‘Non ci resta che piangere’ compie 40 anni: Bardolino festeggia con Iris Peynado

Il film scritto, interpretato e diretto da Benigni e Troisi uscì al cinema con una versione tagliata, in cui le sequenze dell’attrice dominicana erano ampiamente ridotte: per un errore di programmazione tv il film fu poi trasmesso in versione integrale, svelando al pubblico altri 40 minuti e diventando un cult

‘Non ci resta che piangere’ compie 40 anni: Bardolino festeggia con Iris Peynado

BARDOLINO – Non ci resta che piangere festeggia 40 anni, come 40 (precisamente 41) erano i minuti che – per l’uscita al cinema – furono tagliati, riducendo così ampiamente anche la presenza e il ruolo di Astriaha, al secolo Iris Peynado, ospite al Bardolino Film Festival per omaggiare la ricorrenza.

Il suo nome, quello dell’attrice dominicana, nei titoli di testa compariva subito dopo quello di Roberto Benigni e Massimo Troisi, che l’hanno scritto, interpretato e diretto: poi – per esigenze commerciali – fu diffusa la versione più breve ma accadde che in una giornata di programmazione tv l’addetto alla programmazione sbagliasse e prese la cassetta della versione lunga, da lì il film divenne un cult, che incassò 30mld di Lire dell’epoca. Un culto di cui, secondo Peynado, “loro due – Troisi e Benigni – avevano forse già avuto sentore, io no. Ero molto giovane, ero in Italia da 4/5 anni: loro erano molto consapevoli che fosse una grande cosa. Se no non si sarebbero uniti, nessuno dei due ne aveva bisogno. Non si è mai ripetuto per me un set così: eravamo felici”.

“Massimo e Roberto erano persone molto per bene, quindi ero stata avvertita del taglio: il film era troppo lungo per la sala. Mi è certamente dispiaciuto perché era stata tagliata la parte migliore del mio acting, quella in cui si sarebbe potuto valutare se fossi una brava attrice ma, dall’altra parte, quando è poi apparsa la versione estesa, sono diventata un culto. Il taglio ha giocato a mio favore, nell’immaginario rimarrò per sempre”, commenta Peynado.

“Io avevo 24 anni e loro due erano mostri sacri: non so dire se ci fosse un copione assoluto, a me ne era arrivato uno, e certamente loro hanno passato un anno a scrivere il progetto: il loro intento era trovare il punto d’incontro tra le due culture, del Nord (Benigni) e del Sud (Troisi). Hanno trovato quest’unione e quando hanno conosciuto me, attrice extracomunitaria, una cosa eccezionale all’ora, mi hanno anche inviata a diverse uscite insieme, perché cercavano proprio il senso dell’unione. Loro sapevano esattamente cosa dovesse succedere nel film, certo la commedia non può mancare d’improvvisazione, che però non puoi fare se non hai un’idea solida scritta”.

Iris Peynado racconta come il ruolo di Astriaha fu affidato proprio a lei, che accettò “senza aver letto il copione: ho detto ‘sì’ subito. Per il personaggio avevano fatto provinare tutte le attrici italiane dai 19 ai 24 anni, ma il mio agente insistette per settimane perché vedessero anche me, finché la produzione accettò e… quando sono stata scelta è stata la cosa più bella della mia vita. Ero molto giovane, seppur avessi già fatto Sanremo, ma per tutte le attrici mie coetanee Non ci resta che piangere era Il film del momento”.

La visione estesa del film, certamente, dà profondità al personaggio di Peynado, che nella storia diventa tanto l’amore del personaggio di Troisi, quanto di Benigni, arrivando però quasi a “cambiare genere”, se si guardano in parallelo le due versioni del film: nella versione lunga s’evidenzia la back story di Astriaha, che ha una sfaccettatura tutta diversa, s’introducono “gli uomini di Alonso” e il padre di lei, che s’intuisce sia molto potente.

Sul set, ricorda Peynado, “sono stata esclusivamente per le mie scene. Quando ero lì, però, ero sempre in roulotte con loro due, e ricordo un aneddoto: nella vicenda del film si suppone che Massimo e io avessimo una storia così, una volta, proprio mentre eravamo in roulotte, Massimo mi faceva gesti di parlare a bassa voce o stare in silenzio, perché Roberto ci stava spiando davvero. C’era una grande armonia tra due grandi artisti: sono geniali”.

Di Troisi, Peynado pensa fosse “una persona di grande rispetto dell’altro e, da buon napoletano, quindi da una cultura che abitua a stare con tante persone, lui aveva un modo di trattare speciale. Era una persona riservata e trovava il modo migliore di dire le cose, anche sul set. Era una persona stupenda, di grande cuore, quello che l’ha tradito”. Mentre Benigni “è un grande intellettuale, di spessore, tanto quanto Massimo, solo che lui è più uno stand-up comedian”.

La visione di un’ulteriore sequenza della versione estesa del film, quella in cui lei arriva e c’è Troisi nella stalla, dunque accade l’iniziale approccio, è esilarante, anche perché lei lo può toccare ma non viceversa. Seppur per lo spettatore lo spasso sia sopraffino, Iris Peynado ricorda che “Massimo mi ha solo detto: ‘facciamo così… e così…’, spiegandomi l’azione. Era come una coreografia, e io ho eseguito”.

Certamente, il ruolo di Astriaha e la vicenda delle due versioni del film ha consacreato Iris Peynando ma sono quelle parti e quelle storie di cinema che possono anche cristallizzare un’interprete. Lei pensa che quel ruolo le abbia dato “un posto nella Storia del cinema italiano, ha permesso alla mia carriera un lancio, di essere al pari delle attrici importanti italiane. Il fermo della mia carriera è accaduto a 45 anni, perché non riflettevo più i ruoli che l’Italia pensava per una dominicana: ero stata cinque anni negli Stati Uniti a studiare nel frattempo e pretendevo altri tipi di ruoli, ma nel cinema italiano non c’era più spazio. La mia carriera nasce con State buoni se potete di Magni, dove appare un primo piano mio: poi, Non ci resta che piangere, mi ha fatto il favore di mettermi al pari delle attrici miei coetanee in quel momento”.

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