Abbiamo visto ‘Rolling Thunder’ con Quentin Tarantino

Ospite della Quinzaine des Cinéastes, il grande regista Quentin Tarantino ha fatto proiettare il b movie del '77 Rolling Thunder per poi iniziare un grande dibattito sul cinema


Oltre 30 anni fa Le Iene, il primo film di Quentin Tarantino, veniva proiettato a Cannes nella sezione Midnight Screening, nonostante il regista avesse chiesto esplicitamente di essere inserito nella Quinzaine des Réalisateurs. Un errore madornale per la sezione parallela del festival a cui oggi è stato finalmente posto rimedio. Quentin Tarantino ha, infatti, partecipato a un incontro con il pubblico, avvenuto in seguito alla visione di un film da lui consigliato: Rolling Thunder, B movie di John Flynn ddel 1977.

Inserito nell’ultimo libro di Tarantino, Cinema Speculation, il film è stato proiettato in 35 millimetri, esattamente come lo vide il futuro regista, allora 15enne, quando fu accompagnato a vederlo da sua madre a Los Angeles. Ammirare Rolling Thunder, sentire lo sfrigolio dell’audio e vedere tutte le imperfezioni della pellicola, ha permesso la pubblico di immedesimarsi nei panni di chi lo vide nei drive in statunitensi oltre 45 anni fa. Gli spettatori di Cannes – su richiesta dello stesso Tarantino – hanno reagito sguaiatamente alle tante scene sopra le righe del film di vendetta con William Devane e Tommy Lee Jones, e in molti non avranno potuto non notare le tante somiglianze con i film del maestro del pulp. Riferimenti a Rolling Thunder sono palesi in tanti dei lungometraggi di Tarantino, da Grindhouse – A prova di morte (nell’omaggio al B movie), a Django Unchained (nella sparatoria finale), fino ad arrivare a Kill Bill che ne “ruba” l’intera struttura da revenge movie.

Terminata la proiezione, è iniziato l’atteso dibattito, partendo, ovviamente dal commento della pellicola. Il film fu rigettato dal suo sceneggiatore e ideatore, Paul Schrader. Posizione che Tarantino comprende alla perfezione: “Paul Schrader non riconosce questo film come il proprio, esattamente come io non riconosco la versione di Oliver Stone di Natural Born Killer, per le stesse ragioni. Anche Johnny Cage mi disse che era molto bello e io ovviamente non l’ho contraddetto. Grazie John. Capisco perché Rolling Thunder non piace a Schrader: seppure segua la stessa struttura e racconti la stesa identica storia, in questa versione sono stati tagliati quasi tutti i dialoghi. I personaggi sono completamente diversi dalla sceneggiatura originale, hanno solo la stessa funzione narrativa. Schrader voleva scrivere un film che fosse una critica ai film fascisti di vendetta e si è trovato letteralmente un film fascista di vendetta. Sì, ok. Ma il MIGLIOR film fascista di vendetta!

Nel suo libro, il regista spiega che la violenza va sempre bene se è giustificata dal contesto. Ma quando non lo è? “La prima cosa che mi viene in mente, è più un giudizio moralistico. Ho questo problema con una cosa che viene fatta spesso nei film europei e asiatici: ovvero uccidere gli animali nei film. Credo che sia un limite che non si dovrebbe superare. Io non voglio vedere morte reale nei film, il motivo per cui tutto questo funzione è che dobbiamo renderlo credibile. Le persone non si fanno male davvero  (alcune sì, ma non è quello l’obiettivo). Agli animali (i cani, i lama, le mosche) non gliene frega niente di stare nel tuo film. Io non pago per vedere morte reale. Per il resto, il mio problema con la violenza è quando è fatta male. Quando c’è il ‘fattore incompetenza’. Anche se c’è qualcosa di spiacevole, che vorrei non avere visto, posso riconoscere se è girata bene”. Poi l’autore propone anche un esempio specifico: il film del ’92 Giochi di potere con Harrison Ford, che viene criticato a causa dell’antagonista interpretato da Sean Bean, il quale, nonostante abbia tutti i motivi per volere la vendetta nei confronti del protagonista, viene comunque caratterizzato (inutilmente) come psicopatico.

Tarantino, in seguito, spiega perché, nel suo lavoro di critico e appassionato, ci tiene a difendere i film di Brian De Palma: “A tutti piacciono Scorsese e Spielberg, nessuno dirà niente di male su di loro e io non ho intenzione di prendere le parti della ragazza più popolare della scuola. Non è quello che mi interessa fare. Il bello di parlare di De Palma è che puoi discuterne, avere dei giganteschi dibattimenti su di lui. C’è sempre qualcuno che ti dirà che il suo cinema è merda e a cui tu puoi rispondere: sei tu una merda! Puoi difenderlo, che è quello che piace fare a me. Credo che sia uno dei più grandi registi di commedia, anche se ne ha dirette così poche. Ma inserisce tanta commedia nei suoi film d’azione, elementi satirici. Mi piace come la sua camera approccia al cinema: sta lì a riprendere due persone al tavolo che chiacchierano del più e del meno, esattamente come faccio io”.

“La vendetta per me non è un bisogno. – continua il regista, interrogato su questo topos, che spesso tende addirittura a forzare la realtà dei fatti – In Bastardi senza gloria non era nei piani uccidere Hitler. Stavo scrivendo il finale in piena notte, ma non me ne convinceva nessuno. E a un certo punto mi sono detto: ma ammazziamolo e basta! Posso farlo? Certo che posso farlo, è la mia storia. Non so se è una buona idea, ma posso di certo farlo. Wow, davvero? Ho preso un pezzo di carta, ho scritto “Ammazzalo e basta, cazzo!” e sono andato a dormire. La mattina dopo mi sono svegliato e ho capito che è esattamente quello che avrei fatto. In C’era una volta ad Hollywood è diverso. Ho scritto quel film perché volevo salvare Sharon Tate. Volevo che quei bastardi andassero nella casa sbagliata e che fosse una casa DAVVERO sbagliata”.

C’è tempo anche di affrontare l’argomento cancel culture: “Si parlava di cancellare John Ford prima che si parlasse di cancel culture. Penso che sia davvero una cosa stupida da fare. Credo che possa non piacerti, che puoi trovarlo problematico. Ma è quello che è: un film di quei tempi. Io stesso ho un problema con il genocidio alla fine de Il massacro di Fort Apache. Il film stesso sembra dare un’assoluzione per quel gesto. Posso non essere d’accordo con quel finale, ma è probabilmente una rappresentazione molto corretta, perché nessuno si fece questi problemi quando il film uscì negli anni ’40. Questo ti serve per capire come erano fatte le persone in un certo periodo storico”.

Infine, viene sottolineato un importante parallelismo: la prima scena della filmografia di Quentin Tarantino riguarda la critica di una canzone di Madonna, il suo ultimo film sarà incentrato su un critico cinematografico. Il regista ha, infatti, sfruttato la presenza a Cannes per confermare che il suo decimo e ultimo film sarà The Film Critic. Davanti al caloroso pubblico della Quinzaine l’autore è stato tentato di recitare uno dei monologhi del film, ma si è trattenuto. Per saperne di più, purtroppo, ci toccherà aspettare la prossima occasione.

Carlo D'Acquisto
25 Maggio 2023

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