Barbara Venturato: “Scegliere di essere in disaccordo è la libertà più grande”

La 28enne interpreta Geronima Ferretti, giovane che lotta contro una società chiusa e patriarcale nella miniserie 'Mameli-Il ragazzo che sognò l'Italia'


Barbara Venturato è Geronima Ferretti in Mameli-Il ragazzo che sognò l’Italia, miniserie in onda in prima serata su Rai1 lunedì 12 e martedì 13 febbraio sulla vita, poco conosciuta, di Goffredo Mameli (Riccardo De Rinaldis Santorelli), poeta ed eroe del Risorgimento, autore di quel canto che è diventato l’Inno nazionale della Repubblica Italiana. L’attrice 28enne, nata in provincia di Vicenza, interpreta una marchesina “costretta a vivere in un contesto chiuso e patriarcale, una ragazza che sceglie di essere in disaccordo con quel mondo come forma di libertà più grande”. Vivrà con Mameli un amore forte, giovane e appassionato. I due decideranno di sposarsi, ma per loro il destino sarà infausto, anche a causa della madre della ragazza e del suo tutore, il severo gesuita Padre Sinaldi.

Per Venturato, che vedremo anche protagonista di puntata della terza stagione di Doc-alle tue mani e nella serie internazionale Concordia, il mestiere dell’attore è “un megafono fortissimo per raccontare storie e realtà che non si conoscono”. È un “lavoro di squadra che non si fa mai da soli” e che, nonostante le difficoltà, “dà possibilità a tutti di potersi esprimere”.

Barbara, Geronima è stata il primo grande amore di Mameli.

I due si conoscevano già quando erano piccoli. Poi Geronima è andata a studiare in collegio e la serie si apre con il loro incontro a un ballo che dà sua madre per darle il bentornato in società. Geronima fa parte di una famiglia nobile ed è costretta a vivere e crescere in un contesto conservatore, che la obbliga a seguire un determinato percorso visto il suo livello sociale. Lei, però, ha uno spirito critico molto forte e non vuole seguire il destino già scritto per lei. Sceglie di essere in disaccordo, la libertà più grande che ci sia. Si pone molte domande. Attorno a lei nota grandi ingiustizie, come il fatto che la sua amica Gilda, di una diversa estrazione sociale, sia costretta a essere quello che la società le impone di essere. Legge molti libri, anche vietati, per conoscere e capire dal proprio punto di vista come potrebbe diventare la società e si avvicina al pensiero mazziniano, trovando lì valore e diritti in cui credere.

Nonostante la determinazione di Goffredo e Geronima, i due innamorati, però, non avranno destino felice insieme.

Un amore dovrebbe essere vissuto senza costrizioni, ma per loro non andrà così. La famiglia di Geronima non accetta assolutamente la frequentazione della ragazza con Goffredo. La madre le dice che non può fare altro per cambiare la situazione e questo ti dà il senso di ciò che si viveva allora. Quello che succederà dopo, acquisterà ancora più forza. Per tutta la vita Mameli ricorderà gli scambi di pensiero e di amore avuti con Geronima. La sua memoria alimenterà un pensiero rivoluzionario e attivo che lo spingerà a mettere in pratica una certa aspirazione verso un mondo diverso.

Questo personaggio quanto rispecchia le giovani di oggi che lottano ancora per la loro indipendenza e libertà?

Non conoscevo Geronima Ferretti e cosa avesse vissuto. Quando ho letto che la storia era ambientata nel 1846  e lei era giovane donna, primo amore di Mameli, mi sono immaginata un contesto pastello. Poi ho aperto gli occhi e ho capito che la sua storia, e quella di Goffredo, sono delle parabole. Pensiamo che gli anni passino e il passato rimanga lì dov’è, e invece ogni passo in avanti che facciamo è frutto di ciò che abbiamo fatto prima. C’è un’eredità che ci viene lasciata e dobbiamo esserne consapevoli. Gustav Mahler diceva: “La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Dobbiamo continuare a custodire quel fuoco.

Un attore ha una certa responsabilità quando raconta determinate storie?

In generale, l’arte ha il grande potere di essere attiva e creare un senso di riconoscimento, di presa di coscienza. Il mestiere dell’attore, non sempre, ma molto spesso è uno specchio per provare a smuovere pensieri, riflessioni, coscienze.

Quando hai scelto di fare l’attrice?

Mentre frequentavo il liceo, ho iniziato a seguire un laboratorio di teatro. Più per fare amicizia, conoscere persone della mia età, che per la passione per la recitazione. Mi ci sono avvicinata piano piano a questo mestiere, fino a quando ho capito che era quello che volevo fare. A 18 anni ho frequentato l’Accademia Silvio D’Amico e ho capito ancora di più il valore di un attore e della performance. Mentre studiavo, ho conosciuto Francesca Archibugi che ha fatto dei provini per la serie Romanzo famigliare e mi ha scelta per interpretare una cadetta dell’Accademia militare di Livorno. Tutto è partito da lì. Anche la storia di quel personaggio mi ha colpito molto e ho capito quanto il nostro mestiere possa essere un megafono fortissimo per raccontare certe realtà che non si conoscono.

Dopo Mameli-Il ragazzo che sognò l’Italia, ti vedremo anche in un episodio della terza stagione di Doc-Nelle tue mani.

Interpreto una paziente di cui si occuperà il dottor Fanti. Seppur breve, prendere parte a questa serie così amata e riconoscibile è stata un’esperienza formativa. Sul set ci sono stati un livello di familiarità e un lavoro di squadra davvero incredibili, che mi hanno fatto capire ancora di più che in questo mestiere non si lavora mai da soli. 

Prossimamente sarai anche nella serie internazionale Concordia.

È diretta da Barbara Eder e prodotta da Frank Doelger, lo stesso di Game of Thrones. L’ho girata in inglese, tra Roma e Trento, ed è stata una bella sfida. La serie racconta di questa città, Concordia, dove la gestione delle dinamiche sociali viene affidata all’intelligenza artificiale. Ogni apparecchio elettronico è collegato all’IA. Quando vengono raccolti dati fuori norma, questi sistemi allora inviano un messaggio per segnalare che c’è qualcosa che non va. È una serie molto attuale, che si interroga sui limiti della libertà individuale.  

L’intelligenza artificiale ti spaventa?

Tutti gli assolutismi mi spaventano. Penso si possa trovare una convivenza con questi nuovi strumenti. Vietarli non è la strada giusta, certo farsi sostituire dall’intelligenza artificiale mi spaventa perché ci vedo qualcosa di poco equilibrato. Lo spirito innovatore e artistico fa parte dell’animo umano, e non delle macchine. 

Al cinema con chi ti piacerebbe lavorare?

Se potessi sognare in grandissimo, direi Yorgos Lanthimos o Charlie Kaufman. Sono autori che sanno smuovere dentro di me qualcosa e mi stupiscono per la loro capacità di creare una narrazione su tanti livelli e di grande impatto. Sarebbe incredibile già solo sbirciare il loro processo creativo.

E se potessi scegliere un italiano?

Paolo Sorrentino. Mi colpisce molto la chiave personale con cui scrive e dirige, che risulta comunque altrettanto universale.

Per te che periodo è questo?

Sono alle prese con tanti provini, vediamo cosa succederà. A fare questo lavoro siamo in molti, ma questo ci dà la spinta per andare avanti e migliorare. Ci può essere spazio per tutti. Ognuno ha una sua specificità e potrà trovare sicuramente la propria strada. 

 

(Photo Credit: Alessandro Cantarini)

Giulia Bianconi
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