“Sentiero Pitch Lab Script”: ‘Fammi vedere’ di Silvia Muzzioli vince a Bardolino

Un Evento Speciale al BFF 2024, in cui giovani aspiranti registi presentano i propri progetti “in corto”, in collaborazione con Sentiero Film Lab. Matteo Laguni, Pierfrancesco Bigazzi e Andrea Rapallini, team di Sentiero Film Factory, racconta il programma

“Sentiero Pitch Lab Script”: ‘Fammi vedere’ di Silvia Muzzioli vince a Bardolino

BARDOLINO Il “sentiero” è cominciato a Firenze, lo scorso aprile, e giunge a Bardolino, ospite del BFF 2024 come Evento Speciale, con “Sentiero Pitch Lab Script”.

Il progetto Sentiero Film Lab è ideato insieme al team di Writing Monkeys e l’appuntamento fiorentino ha visto la partecipazione di aspiranti cineasti, con l’impegno di tutor professionisti, per un’importante occasione di crescita e formazione. L’incontro sul Garda è l’occasione per giovani aspiranti registi di presentare i propri progetti “in corto”.

Il Bardolino Film Festival diventa, quindi, perfetto palcoscenico per il pitch finale dei partecipanti, un momento cruciale: l’esame finale e il lancio nel mondo del cinema professionistico.

Matteo Laguni, Pierfrancesco Bigazzi e Andrea Rapallini, team di Sentiero Film Factory, ci racconta il progetto: da quale esigenza creativa nasce ‘Sentiero Pitch Lab Script’ nel più ampio progetto di Sentiero Film Lab?
Nasce da un’esigenza interna al Festival e connessa al suo nome – Sentiero Film Festival: quello che vogliamo fare è cercare di offrire una strada, controllata, da fare insieme, e infatti ci collochiamo tra il momento delle scuole – superiori, università o di cinema – e il mondo del lavoro, perché spesso, nell’audiovisivo, lì c’è un po’ un vuoto. Altra esigenza è il luogo, la Toscana: come produttori, registi, addetti ai lavori, ci siamo resi conto negli anni che manchi uno sviluppo della parte creativa e produttiva per cui abbiamo deciso di creare questo programma formativo, per creare nuovi talenti. Lo Script Lab, come il Film Lab, hanno questo obiettivo: non è detto siano artisti pronti al pitch, anzi persone magari in difficoltà e noi serviamo a supportare questo, lasciando la parte creativa il più libera possibile.

Dalla rosa dei 12 progetti* evincete ci siano tendenze tematiche e/o di linguaggio che avete individuato ricorrere, quasi a dire che esista una ‘nouvelle vague’ in questa generazione?
C’è molto genere. Certo, non una ‘nouvelle vague’ nel senso stretto del concetto, magari ci fosse oggi in Italia questa tendenza! Però, c’è una variegata proposta basata sul genere, dall’horror al post apocalittico, con una visione molto blockbuster, americana. Due cose sono abbastanza un filo conduttore, anche se i generi sono completamente differenti: ricorre il sociale, con temi importanti, e il reale, cioè raccontare cose molto pragmatiche.

Dall’esperienza potete affermare ci sia una fantasia ancora fervida, onirica, in questa generazione emergente, oppure la durezza del contesto sociale – dalla pandemia all’emergenza ecologica, a quella del femminicidio – catalizza le menti e tende a far proporre progetti che rispecchino la quotidianità? 
Questa seconda, sicuramente. Le scuole, però, sembra indirizzino verso questa tipologia di approccio, perché pensano di avere un vantaggio economico, soprattutto Italia, dove si pensa: ho un’idea, quanti soldi frutta? E non dovrebbe essere così. Quindi, la tendenza è parlare, per esempio, di tematiche sociali, perché ti dicono che così puoi rintracciare la onlus di turno o la Regione stessa: quello che combattiamo noi del Sentiero è non seguire sentieri indicati ma trovarne di nuovi senza compromessi. Io credo che Fellini, a parte il genio, non avesse grandi obblighi e avesse un panorama produttivo molto più ampio dell’attuale: adesso è una guerra; c’erano molte meno persone che volevano fare cinema, ora tra i giovani è aumentato questo desiderio: ci vorrebbe più sana competizione per creare talenti veri e non improvvisati o transitori.

