La ‘Generazione Romantica’ di Jia Zhangke

Presentato in Concorso al Festival di Cannes, l'ultimo film di Jia Zhangke è un viaggio intimo nella Cina degli ultimi vent'anni: "Anche lì le donne chiedono un cambiamento, per questo il film di Paola Cortellesi ha tanto successo"


Arriva nelle sale italiane il 17 aprile, distribuito da Tucker Film, Generazione Romantica, l’ultima fatica del regista cinese Jia Zhangke, premiato con il Leone d’Oro a Venezia nel 2006 per Still Life. Il film, in concorso a Cannes 2024, è un affresco della Cina attraverso due decenni, dal 2001 al 2022, un periodo segnato da crisi industriali, rivoluzioni economiche e l’ombra della pandemia. A Roma per accompagnare l’uscita del film nelle sale, con un evento clou il 31 marzo al Nuovo Sacher insieme a Nanni Moretti, il regista ha raccontato la genesi di un’opera che intreccia il privato e il collettivo, mettendo al centro la storia d’amore tra Bin e Qiaoqiao, sullo sfondo di una Datong, nella provincia dello Shanxi, in trasformazione.

Il film nasce da un lavoro di montaggio durato anni. “Ho iniziato a raccogliere materiali nel 2001, mentre lavoravo a un progetto chiamato L’uomo con la camera digitale“, ha spiegato Jia Zhangke. “Non avevo un’idea precisa, ma durante la pandemia ho capito che potevo unire quelle riprese a spezzoni inediti di altri miei film e nuove immagini, per creare un ritratto più attuale della società”. Il processo non è stato semplice: “I materiali erano in formati diversi – digitale, 16mm, 35mm – e abbiamo dovuto convertirli per poterli montare. È stato un lavoro complesso, ma necessario per dare vita a questa storia.”

Al centro di Generazione Romantica c’è il rapporto tra Bin (Li Zhubin) e Qiaoqiao (Zhao Tao, musa e moglie del regista), che si sfalda quando lui decide di lasciare Datong per inseguire opportunità economiche altrove. La narrazione si snoda tra il 2001, il 2006 e il 2022, raccontando con la forza delle immagini, e senza mai incedere sui temi con pedanteria, come il progresso tecnologico ed economico possa erodere i legami affettivi. Il film – in originale Caught by the Tides, “catturato dalle maree” – è anche un’indagine sui sentimenti che si apre a uno sguardo nostalgico sul tempo che passa. Jia Zhangke, però, chiarisce: “Si parla di cambiamenti come la diga delle Tre Gole, che ha costretto tante persone a lasciare le proprie case, o di chi si spostava in altre città per cercare una vita migliore. Questo vagabondare viene spesso associato alla nostalgia, ma non era il mio focus. Volevo guardare all’uomo nella società: nel 2001 c’era una vitalità, una voglia di cambiamento, che nel 2020, con il Covid, si è affievolita. La nostalgia emerge perché pensiamo al passato e a ciò che abbiamo perso, ma io cercavo altro.”

La pandemia ha avuto un ruolo cruciale: “Non potevamo viaggiare né girare, ma quei tre anni mi hanno dato il tempo di lavorare al film. Mi ha fatto pensare alla fine di un’epoca, come dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tutto era bloccato, tranne la tecnologia, che continuava a crescere. È come se fossimo entrati in qualcosa di ignoto, passando dalla vitalità del 2001 al confinamento di oggi. Ora siamo tornati a una vita normale, ma per molti è come se quei muri non fossero mai spariti. Mi chiedo: come andremo avanti?”. Un interrogativo che attraversa il film, sospeso tra passato e futuro. Il tempo prende la forma di immagini 

Un altro tema è il contrasto tra i generi. Riflettendo sui protagonisti, Jia Zhangke nota: “Essendo uomo, tendo a concentrarmi di più sul personaggio maschile. Nella società, l’uomo è giudicato in base al successo economico o al potere, mentre la donna spesso resta in penombra. Questo, però, le permette di rimanere fedele ai propri valori, di resistere alle ‘onde’ – come dice il titolo – e a fattori esterni che spingono al cambiamento.” Qiaoqiao incarna questa resilienza, e Zhao Tao aggiunge: “Non si può dire che le donne in Cina abbiano raggiunto la libertà sociale degli uomini, ma il percorso avanza. Oggi ci sono registe che raccontano le loro difficoltà, e film come C’è Ancora Domani di Paola Cortellesi hanno successo anche in Cina perché le donne sentono questo cambiamento”. Il regista sottolinea anche un dettaglio: “Spesso si parla di emancipazione nelle città, ma ho scelto una città rurale perché anche lì le donne stanno prendendo coscienza. Mi affascina il tema delle donne che lasciano casa per una vita migliore.”

Con richiami a maestri come Antonioni, Rossellini e De Sica – “presenti in tutta la mia opera” – Jia Zhangke firma un film che è al contempo intimo e universale, un dialogo aperto su una Cina in mutamento e sulle sue generazioni sospese tra ciò che è stato e ciò che sarà.

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