Combattere la mafia a colpi di vanga

Esce il film di Giulio Manfredonia La nostra terra, prodotto da Lionello Cerri, interpretato, tra gli altri, da Stefano Accorsi, Iaia Forte, Maria Rosaria Russo e Sergio Rubini


Dal 1995 l’Associazione ‘Libera’ combatte con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie e promuovere legalità e giustizia, ponendosi come obiettivi principali l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, l’educazione alla legalità democratica, l’impegno contro la corruzione, i campi di formazione antimafia, i progetti sul lavoro e lo sviluppo, le attività antiusura.  

Ispirandosi a questa e ad altre storie analoghe – e in particolare vertendo sul tema ‘agricolo’, ovvero l’uso legale di terreno confiscato alla malavita – Giulio Manfredonia costruisce il film La nostra terra, prodotto da Lionello Cerri, interpretato, tra gli altri, da Stefano Accorsi, Iaia Forte, Maria Rosaria Russo e Sergio Rubini, in sala il 18 settembre con 80 copie, distribuito da Visionaria e Videa in collaborazione con Unipol. L’uscita sarà anticipata, il 15, da un evento che dall’Anteo spazioCinema di Milano andrà in onda via satellite in 15 città, condotto dal critico Gianni Canova, che approfondirà le tematiche del film assieme al fondatore di Libera Don Luigi Ciotti, a Rubini, al musicista del film Mauro Pagani, al presidente di Unipol Pireluigi Stefanini, all’Assessore alle Politiche Sociale e Cultura della Salute del Comune di Milano Pierfrancesco Majorino e alla giornalista del ‘Corriere’ Alessandra Coppola.

Nel film Accorsi è un operatore dell’antimafia che lavora al Nord. Totalmente impreparato sul campo. Quando viene inviato in aiuto a una cooperativa a cui è stato assegnato un terreno confiscato, dovrà imparare che teoria e pratica sono due cose diverse: dovrà sconfiggere la paura e la voglia di mollare tutto. La sua volontà sembra crollare quando il boss proprietario viene scarcerato e rimandato a casa proprio lì, nel terreno riabilitato con tanta fatica e dedizione. “Abbiamo approcciato una storia che ha a che fare con la Mafia in senso lato – dice il regista – si tratta più di una mentalità e di un modo di organizzare la società. Questa lotta si fa in maniera particolare, coltivando le zucchine e soprattutto proponendo un sistema alternativo. In gruppo si possono fare tante cose e anche ridere facendole, anche se sono difficili e faticose. Ci siamo naturalmente documentati, approcciando le vere cooperative, e spesso abbiamo trovato situazioni analoghe a quelle del film. La strana convivenza tra boss e cooperative, che racconta anche di una convivenza più generale e profonda”.

“Anche se la storia si ambienta nel Sud abbiamo girato nel Lazio – dice Accorsi – non volevamo ispirarci a un luogo specifico, ma il rapporto con la campagna è stato importante. E’ un posto dove di giorno fa veramente caldo e di notte veramente freddo. Certo, noi facevamo solo finta di lavorare, ma abbiamo comunque imparato qualcosa del rapporto con la terra. Ti fai un’idea della fatica. La terra ti dà tanto ma ti toglie anche tanto: del tuo corpo, della tua anima, della tua volontà. E’ un dare e avere”. “Mi piace di questo film – dice invece Sergio Rubini – e in particolare del mio personaggio, l’idea di porsi ‘nel mezzo’. Non c’è il Sud totalmente criminale e nemmeno quello di gente simpatica ma tonta. Sono entrambi visioni da cartolina, belle o brutte che siano. Il Sud è più sfumato, come ognuno di noi”.

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11 Settembre 2014

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