“La centralità del mercato theatrical” a Ciné n.13: le sale tornano a sorridere

La presidente di Cinecittà, Chiara Sbarigia, tra gli ospiti dell’incontro, insieme - tra gli altri - a Francesco Rutelli, Piera Detassis, Gian Luca Farinelli. L'intervento del sottosegretario Lucia Borgonzoni

“La centralità del mercato theatrical” a Ciné n.13: le sale tornano a sorridere

RICCIONE – “La centralità del mercato theatrical. Progetti virtuosi a sostegno della filiera” è il tema del convegno, a cura di Anica, ospitato da Ciné n.13, per “presentare diverse e belle esperienze che rendono l’idea del lavoro fatto, in corso, e che si farà. Tutto per connette le esperienze degli operatori”, dice Francesca Medolago Albani – segreteria generale Anica.

Sul palco i primi a salire sono i presidenti, in primis Francesco Rutelli per cui “il compito dell’Anica è servire la comunicazione della centralità della sala e della filiera. La nostra è una filiera che riserva sorprese incessanti. Quello che accade non era necessariamente previsto, inclusi gli insuccessi. Il pubblico desidera essere sorpreso. È giusto sperimentare, così come lo è l’investimento pubblico, e c’è uno spazio sconfinato per la condivisione dell’esperienza. Nulla può competere con la capacità del cinema in sala per ottenere un risultato trasformativo nell’esperienza delle persone. Il nostro messaggio di fondo ai differenti governi che si succedono è: date stabilità. Le capacità della filiera di dialogare con i soggetti pubblici sono fondamentali. Questo è un mondo che ha la capacità di rinnovarsi e intercettare il cambiamento”.

La parola passa a Luigi Lonigro – presidente editori e distributori Anica. “Questo è un convegno in cui la filiera theatrical vuole ringraziare chi ci è stato accanto nel momento più difficile, tra il 2020/21, il momento in cui nel mondo – a convegni internazionali, con grandi panelist – si parlava di ‘fine del cinema sul grande schermo’: la risposta è arrivata dal MiC, che ci ha dato sostegno e energia; poi, col passare del tempo, si sono avvicinati molti amici, invitati oggi a parlare, e da quel momento abbiamo consolidato un gruppo di lavoro. Con i numeri 2023 l’Italia è tornata al tavolo europeo dei primi 5 Paesi. Il nostro mercato s’è fatto trovare pronto nel momento della ripartenza”.

Mentre Benedetto Habib – presidente unione produttori Anica afferma che “gli anni di crisi ci hanno trasformati: la sala illumina il prodotto film ed è capace di portare valore sulla filiera, la nascita di PIPERFILM lo dimostra. Il pubblico è cambiato: ci si confronta con un box office strano, che si concentra su pochi titoli. Bisogna essere in grado di rispondere a prodotti capaci di creare necessità di andare a vedere film. La sfida è capire ‘come’ e ‘perché’. Bisogna creare attorno alla sala il senso dell’esperienza, per godere il piacere e l’identità editoriale del luogo. Ci sono acceleratori fortissimi che muovono il gusto del pubblico: capire questo è la grande sfida che abbiamo e riusciremo a vincere come filiera compatta, che ha superato una crisi importante”.

Per il presidente Anec, Mario Lorini: “se non ci fosse stata attenzione a sostenere in modo dinamico la sala, oggi non ci si potrebbe permette di pensare che possiamo rilanciare, ovvero aprire sale. È tutto positivo? Abbastanza. Non c’è nessun tipo di discussione: voglio vedere un cinema italiano forte, dico solo che ci siano spazi di inizio estate che si possono usare. Adesso dobbiamo far esplodere la formazione, i laboratori, continuare a matchare istituzione e esercizio; cito l’esperienza forte di Giuliana Fantoni, neo presidente FICE, che ha conquistato il pubblico stando a contatto”.

È poi la volta di Piera Detassis – presidente e direttore artistico Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello. “La prima fonte è il Cinetel, poi potete leggere tutti i libri teorici da Bazin in poi, questo dicevo anche agli studenti di giornalismo per il cinema in università: ho sempre pensato che l’informazione e l’industria andassero insieme, e il David è stata l’occasione per sperimentalo. La cerimonia e il risultato sono fondamentali ma si arriva lì se s’è fatto un lavoro di ascolto e incontro con tutta la filiera. Per me non esiste un altro modello: non penso si possa fare un David disconnesso dall’industria. Penso che ‘innovazione’ adesso sia la parola chiave e noi la facciamo continuando a cambiare il regolamento, adeguando il voto alle esigenze. Stiamo andando verso il nostro 70mo compleanno, abbiamo fatto lavoro di formazione, sempre più essenziale, e nella professionalità, come con ‘Becoming Maestre’ insieme a Netflix. Bisogna azzardare. Il compito è capire come gli esordi debbano essere valorizzati dal David, con un grande lavoro di promozione. Vorrei celebrare i 70 anni del Premio riuscendo a lavorare fortemente sui giovani talenti”.

