‘Detroit: Become Human’, il libero arbitrio secondo David Cage

In occasione della Stella della Mole consegnata al grande autore videoludico, inauguriamo la rubrica Pixel Story raccontandovi le ragioni per riscoprire la sua ultima, memorabile opera

‘Detroit: Become Human’, il libero arbitrio secondo David Cage

Oggi è un giorno storico per il mondo del videogioco, almeno in Italia: il giorno in cui la più importante istituzione museale cinematografica italiana, Il Museo Nazionale del Cinema di Torino, apre un’area permanente intitolata Video Game Zone. Per inaugurare questo spazio innovativo, il Museo del Cinema ha scelto di premiare David Cage con la Stella della Mole, riconoscendo il talento narrativo e artistico del fondatore di Quantic Dream.

Nell’anno in cui il mondo dell’audiovisivo ha scoperto le potenzialità narrativa dell’arte videoludica con adattamenti di successo come quelli di The Last of Us e Fallout (con Borderlands atteso a breve al cinema), CinecittàNews dà il via a una rubrica dedicata al mondo dei videogiochi. Pixel Story sarà un’occasione per far scoprire il mondo videoludico anche a chi lo ha sempre ignorato, magari anche snobbato, bollandolo come un intrattenimento per bambini e ragazzini.

Sia chiaro, il target di riferimento della maggior parte degli sviluppatori di videogiochi è proprio fatto da chi ancora frequenta le scuole: coloro che hanno fame di fantasia, energia da sfogare e, soprattutto, tanto tempo libero. In un mondo in cui se un’opera videoludica si può finire in meno di dieci ore si urla allo scandalo, noi ricordiamo che esistono centinaia di videogiochi brevi e intensi, capaci di emozionare come i migliori film e le più memorabili serie tv, semplici da giocare e adatti a chiunque sia predisposto a incontrare una visione autoriale.

Per questo motivo non possiamo che iniziare proprio da David Cage, scelto non a caso dal Museo del Cinema per la sua capacità di raccontare storie coinvolgenti, sfruttando il medium videoludico come pochi altri sono riusciti prima e dopo di lui.

Il sogno quantico di David Cage

L’avventura di David Cage inizia quasi trent’anni fa, nel 1997, quando fonda il suo studio di sviluppo Quantic Dream, sotto il cui marchio darà vita a tutti i suoi videogiochi, che si caratterizzano per un focus sulla narrazione con una cura particolare per lo sviluppo dei personaggi e la scrittura dei dialoghi. In tutte le opere di Cage, il gameplay è ridotto al minimo e il giocatore ha solo il compito di portare avanti la storia, prendendo decisioni che porteranno la trama verso diverse risoluzioni.

Il primo blockbuster di Cage, con oltre 2 milioni di copie vendute, arriva nel 2010: si tratta di Heavy Rain, incentrato sull’avvincente Crime Story del “killer degli origami”. Nel 2013 arriva Beyond: Due Anime, in cui il legame tra videogiochi e cinema viene dichiarato dalla presenza di attori del calibro di Elliot Page e Willem Dafoe.

“Nella mia carriera ho sempre sostenuto l’idea che i videogiochi siano una forma di espressione creativa, proprio come il cinema o la letteratura” dichiara David Cage che continua il suo processo creativo nel 2018, con Detroit: Become Human, un videogioco che merita di essere recuperate e che può essere goduto appieno da chiunque, anche da chi non ha mai preso un controller in mano.

Un viaggio alla scoperta del libero arbitrio

Utilizzando un’innovativa tecnologia di motion-capture che rende le animazioni facciali estremamente espressive, Detroit: Become Human è l’opera più matura di Cage, sotto ogni punto di vista: quello tecnico-realizzativo e quello narrativo. Il videogioco è ambientato a Detroit nel 2038, un futuro prossimo in cui gli androidi fanno parte della nostra quotidianità e iniziano ad essere così avanzati da cominciare a prendere coscienza di sé. Seguendo la storia di tre androidi – interpretati da Bryan Dechart, Jesse Williams e Valorie Curry – avremo l’occasione di partecipare alla rivoluzione degli androidi, facendola trionfare o fallire a seconda delle scelte morali che prenderemo.

Con una premessa narrativa che si ispira ai classici del genere sci-fi, da Io-Robot a Blade Runner, Detroit: Become Human riesce a toccare le corde dello spettatore-videogiocatore rendendo fattuale il concetto di libero arbitrio. Impersonando direttamente gli androidi, l’immedesimazione nei loro confronti aumenta esponenzialmente e raggiunge dei picchi inarrivabili per gli altri medium audiovisivi. In quanto videogiocatori, saremo noi stessi a portare avanti le storie dei protagonisti, compiendo scelte di stampo etico che ci porteranno a indagare su noi stessi, sul valore della nostra libertà e sul senso stesso della nostra umanità.

Disponibile su Pc e PlayStation a poche decine di euro, la prima partita a Detroit: Become Human si ultima in circa 8-10 ore, più o meno la durata di una stagione di una serie tv qualsiasi. Inoltre, la ri-giocabilità è facilitata da un albero delle scelte molto intuitivo che ci permette di ripercorrere rapidamente tutte le varie versioni della storia. Insomma, con il suo mondo sci-fi credibile e affasciante, i suoi personaggi sfaccettati e i suoi notevoli colpi di scena, l’ultima opera di David Cage può essere considerato un’ottima porta d’ingresso al mondo del videogame. Una porta che tutti prima o poi siamo chiamati ad aprire.

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02 Luglio 2024

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