è stato con Il traditore di Marco Bellocchio, dove ha interpretato un giovane mafioso di una famiglia rivale a Tommaso Buscetta (Pierfrancesco Favino). Poi è arrivata l’esperienza con Paolo Taviani nel film Leonora Addio. Nell’ultimo Indiana Jones e il quadrante del destino, diretto da James Mangold, ha avuto modo di recitare al fianco di Harrison Ford in una sequenza del film ambientata a Siracusa nel 214 a.C., nei panni dell’assistente di Archimede. “Un piccolo ruolo, ma importantissimo, anche umanamente” racconta a CinecittàNews l’attore siciliano che in questi mesi sta girando negli Studi di Cinecittà la serie internazionale Those About To Die diretta da Roland Emmerich, sul mondo complesso e corrotto dei gladiatori nell’Antica Roma.

Edoardo, non capita a tutti di poter lavorare con Harrison Ford. Com’è andata?

È stata un’esperienza entusiasmante e incredibile partecipare a un film così grandioso. Ho avuto modo di mettermi alla prova e lavorare con una star come lui. Forse l’esperienza più significativa, anche umanamente, è stato vedere in azione proprio una pietra miliare del cinema mondiale, un attore che non si risparmia mai, di grande spirito e sacrificio, che arrivato a quel livello lavora ancora così duramente e intensamente. Mi ha dato una grande lezione dal punto di vista professionale. Mi ha insegnato che questo è un mestiere fatto di attese e pazienza, ma che non bisogna mollare mai. 

Cosa ricordi del vostro primo incontro?

I tempi sono molto rapidi su un set. Quando sono arrivato alla Tonnara del secco, a San Vito Lo Capo, il primo giorno di riprese, è stato veramente emozionante. Ford stava girando con Phoebe Waller-Bridge. In una pausa tra un ciak e l’altro mi è venuto incontro e si è presentato. Una persona cordiale che mi ha dato contezza anche della sua grande umiltà.

Per te Indiana Jones non è stata l’unica esperienza su un set internazionale.

Da qualche mese sto girando la serie Those About to Die, negli Studi di Cinecittà. Partecipare a un progetto seriale ti fa conoscere un linguaggio nuovo. È una grande fonte di ispirazione creativa anche come attore. Poi essere diretto da Emmerich è un’esperienza formativa incredibile per me. Spero di incontrare anche Anthony Hopkins (che nella serie interpreta Vespasiano, ndr), ma per ora non c’è stata ancora occasione.

Quando hai capito che la recitazione sarebbe stata la tua ragione di vita?

È stata una vocazione sin da bambino. Sono sempre stato propenso già da piccolo a prendere la scena, dai racconti che mi facevano i miei genitori. Crescendo, sono diventato un grande spettatore di film e ho sentito un’attrazione nei confronti dei personaggi che vedevo e delle emozioni che prendevano vita sullo schermo. Ho sentito di voler provare a fare lo stesso e ho cercato la strada giusta per trasformare questa passione in una vera e propria professione.

Il tuo primo film è stato Il traditore. Cosa ha voluto dire essere diretto nell’esordio da un maestro come Bellocchio?

È stato un dono enorme. Non avrei mai pensato di debuttare con un gigante del nostro cinema. Nel film interpreto un personaggio di invenzione, “Padre battesimo”, un giovane mafioso della Palermo degli anni Cinquanta, che Tommaso Buscetta deve uccidere perché di una famiglia rivale alla sua. Con Bellocchio c’è stato un dialogo costante, dai provini al set. Un regista del suo calibro che si confronta con gli altri sull’esperienza creativa mi ha fatto comprendere cosa significa questo lavoro. È stato un faro artistico.

Sei stato diretto anche da Paolo Taviani in Leonora addio.

Non avrei mai pensato che, dopo Bellocciho, avrei lavorato con un altro regista italiano così importante e in un film che fa rivivere un mostro sacro della letteratura come Luigi Pirandello, nonostante fosse cenere. È stata un’altra esperienza incredibile. 

Quali sono i tuoi registi o attori di riferimento?

Come internazionali, Martin Scorsese e Christopher Nolan. Leonardo DiCaprio è un attore che seguo con grande stima. Sono affascinato anche dal modo in cui racconta le storie Matteo Garrone. Sarebbe un sogno riuscire a lavorare con uno di loro.

Come vivi questo tuo momento lavorativo? La concorrenza ti spaventa?

Questo per me è un periodo professionalmente molto bello. Non sento un senso di competizione con i colleghi della mia generazione. Le opportunità ci sono, per tutti c’è modo di mettersi alla prova. Questo mestiere è fatto di occasioni. Se il ruolo va a un altro attore e non a me, vuol dire che non ho dato abbastanza per quel personaggio. Mi fa piacere se anche altri giovani attori possono dare un contributo alla crescita del cinema italiano.

(Photo Credit: Paolo Stucchi)

Giulia Bianconi
09 Luglio 2023

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