C’è poi la testimonianza di Gian Luca Farinelli – direttore fondazione Cineteca di Bologna, in particolare sul progetto di riapertura della sala del Cinema Modernissimo. “La Cineteca gestisce una sala del 1983, la Lumière, oltre a due altre: dal 2003 i due Lumière hanno accolto il meglio del cinema italiano e internazionale. Poi succede che nel 2009 i proprietari del Modernissimo decidano di chiudere, e ci offrano il cinema: ho intravisto la struttura di una sala di fine Ottocento, che mi ha permesso di ragionare su una trasformazione. È ubicata quasi in piazza Maggiore, limitrofa a un sottopasso, così ho immaginato un unico progetto di condivisione: sala e spazio espositivo. In 14 anni ci siamo riusciti! Il cantiere è partito nel marzo 2020: abbiamo deciso di affidare il compito della nuova sala a Giancarlo Basili, per permettere allo spazio di mantenere il sapore di un viaggio nel tempo; dal 21 novembre 2023, quando abbiamo aperto, a parlare sono i numeri, con una programmazione di Storia del cinema: tutti i giorni, almeno 4 film”.

S’affianca anche l’esperienza di Tommaso Quilleri per il Cinema Moretto di Brescia: “un progetto coltivato pre-pandemia: con il mercato ripartito l’abbiamo tirato fuori dal cassetto. Ho un cinema tradizionale, di famiglia, una mono sala di 350 posti, che abbiamo trasformato nella più piccola multisala italiana: abbiamo ricavato 4 sale, un boutique cinema lo definisco. Abbiamo ricreato un luogo di integrazione tra le sale, molto confortevoli, elemento chiave; c’è integrazione con una lounge, dove passare del tempo prima/dopo il film, coltivando un’esperienza. Senza l’aiuto delle istituzioni e del MiC l’investimento non sarebbe stato possibile. In 6 mesi, abbiamo avuto 50mila ingressi, con spettacoli dalle 10 alle 22, accanto a attività correlate al cinema. Il cinema è un’esperienza e il prodotto è centrale, però un esercente proattivo deve cacciare i diversi pubblici. Quando si fa questo tipo di investimenti si può chiedere uno sforzo in più al pubblico, sul costo del biglietto, però se la qualità si vede: la gente la sceglie. Bisogna cercare di trasformare il cinema di tutti i giorni in un evento: tutto quello che circonda il film dev’essere perfetto. La qualità è la missione da ricercare”.

