Disneyland è il Bel Paese

Esce il 10 febbraio, poco prima di Saving Mr. Banks con Tom Hanks nei panni di zio Walt, il documentario di Marco Spagnoli Walt Disney e l’Italia – una storia d’amore


Mentre Meryl Streep lancia una polemica su Walt Disney, definendolo antisemita e sessista, e l’Italia si prepara ad accogliere l’uscita di Saving Mr. Banks, che racconta la storia della nascita di Mary Poppins – in sala il 20 febbraio, con Emma Thompson nei panni di Pamela Lyndon Travers e Tom Hanks in quelli di zio Walt – il nostro paese celebra l’eterno affetto del nostro paese per il più grande narratore dei nostri tempi tramite il documentario di Marco Spagnoli Walt Disney e l’Italia – Una storia d’amore, co-prodotto da Walt Disney Company Italia e Kobalt Entertainment (è la prima volta che Disney produce in Europa con un partner italiano).

Il documentario anticiperà l’uscita di Saving Mr. Banks, contribuendo a scaldare i motori. “Sarà in sala il 10 febbraio con un evento speciale nel circuito The Space – spiega Stefano Bethlen, head of theatrical distribution & marketing della storica compagnia – Poi inizieremo un tour: sono già confermate date a Bologna, Napoli, Torino, Milano e una presenza nella settimana del 20 sia su Sky che sulla Rai. Narrato dalla voce di Vincenzo Mollica (anzi, Paperica, con riferimento alla sua controparte disneyana già apparsa nei fumetti), articolato tra interviste e materiali d’archivio Luce e Rai, il film è, secondo le parole di Spagnoli “la biografia di un’emozione, più che di un personaggio. Ho imparato a leggere su Topolini e il mio primo film al cinema è stato un film Disney. E’ una storia che mi riguarda da vicino, come del resto ci riguarda tutti. Disney è stato accolto nel nostro paese con tanto calore che poi il prodotto è diventato quasi interamente italiano. Le storie Disney a fumetti da un certo momento in poi sono disegnate e scritte da italiani e solo in seguito esportate. La spiegazione la fornisce Giacomo Scarpelli, in una delle interviste del documentario: l’Italia è un paese che ha mantenuto una certa ‘fanciullezza’, ma la grossa differenza nella nostra percezione di Disney sta in questo: in America è visto soprattutto come un grande imprenditore, un ‘Tykoon’, come dicono loro, che ha costruito un enorme impero economico. Per noi conta l’artista Disney, quello che rischiava la bancarotta ogni volta che produceva un film. E litigava costantemente col fratello Roy per via dei soldi. Quando parlava con gli ingegneri dei suoi parchi a tema diceva questo: ‘gli aspetti economici lasciateli a mio fratello, qui parliamo di arte’. E’ stato un grandissimo innovatore. Biancaneve non solo fu il primo lungometraggio animato ma anche la prima volta che il pubblico pensò di potersi commuovere davanti a un cartone animato. Prima li realizzavano solo per far ridere. Mi sono limitato all’Italia ma sarebbe bello approfondire i rapporti di Disney con Htichcock, con Dalì o con Eisenstein, che scrisse su di lui un saggi meravigliosi.  

Tra le molte interviste (appaiono, in ordine sparso e senza pretese di completezza: Fausto Brizzi, Enrico Brignano, Fabio De Luigi, i giornalisti Oscar Cosulich e Fabio Licari, Micaela Ramazzotti, Riccardo Scamarcio, Edoardo Bennato, Greg & Lillo…) è particolarmente significativa quella a Roy De Leonardis, figlio di Roberto che curò l’adattamento e il doppiaggio di moltissimi classici, con coraggio e creatività e distaccandosi spesso dal modello originale. Un esempio su tutti, gli Aristogatti, dove il micione irlandese O’Malley diventa il mitico e romanissimo ‘Romeo, er mejo der colosseo’.

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24 Gennaio 2014

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