Considerando il momento, sia sociale che cinematografico, la narrazione breve, per chi cerca di farsi spazio e esordire, che panorami spalanca, che perimetri pone, che biglietto da visita può essere per un aspirante autore? 
Noi è il quarto hanno che facciamo il Festival; siamo una produzione di cortometraggi, e ci stiamo accorgendo sempre di più che il corto stia lanciando registi sulle opere prime, senza che però il film breve sia considerata tale, almeno da noi. E’ un trampolino di lancio anche se, per la nostra filosofia, vediamo il corto davvero come un’opera d’arte completa: un biglietto da visita importante, abbiamo esempi di artisti sia passati dal Lab che dal Festival, poi arrivati a Venezia o altri grandi festival in giro per il mondo, come Beatrice Baldacci, con La tana; lei ha fatto la nostra prima edizione, per un progetto legato al territorio che raccontasse l’ultima zona popolare di Firenze da parte di persone che non lo vivessero, o Tommaso Santambrogio, collaboratore. In Italia, però, come invece accaduto fuori con Whiplash (2013) di Damien Chazelle, per cui riconobbero il genio, non c’è mai il riconoscimento dell’opera prima nel cortometraggio e comunque, più ampiamente rispetto all’opera prima, siamo rimasti un po’ basiti dalle scelte del David di Donatello di mettere come ‘opera prima’ film di personaggi che sono nel cinema da 20/30 anni, che meritano sì riconoscimenti, ma non mettendoli al pari di emergenti, visto che quella categoria è veramente l’unica dei David in cui si possa premiare un esordiente vero. Il corto, comunque, non è solo un biglietto da visita per il regista, ma anche per la produzione: ce ne sono diverse che adesso si stanno dedicando.

Nella produzione di corti s’intercettano piccole meraviglie, ma il film breve resta spesso percepito come compitino per capire se l’allievo possieda almeno le nozioni minime per progredire, mentre – e lo insegna lo spot pubblicitario, per esempio – anche in 30” si può raccontare una storia e mostrare qualcosa di magnifico. Perché il corto nel nostro Paese fatica ancora a ritagliarsi spazi di grande dignità e a essere definitivamente considerato un film, al pari degli altri? 
Questa cosa accade molto più in Italia, perché tanti Paesi considerano il corto come opera d’arte fatta e finita. Il problema grande che abbiamo da noi è una questione economica: quanto il corto porta guadagno? Spesso viene utilizzato come saggio di fine anno della scuola e poi lasciato lì, quando invece la produzione comporta una fatica immane: manca la giusta attenzione da parte di chi dovrebbe sostenere e finanziare, questo perché viene visto come qualcosa che non porta a un guadagno, considerando solo un aspetto commerciale; forse questo accade anche perché sono spariti i veri produttori, che mettevano i soldi di tasca loro. Sono rimasti sono finanziamenti regionali e nazionali, e questi ultimi non esistono per il corto, per cui il problema rimane dividere i soldi in tantissimi. Ci sono dei progetti che cercano di supportare e sono come raggi di luce, come In corto d’opera di Rai, e ci dovrebbero essere più situazioni così: una cosa che noi stiamo cercando di fare è educare anche il pubblico al corto, perché se la platea lo richiede allora viene maggiormente finanziato, per cui noi proiettiamo, ormai da tre anni, sempre corti prima dei lungometraggi, e il pubblico, al posto di vedersi la pubblicità in sala, guarda un corto. Tante persone stanno apprezzando. La nostra presenza a Bardolino testimonia che non abbiamo limiti di collaborazione o espansione della rete, ed è forse l’unico modo per noi di portare avanti la nostra campagna. Queste reti, che esistono, alcune più politiche come AFIC a cui abbiamo aderito, altre più spontanee, sono importanti: noi tutti gli anni invitiamo Festival affini al nostro, come Corto Dorico, Calabria Movie, Figari International Short Film Fest. Lo sforzo che dovrebbero fare tutti i festival che non hanno programmi industry dovrebbe essere quello di inserirne uno specifico per i corti, per dargli la vera importanza e stimolare anche gli sponsor.

Con quali criteri siete arrivati alla scelta del progetto vincitore – Fammi vedere di Silvia Muzzioli -, a cosa riesce a rispondere rispetto all’obiettivo di Fuori Sentiero e a un futuro nel cinema?
Noi abbiamo due programmi, Script Lab legato allo sviluppo dell’idea che diventa scrittura, e Film Lab ovvero come la scrittura possa diventare progetto filmico. Questo premio appartiene al primo e il riconoscimento consiste nell’accesso al prossimo Lab, che può portare a girare il corto, quindi la scelta avviene su tantissimi piani: sulla storia, sulla valutazione del pitch e dell’adesione, valutando chi ovviamente ha avuto una crescita nel percorso.

In occasione dell’evento a Bardolino viene consegnato il secondo premio di questa prima edizione. Il primo riconoscimento è già stato assegnato da Writing Monkeys e consiste nella consulenza da parte della editor Laura Guerrieri al progetto di Luca Baeli, Million Followers Babies.

*12 pitch: Il giorno più bello della tua vita di Alice Carcelli, Eu Tanasia di Olga Sargenti, Damiano & Rebecca di Tommaso Barba, Digitale Cremisi di Davide Tiberga, Fammi vedere di Silvia Muzzioli, Nocturne di Andrea Ventura, Nocturne di Sirio Giuliani, Sacrifici di James Giunta, Million Followers Babies di Luca Baeli, Fiori del Bene di Matteo Giorato, Il Quinto Sole di Giovanni Nodari, Nero e ocra di Hamatou Compaore.

Il Sentiero Film Festival, IV edizione, si svolge a Firenze dal 9 al 15 settembre 2024 – www.sentierofilmlab.com.

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21 Giugno 2024

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