‘Stray Bodies’, Elina Psykou: “Sogno un’Europa unita per i diritti civili”

In Concorso all'Ortigia Film Festival, 'Stray Bodies – Corpi erranti' è il primo documentario della regista greca, che affronta il tema dei diritti civili, quali aborto, fecondazione in vitro ed eutanasia

‘Stray Bodies’, Elina Psykou: “Sogno un’Europa unita per i diritti civili”

SIRACUSA – Corpi di donne che viaggiano per l’Europa in cerca dei diritti che dovrebbero essere loro garantiti. Sono le protagoniste di Stray Bodies – Corpi erranti, il primo film documentario della regista greca Elina Psykou, presentato nel Concorso internazionale documentari della sedicesima edizione dell’Ortigia Film Festival. Il film parla di temi universali come la vita e la morte attraverso l’esperienza di un pugno di donne, impegnate ad attraversare i flebili confini tra gli Stati Europei per ottenere diritti di cui sono state private nei loro Paesi di appartenenza, ma che sono legali pochi chilometri più in là: parliamo dell’aborto (illegale a Malta), della fecondazione in vitro (illegale per donne single e omosessuali in Italia) e dell’eutanasia (legale in poche nazioni, tra cui la Svizzera).

Viaggiando tra queste nazioni al seguito di queste donne, la regista traccia un quadro molto sfaccettato di tutte le opinioni in merito, intervistando esponenti di associazioni religiose e politiche contrarie a tutte queste pratiche, e, dall’altra parte, mettendo in scena le emozioni di chi ne fa ugualmente uso, sfruttando le contraddizioni delle regolamentazioni europee. Il dolore di chi deve dire addio a una vita in potenza, il sollievo di chi si libera di un dolore insopportabile accogliendo la morte e, infine, la gioia di chi ha scoperto cosa vuol dire diventare madre, nonostante tutto.

Elina Psykou, perché ha scelto di affrontare questi temi?

La prima idea mi è venuta circa 13 anni fa, quando per la prima volta ho scoperto che a Malta l’aborto era totalmente illegale. Un’informazione che mi ha molto stupito perché nessuno intorno a me, né la mia famiglia né i miei amici, ne erano a conoscenza. Nessuno sapeva niente di Malta se non che fosse una piccola e pittoresca isola, perfetta per weekend romantici. Ho iniziato a fare molte ricerche sull’aborto e su Malta, qui mi è arrivata l’idea di fare un documentario incentrato sul cerchio della vita e della morte, oltre che sulle limitazioni in Europa.

Come ha trovato le protagoniste?

È stata la parte più difficile. Spesso nei documentari si ha un personaggio e bisogna trovare il tema che più vi si adatta. Qui avevamo il tema e il concetto, ma dovevamo trovare i personaggi. È stato un lungo viaggio, ma sono stata aiutata da dei collaboratori molto bravi. In Italia, Malta, Svizzera, ovviamente, Grecia, a Cipro e in Bulgaria. In tutti questi paesi avevamo dei team di ricerca che ci hanno aiutato a trovarle attraverso forum e organizzazioni impegnate in diritti civili. Abbiamo fatto tanti provini e, dopo tanta fatica, finalmente abbiamo trovato le protagonista.

In molte scene le protagoniste si comportano come personaggi di finzione, in altre devono affrontare delle situazioni personali molto delicate. Come ha gestito il rapporto con loro?

Il mio background è nei film di finzione. Questo è il mio primo documentario e forse per questo alcune parti del film sembrano dirette come se fosse di finzione, ma non ha niente a che vedere con il rapporto che ho costruito con le protagoniste. Ho parlato con loro, ho condiviso la mia volontà di inserire alcune scene non tipicamente documentaristiche, chiedendo la loro opinione in merito come se fossero delle vere e proprie collaboratrici alla sceneggiatura. Ho detto: scriviamola insieme! Ho avuto alcune idee, le ho condivise con loro, mi hanno detto che ne pensavano e le abbiamo sviluppato insieme.

Per esempio?

