Dal Senegal una fiaba sulla siccità e il destino

L'unica opera prima del concorso di Cannes 76, Banel et Adama, è anche il primo film senegalese in corsa per la Palma d'oro e una delle sei pellicole firmate da una regista


CANNES – L’unica opera prima del concorso di Cannes 76, Banel et Adama, è anche il primo film senegalese in corsa per la Palma d’oro e una delle sette pellicole firmate da una regista. La trentaseienne Ramata-Toulaye Sy, cresciuta alla periferia di Parigi, ha dimostrato un notevole talento visivo nel costruire una storia d’amore pervasa da un forte sentimento ecologista e di contatto con la natura.

La siccità che colpisce vaste zone del pianeta e provoca la morte di persone e animali e la desertificazione dei territori è qui raccontata attraverso immagini di tragica bellezza, come quelle della migrazione improvvisa di uccelli che fuggono dalla sete, e dentro un contesto di tradizioni ancestrali che imprigionano gli individui e impediscono di scegliere il proprio destino liberamente.

Siamo nel nord del Senegal al confine con la Mauritania, e due giovani, Banel e Adama, si amano e stanno per prendere possesso di una casa al margine del villaggio. Ma Adama non è un uomo qualsiasi, sarebbe destinato a ereditare da suo padre la carica di capo della piccola comunità e quando annuncia di preferire la vita matrimoniale viene incolpato di aver provocato lui la mancanza di pioggia. 

“E’ una trama atemporale – precisa la regista – potrebbe svolgersi negli anni ’50 come nel 2020. Abbiamo cercato un villaggio senza elettricità o telefoni cellulari, a otto ore di macchina da Dakar. E volevo una storia africana ma universale”.

La regista e sceneggiatrice francese di origini senegalesi ha guadagnato fama internazionale con il suo cortometraggio Astel (2021), vincitore del premio Share Her Journey al Toronto International Film Festival del 2021, il SACD Award e il premio speciale della giuria al Festival international du court métrage de Clermont-Ferrand del 2022. Tra le sue fonti d’ispirazione, ha un ruolo importante la pittura: “Ho guardato a Van Gogh, Munch, all’artista afro-americano Kerry James Marshall, a Amoakoa Boafo del Ghana. Non so dipingere, ma lo faccio con il cinema, ed ecco perché la mia messa in scena è così legata all’estetica. Nel mio film ci sono pochi dialoghi, perché penso che si possa dire molto con i silenzi, gli sguardi e i colori”.

Cristiana Paternò
21 Maggio 2023

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