La presidente Chiara Sbarigia interviene rispondendo alla questione su quale sia il ruolo di Cinecittà nella filiera e ricorda che “in queste settimane stiamo festeggiando i 100 anni dalla fondazione dell’Istituto Luce, di cui Cinecittà ha la responsabilità di curare il grandissimo patrimonio materiale e immateriale, un grande tesoro di memoria, cultura, nonché di cinema del nostro Paese. Ricordo questa circostanza non solo perché è una bellissima festa, ma perché il Luce – sin dalle origini – ha nel suo DNA l’attenzione al pubblico della sala, essendo stato sin da subito inteso come uno strumento dello Stato per parlare al pubblico – attraverso il potente medium del cinema – di temi, informazioni, eventi di interesse della collettività. Negli anni della sua fondazione, e senza soluzione di continuità nel dopoguerra e fino a noi, il Luce è stato investito dallo Stato della funzione di servizio pubblico. E lo ha fatto attraverso i film documentari – di cui il Luce è storicamente la casa – e il cinema d’autore e di qualità. Questa cifra, di documentario e film di qualità, è impressa da 100 anni nel marchio del distributore Luce, è parte della nostra Storia, e del nostro agire, anche oggi, perciò mi piace riconnettermi a questa storia. Il MiC assegna a Luce Cinecittà la mission di distribuire nelle sale, quindi in prospettiva theatrical sia opere prime e seconde che documentari, anche se noi seguiamo la distribuzione su tutti i canali. È un compito di responsabilità, complesso, difficile ma stimolante. Si tratta spesso dei film che vengono definiti ‘difficili’, che non godono di budget promozionali elevati, anzi spesso con una disponibilità di piccoli budget, e che coinvolgono quindi l’impegno personale e artigianale di tutta la filiera. Il moltiplicatore di questi titoli non è nei numeri ma nelle persone, nelle idee e nell’impegno. Dalla fine degli anni Duemila, il Luce è impegnato in un’opera che ci piace definire, oltre che di distribuzione, di diffusione culturale. Un patto costantemente modellato con i cinema e col pubblico, per mostrare e far scoprire film che non si restituiscono nell’immediato come ‘di successo’, ma che creano gli avamposti di quello che sarà il cinema di qualità da vedere. Bastano pochi esempi, peraltro noti. Il Luce ha portato sugli schermi, negli ultimi 20 anni, le opere di esordio e seconde di Alice Rohrwacher, Claudio Giovannesi, Pietro Marcello, Saverio Costanzo, Michelangelo Frammartino, Emma Dante, Costanza Quatriglio, Fabio Mollo, Alessandro Rak, Leonardo Di Costanzo, e tanti altri. Molti di questi non solo si sono affermati nei festival internazionali, nella critica, ma hanno trovato una fetta riconoscibile di pubblico, che cerca i loro nuovi film nelle sale. La vita media del cinema di qualità si afferma con la ricerca di talenti, con un paziente lavoro di dialogo e comunicazione tra loro, le produzioni, i media, l’esercizio, il pubblico. Nessun regista nasce ‘Alice Rohrwacher’, ma anche Alice è stata un’esordiente di talento, meritevole di accompagnamento, tempo, cura. Il suo esempio vale per tutti gli esordienti e gli autori di film cosiddetti ‘difficili’. Un lavoro del genere non implica un immediato riscontro commerciale ma, come spesso accade con l’industria culturale, l’arricchimento si sviluppa nel tempo. Oggi alcuni degli autori scoperti dal Luce rappresentano la ricchezza del cinema italiano. Lo stesso discorso, ma più complesso e articolato, ancora, vale per il documentario. Luce Cinecittà distribuisce nell’anno qualcosa come una ventina di film documentari, di produzione e coproduzione, sui diversi canali: i festival, la sala, le tv, le piattaforme digitali. La storia del Luce, come produttore e laboratorio del cinema del reale italiano, è lunga, e di persistente successo. Possiamo semplicemente dire che quasi tutti i più talentuosi e affermati autori di documentario italiano siano passati per via Tuscolana; soprattutto lavorando con quella straordinaria possibilità che offrono i materiali dell’Archivio Luce e, non per niente, una delle vene più fertili del nostro cinema documentario sono i film di creazione con il repertorio. Anche qui faccio solo qualche nome: Pietro Marcello, Gianfranco Rosi, Agostino Ferrente, Costanza Quatriglio, Elisa Amoruso, Francesco Patierno, D’Anolfi e Parenti, Gianfranco Pannone, Adele Tulli: tutta la nuova onda del documentario italiano è stata portata nelle sale dal Luce. E qui rivendicherei una funzione non molto visibile, ma essenziale della nostra distribuzione: il Luce contribuisce vitalmente a quella esigenza importantissima per chiunque faccia l’esercente, cioè la multiprogrammazione. Grazie alla logica dell’evento, di proiezioni assistite dalla presenza di autori, registi, talent, con un adeguato sostegno comunicativo, e soprattutto la sinergia tra distributore del film ed esercente di qualità, si ottengono eventi singoli con sale piene che fanno bene alla sala, perché lo spettatore vive un’esperienza. L’eventizzazione dei prodotti, se da un lato può rischiare di stringere le maglie delle teniture, dall’altro regala exploit a film più piccoli e con poco budget, perché il pubblico vive un’esperienza di visione differente”.

Il sottosegretario Lucia Borgonzoni ha partecipato al convegno in collegamento, dicendosi dispiaciuta di non poter essere presente di persona per un impegno di voto al Senato.

Il ricco panel, inoltre, ha visto ospiti anche Federico Bagnoli Rossi – presidente e direttore generale Fapav; Simone Gialdini – presidente Cinetel, direttore generale Anec; Moira Mazzantini – presidente L.A.R.A.; Davide Novelli – ad Cinetel; Remigio Truocchio – general manager Cineventi.

 

 

 

 

 

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04 Luglio 2024

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