Per esempio la ragazza italiana che va ad Atene ha avuto questa idea riguardo alla scena in cui appare vestita come la Vergine Maria. Ne abbiamo parlato tanto e l’abbiamo creata insieme. Stava tutto nel costruire la fiducia tra me e loro. Sono molto grata che si siano fidate di me e che lo abbiano fatto anche le persone che non avevano la mia opinione.

Come Mario Adinolfi, un politico molto controverso qui in Italia.

Esatto. Sono stata onesta fin dall’inizio, non solo con lui, ma con tutti gli altri personaggi, come tutte le persone che lavoravano al cimitero dei feti. Gli ho detto: questo film non è fatto per raccontare la mia opinione, ma per avere anche la vostra. Non gli ho nascosto che la pensavo diversamente, non li ho ingannati.

Nel film ci sono un paio di scene musicali. Da dove viene l’idea di inserirle?

Mi piacciono molto le parte musicali nei film, le inserisco sempre nei miei film, credo che faccia parte del mio stile. Per quanto riguarda la scena di Papa dont’ preach, mi piace molto Madonna e credo che fosse interessante inserire un elemento riguardante il Papa nel film. Il testo della canzone parla di una giovane donna che non sa cosa fare con la sua gravidanza. Quando ho scoperto che la ragazza di Malta (che viaggerà in Sicilia per abortire ndr.) amava ballare e cantare, ho capito che era una combinazione perfetta. Per l’altra scena musicale abbiamo scelto una canzone che sembrasse un po’ religiosa: l’ho trovata per caso su YouTube cercando cose del tipo ‘canzoni religiose divertenti’. Ho amato molto il ritmo della canzone e stava molto bene del montaggio.

Sono bei momenti perché sono sia divertenti che toccanti.

Nel film ci sono molte contraddizioni, perché il mondo che ci circonda è pieno di contraddizioni e confusione.

La religione incarna indubbiamente parte di queste contraddizioni. Crede che sia uno dei principali antagonisti nella lotta al raggiungimento dei diritti civili?

Sì, credo di sì. In paesi come l’Italia e Malta, che sono cattolici, o la Grecia, che è ortodossa, la chiesa ha un grande ruolo nelle nostre vite. In Grecia, addirittura, non c’è separazione tra Stato e chiesa, che riesce a influenzare direttamente le leggi. Per esempio, qualche mese fa ci sono state grandi proteste per una legge sulle unioni civili da parte delle organizzazioni religiose. La legge è stata approvata, ma non è stata facile, si è dovuto trovare un compromesso.

L’Unione Europea potrebbe essere la soluzione? Che tipo di Europa sogna?

Sogno un’Europa sempre più unita. In questo momento è unita solo per quanto riguarda gli aspetti economici. I diritti civili non interessano. Sogno un’Europa unita anche nei diritti umani e civili, non solo quando si parla di soldi.

È molto efficace la scelta di iniziare il film con quel gioco in cui ripete le stesse parole a tutti i personaggi, chiedendo che rispondano con la prima cosa che gli viene in mente. Fa emergere subito il carattere delle protagoniste, i temi e le contraddizioni in gioco. È stata la prima cosa che ha chiesto loro di fare?

Era qualcosa che non avevo in mente durante la preparazione del film. L’idea è venuta durante le prime riprese a Malta, quando parlavamo del tema dell’aborto. Ho iniziato il gioco con la ragazza maltese, ma non sapevo che il film sarebbe iniziato con questa scena. Quando è iniziato il montaggio ho sentito che sarebbe stato il modo perfetto per iniziare il film.

Per salutarci, possiamo fare lo stesso gioco insieme?

Certamente!

Iniziamo con: Vita…

Bellezza.

Morte…

Paura.

Aborto…

Legale.

Fecondazione in vitro…

Speranza.

Eutanasia…

Dico ancora legale.

Dolore…

Paura, ancora.

Europa…

Unita.

L’ultima, per cambiare argomento: Premio Oscar…

(ride ndr.) Illusione!

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